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Wilander: “Alcaraz troppo incostante, non sarà mai come Sinner”

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Da anni commentatore di punta per Eurosport, Mats Wilander si è espresso su Carlos Alcaraz, alla luce delle ultime sorprendenti sconfitte del campione iberico a Indian Wells da Jack Draper e soprattutto a Miami da David Goffin. Ricordando le caratteristiche di gioco del sette volte campione Slam svedese, in particolare la sua straordinaria intelligenza tattica e la capacità di rimanere concentrato per l’intero match, non importa se la durata fosse di due o di cinque ore, possiamo immaginare su quali aspetti del tennis del murciano si focalizzi l’asso di Vaxjo.

Wilander è infatti piuttosto critico con Alcaraz ai microfoni proprio di Eurosport: “Credo” – dice l’ex numero uno del mondo – “che Alcaraz stia sperimentando oggi quello che sperimenterà per tutto l’arco della sua carriera: l’incostanza. Saprà fare prodigi e questi lo aiuteranno a vincere le partite, poi ne farà altri ma alla fine perderà”. Mats cita a proposito un tennista dei suoi tempi, la cui discontinuità nei risultati gli ricorda quanto detto su Carlitos. “Andre Agassi in questo gli somiglia molto: lui vinceva tornei importanti e Slam, poi cadeva su un primo turno facile. Questo gli accadeva soprattutto durante le stagioni europee, non importa se indoor o all’aperto. Subiva dei gravi stop, poi ritornava in America e riprendeva a vincere e a tornare sotto i riflettori come numero uno”.

La sconfitta con Jack Draper con il punteggio di 6-1 0-6 6-4 secondo il è esemplare: “Per un giocatore d’élite non si può perdere un primo set così facilmente. Può capitare di perdere il terzo set, ma in generale penso che il problema che oggi Carlos sta vivendo sia difficilmente risolvibile. Certo, non siamo davvero abituati a un ex numero uno, e magari futuro numero uno del ranking, così altalenante nel rendimento. Non credo vedremo mai questo in Jannik Sinner”.

Come ogni grande campione, Wilander conosce l’importanza della continuità nei risultati, sapendo quanto questa possa intimidire l’avversario: “Ogni volta che Alcaraz perde una partita, nello spogliatoio si accende una luce verde. Tutti pensano di non avere chance di batterlo, poi qualcuno lo sconfigge e ci sono almeno cinque giocatori che iniziano a pensare: “la prossima volta lo batto io”. Ecco il problema di Carlos, la paura di giocare con lui viene meno”.

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