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WTA Miami: ultimo torneo sul cemento con Sabalenka, Pegula ed Eala protagoniste

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La testa di serie numero 1, e numero 1 del ranking, Aryna Sabalenka ha vinto il WTA 1000 di Miami. Pronostico e gerarchie rispettate, quindi, a maggior ragione se teniamo conto che Aryna ha chiuso in due set tutti i match disputati. Non solo: non è mai nemmeno stata costretta al tiebreak, al massimo un paio di 7-5. A conti fatti la giocatrice che le ha strappato più game è stata la campionessa uscente Danielle Collins: otto game nella sconfitta per 6-4, 6-4. Nel 2025, dopo il successo nell’esordio di Brisbane, Sabalenka aveva perso due finali da favorita: all’Australian Open contro Madison Keys (6-3 2-6 7-5) e a Indian Wells contro Mirra Andreeva (2-6 6-4 6-3). Anche per questo durante l’impegno di Miami aveva ribadito di non essere disposta a concedersi attenuanti e che l’unico obiettivo era la vittoria. E così è accaduto.

La mia convinzione è che in questo momento Sabalenka sia la giocatrice più forte del circuito: non lo certificano solo i numeri (è prima sia nel Ranking che nella Race), ma anche le prestazioni. Per batterla bisogna davvero giocare ad altissimi livelli, come sono state in grado di fare Keys e Andreeva, oppure sperare che Aryna vada incontro a quelle giornate di tensione che le fanno perdere l’equilibrio mentale e il bandolo del gioco. Ecco, in quei giorni-no diventa precipitosa e gli errori non forzati possono diventare eccessivi, come per esempio contro Gauff alle Finals 2024 e allo US Open 2023. Capita soprattutto a livello di finale, quando la posta in palio e più alta e la pressione cresce. A Miami, però aveva di fronte Jessica Pegula, che ha uno “storico” negli scontri diretti piuttosto negativo (7-2 per Sabalenka) e che non la batte dalle WTA Finals del 2023. Questo forse ha permesso ad Aryna di scendere in campo più distesa.

Nel match di sabato scorso a Miami ho avuto l’impressione che abbia tenuto un atteggiamento di gioco duplice: più sbrigativo e azzardato nelle fasi “normali” dei set; più accorto e meditato nei passaggi decisivi del match. Mi spiego: quando sentiva di poterselo permettere, cercava il vincente anche in situazioni nelle quali non era del tutto a posto nell’avvicinamento di palla, prendendo così parecchi rischi, con esiti alterni tra errori e vincenti. Ma quando arrivava il game nel quale “doveva” vincere, allora era più disposta a sacrificarsi, ricorrendo anche a colpi interlocutori quando non era sicura di poter spingere la palla a tutta. In questi casi l’opzione del colpo definitivo veniva esercitata solo se era in totale controllo nell’avvicinamento di palla, e in pieno equilibrio con le gambe.

Sottolineo però che questa strategia meno estrema non deriva soltanto da una scelta tattica, ma è resa possibile anche dal processo di arricchimento tecnico che Sabalenka ha compiuto nel tempo. Oggi può permettersi di utilizzare con successo risposte bloccate e slice; colpi che le consentono di articolare lo scambio attraverso un ventaglio di opzioni molto più esteso (come già sottolineato nell’articolo dedicato a Indian Wells).

D’altra parte Pegula non ha giocato male: ha anche vinto scambi di alta qualità, eppure la mia sensazione è che fosse Sabalenka a decidere quasi sempre andamento ed esito del match. Ormai Jessica ha 31 anni compiuti, è stabilmente Top 10 dall’estate 2022 e da allora raramente ha subito flessioni. È stata anche numero 3 del mondo, ma il suo albo d’oro non è proprio ricchissimo. Non ha vinto Slam o Finals; sinora ha vinto tre WTA 1000 (Guadalajara, Montreal e Toronto) e li ha ottenuti sconfiggendo in finale Sakkari, Samsonova e Ansimova (in quel momento numero 132 del ranking). Insomma, non proprio successi di portata straordinaria.

Questo significa che in futuro non potrà ottenere risultati di maggiore prestigio? Non possiamo escluderlo per due motivi: il primo è che potrebbe trovare anche in una finale Slam un’avversaria non irresistibile; il secondo è che potrebbe crescere ulteriormente, raggiungendo il livello necessario per i massimi traguardi. Nel frattempo rimane comunque un ostacolo estremamente probante per qualsiasi giocatrice del circuito, perché l’attuale Pegula non è certo una tennista che si batte da sola. E proprio per la sua costanza è forse il benchmark più affidabile oggi in WTA: vedete come si comparta una giocatrice contro di lei e avrete una base attendibile per giudicarne il rendimento.

a pagina 2: Alexandra Eala

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