Daria Kasatkina: “Lasciare la Russia scelta obbligata per me. Le mie nuove connazionali mi inondano di messaggi di benvenuto”
Daria Kasatkina, dopo la notizia di alcuni giorni fa riguardo il suo addio alla madrepatria Russia in favore del passaporto australiano confessa l’emozione del passaggio, peraltro la formalizzazione di una scelta di vita già presa tre anni prima, osservandone l’ineluttabilità. “E’ il primo giorno per me come tennista australiana; è una sensazione speciale, anche se in effetti non avevo molta scelta. Ho dovuto farlo, dopo essermi pubblicamente dichiarata omosessuale, non potevo pensare di tornare lì, dove chi vive la mia stessa condizione è discriminato”.
Kasatkina ha infatti lasciato la Russia da due anni e mezzo per stabilirsi a Dubai; dopo un’intervista in cui criticava aspramente l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito del suo Paese, un esponente politico tentò, invano, di inserirla in una lista di “agenti stranieri”, ovvero di “persone che agiscono contro gli interessi della Russia”. La stessa Kasatkina ha dichiarato in passato di prevedere conseguenze dopo le sue dichiarazioni. Curiosamente, lo scorso febbraio gli organizzatori del torneo di Abu Dhabi hanno accostato il nome dell’atleta alla bandiera spagnola, Paese nel quale in passato Daria si è spesso allenata. Dopo l’intervento dello staff della giocatrice, il management della manifestazione degli Emirati Arabi Uniti ha presentato le proprie scuse.
“L’Australia è il posto dove sento di poter vivere pienamente la mia vita” – continua Daria – “e inoltre è un paese bellissimo. Poter vivere liberamente con la mia compagna è in realtà la ragione che mi ha spinto a prendere questa decisione”. I tempi per mettere in pratica quanto deciso sono stati in realtà molto contenuti: “E’ stata Tennis Australia ad avvicinarmi circa due mesi fa tramite John Morris, il mio agente. Tutto si è svolto molto in fretta e senza i funzionari australiani questo non sarebbe stato possibile. Il loro è un Paese ospitale e di ampie vedute, l’ideale per me”.
Come sarà l’emozione di sentirsi appellare come… australiana? Strana, giura Daria, che ci ha scherzato su con Belinda Bencic a Charleston dove sono iscritte al Credit One Charleston Open. “Ne parlavo con Belinda e dicevo: lo speaker dirà: “dall’Australia… Daria Kasatkina” e io penserò: chi è questa? Ma certo, sono io. Scherzi a parte, mi dovrò abituare, ma sarà piacevolissimo, come sarà speciale quando giocherò per la prima volta nel mio nuovo Paese, il prossimo anno. Ci vuole ancora tempo, ma non vedo l’ora”.
Un altro aspetto che ha colpito Kasatkina è stata la reazione da parte delle sue colleghe australiane nel circuito: “Ho ricevuto tantissimi messaggi di benvenuto e spero di incontrare presto le mie nuove compagne di squadra. La più attiva di tutte è la mia amica Daria Gavrilova Saville, che viene come me dalla Russia; mi sta inondando di messaggi riguardo le case nella sua zona di residenza a Melbourne. È eccitatissima, mi fa quasi paura!”.
Una tennista aussie, presente anch’essa a Charleston, si è già espressa in merito: Ajla Tomlianovic, anch’essa acquisita, nel 2013, dalla Croazia: “Non ne sapevo assolutamente nulla ma ne sono entusiasta. Daria è una persona splendida e sarà fantastico averla nel team; sono sicura che le piacerà tutto della sua nuova patria: lei è combattiva e tenace, ma allo stesso tempo calma e gentile. Ha fatto la scelta giusta; io credo sia stata la migliore decisione della mia vita, sono grata al mio nuovo paese per tutto e non credo che abbia bisogno di consigli da parte mia: saprà apprezzare tutto quanto le accadrà”.
Non è detto che Daria riesca a rappresentare l’Australia in una competizione a squadre o ai Giochi Olimpici, dal momento che è necessario arrivi la cittadinanza, e questo processo non prevede tempi altrettanto stretti, soprattutto pensando all’età della giocatrice, che compirà 28 anni il prossimo 7 maggio. Inoltre, servirebbe una dispensa, magari su istanza proprio di Tennis Australia, poiché Kasatkina ha in precedenza difeso i colori di un’altra nazione. Forse quindi non vedremo Daria all’ombra della sua nuova bandiera in Billie Jean King Cup, ma il pensiero non pare davvero destabilizzarla, all’inizio della sua esperienza in un Paese rispettoso delle libertà individuali.