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Tutto quello che dovete sapere sul passato, il presente e il futuro delle palle da tennis

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L’attento scrutinio storico-evolutivo delle palline da tennis permette di distinguere convenzionalmente tre fasi:

  • Una fase iniziale agli albori del gioco del tennis con i primi sviluppi regolamentari
  • Un secondo passaggio che corrisponde più o meno all’avvento dell’Era Open, con regolamentazioni più aderenti ad esigenze televisive, dettate anche dall’ incremento di popolarità del tennis
  • Dal 2015 possiamo dire che l’industria abbia intrapreso la strada ecologica della riconversione del processo di produzione di un oggetto, che dovrà essere sostenibile a livello ambientale

Evoluzione temporale delle palle tennis. Fonti: Tennisplayer.net, Merchantoftennis.com, Stevegtennis.com, Udl.co.uk, Newyorktimes.com, Abnamro.nl

Il video, di cui sopra, girato negli anni Venti, ritrae Renè Lacoste che si accinge a provare la prima macchina sparapalle. Possiamo osservare come le palle vengano estratte da una scatola di cartone e non quindi da un tubo di metallo cilindrico pressurizzato, innovazione del confezionamento che arriverà nel 1926 ad opera dell’azienda statunitense Penn. Un anno prima, nel 1925, si codificò la regola che decretò che le palline da tennis dovevano rimbalzare da 53 a 58 pollici (135-147 cm), cadendo da un’altezza di 100 pollici. I range di rimbalzo non sono cambiati, salvo le eccezioni delle palle d’altitudine e delle palle speciali usate dai bambini per l’apprendimento progressivo dei colpi.

Agli albori del tennis le palline di gomma non erano pressurizzate, e quindi non esisteva il problema della perdita di pressione, essendo il rimbalzo e la compressione prodotti dalla mescola di gomma. Quest’ultima, però, spesso non era delle migliori, facendole risultare troppo dure o troppo morbide, o con un rimbalzo piuttosto basso in assenza di pressione interna – ergo la decisione di pressurizzarle. Ma come potevano le palle mantenere intatto il loro rimbalzo quando erano semplicemente confezionate in una scatola di cartone? La soluzione, prima dell’avvento del tubo, stava nel sovra-pressurizzare le palline, il che significava che queste all’inizio della stagione sarebbero state probabilmente più rimbalzanti che alla fine.

Per quanto riguarda l’utilizzo del feltro, invece, si tratta di un materiale personalizzato per il tennis con più fili di fibra larghi rispetto a quelli usati nell’abbigliamento e consente di:

  • Ridurre la velocità della palla sia dopo l’impatto con la racchetta che in aria
  • Migliorare il controllo della palla impedendo a quest’ultima di rimbalzare via impropriamente dopo l’impatto della racchetta
  • Ridurre il rimbalzo della palla a un’altezza confortevole, indipendentemente dalle diverse superfici di gioco.

Il feltro costituisce a tutt’oggi il materiale più costoso del processo di produzione.

TIPI DI PALLINE

Oggi esistono differenti tipologie di palline da tennis, classificabili nel seguente modo:

  • Tipo 1 – veloce o conosciute come regular duty (pressurizzate o senza pressione),
  • Tipo 2 – medio, generalmente suddivise fra Extra Duty per il maschile e Regular Duty per il femminile.
  • Tipo 3 – lento
  • Palle da usare in altura.

A queste tipologie sono state aggiunte palle per facilitare l’apprendimento progressivo dei bambini. generalmente tra i 7 e i 12 anni, che costituiscono la più grande innovazione nel design delle palline da tennis degli ultimi anni. La tabella sotto riassume gli standard ITF ai quali devono aderire i produttori al fine di ottenere l’omologazione.

Uno studio del 2013 pubblicato dal “Journal of Sports Science and Medicine” ha dimostrato empiricamente come il rendimento del dritto eseguito da un piccolo gruppo di ragazzini, composto da otto soggetti di età media di 8,1 anni (±0,74) sia migliore in un campo ristretto e con palle speciali a bassa compressione. I rendimenti del dritto eseguito da fondocampo sono stati valorizzati per mezzo dei tre seguenti indicatori: l’indice di velocità e precisione (VP), l’indice di successo di velocità e precisione (VPS) e la percentuale di successo di esecuzione del colpo, indicatore quest’ultimo derivato dai due parametri precedenti. I partecipanti hanno eseguito tre diversi schemi di palleggio di dritto in due giorni consecutivi, usando dapprima le palle a bassa compressione sul campo da 18,3 metri, mentre il giorno successivo le palle standard di tipo 2 sul campo da 23,8 metri.

Con l’utilizzo delle palle a bassa compressione, i partecipanti hanno registrato valori di punteggi di VPS complessivamente più elevati (p <0,001) per ogni colpo senza errore, nonché punteggi VP più elevati (p = 0,01).

Resoconto dello studio

I risultati dello studio suggeriscono che le palline a bassa compressione. congiuntamente alle dimensioni ridotte del campo, rendono l’esecuzione dei colpi più agevole e migliorano la capacità dei bambini di colpire con più velocità e maggiore percentuale di successo. Il miglioramento delle prestazioni osservato con palle a bassa compressione potrebbe dunque risultare un fattore decisivo ai fini dello sviluppo dei fondamentali del tennis in giovane età.

Foto concessa gentilmente da Merchantoftennis.com

OGNI TORNEO HA LA SUA PALLINA UFFICIALE

Adattarsi a diverse palline in diversi tornei è solo uno dei tanti aggiustamenti che i giocatori di tennis professionisti devono fare nel corso della loro lunga stagione. Alcuni di essi cambiano la tensione delle corde in base alle palline utilizzate di torneo in torneo, tenendo in considerazione anche altri fattori che condizionano il rimbalzo della palla che sono puramente metereologici. È infatti risaputo che il calore renda la gomma più elastica, con le palle che tendono ad avere rimbalzi più accentuati, mentre l’umidità rende le palline più pesanti. Per questo motivo, abbiamo visto Nadal maggiormente devastante al Roland Garros in giornate molto soleggiate.

Ma vediamo quale è la distribuzione delle marche, considerando gli Slam, i Masters 1000, le ATP Finals e altri tornei.

Fonti: essentiallysports.com, tennisfansite.com, ubitennnis.com

I tornei su terra che usano palle Dunlop sono Montecarlo, Roma, Barcellona e Madrid, ai quali si aggiungono anche gli ATP 250 di Estoril, Monaco, e Budapest, torneo ricollocato a Belgrado nel 2021. Dunlop, oltre ai tornei sopracitati, può fregiarsi pure del titolo di fornitore ufficiale ATP, dettaglio importantissimo per la vendita del merchandising. Ad oggi Dunlop è la marca di palle più comune nel circuito tennistico.

Ma per un torneo la fornitura delle palle rappresenta un costo o un introito da sponsorizzazioni? Nonostante le cifre degli accordi di fornitura non siano trasparenti, si ritiene che la risposta dipenda dal peso specifico del torneo tennistico in questione. Nel dicembre del 2016, Le Figaro riferiva che il torneo di Wimbledon ha intrapreso l’ingegnosa strada di privilegiare i suoi fornitori, tra cui il produttore di palle Slazenger, promuovendoli al ruolo di sponsor ufficiali, mantenendo così la completa indipendenza nell’organizzazione del suo torneo. Ciò consente agli organizzatori di non avere vincoli imposti da marchi diversi da quelli di fornitura, e allo stesso tempo di fruire delle attrezzature necessarie riducendo al minimo i costi, anche per mezzo di remunerazioni derivanti da accordi di partnership. In cambio di una somma negoziata tra le due parti, infatti, i marchi dei fornitori ufficiali possono apporre il logo di Wimbledon sui loro prodotti. Ma non tutti i tornei di tennis hanno l’importanza e il potere contrattuale del celebre torneo britannico, e con ciò si ritiene che, meno importante sia lo status del torneo in questione, più l’accordo di fornitura rappresenti un costo.

Lunghe collaborazioni di fornitura implicano che le innovazioni tecnologiche vengano elaborate dai dipartimenti di R&S delle aziende sponsorizzatrici, come ad esempio nel caso di Slazenger e di Wilson. Così, mentre Slazenger ha brevettato una palla con una fibra fosforescente che si illumina al buio e con un sistema idrorepellente, Wilson testa diverse pressioni specifiche solo per le palline utilizzate allo US Open, ha riferito Bill Dillon, Wilson senior manager, al New York Times nel 2016, per ridurre al minimo le potenziali variazioni.

Dalla tabella di inizio sezione (quella inerente agli standard ITF), si è apprezzato come le specifiche ufficiali siano molto strette, ma esistono comunque dei margini, tanto al momento di inaugurare le nuove palle, quanto alla fine della ipotetica durata dei canonici sette giochi (le palline si cambiano, in ogni partita, dopo i primi sette giochi e poi ogni nove). Pertanto, ciò fa sì che i produttori possano giocare con queste tolleranze, irrigidendo le specifiche ufficiali o spingendosi ai limiti delle stesse. Jeff Ratkovich, senior business manager di Head-Penn, ha dichiarato nello stesso articolo del New York Times che gli atleti professionisti sono in grado di “rilevare anche la più piccola variazione”, quindi Head-Penn usa specifiche molto più strette di quelle imposte dalle regole ufficiali ITF.

Sta di fatto che, a ogni cambio di forniture ufficiali nei tornei più importanti, fioccano le critiche dei giocatori nei confronti delle palle. Così Nadal dichiarò nell’edizione di Wimbledon 2019 che le palle avevano rallentato il gioco a Wimbledon, Federer nell’edizione dell’Australian Open del 2019 manifestò di avere problemi con le nuove palle Dunlop, mentre nel 2011 al Roland Garros Djokovic, Federer e Murray si lamentarono delle nuove palle Babolat, che guarda caso debuttavano in quell’edizione del Roland Garros. Nell’edizione autunnale del 2020 a Parigi hanno debuttato le Wilson, e come da tradizione non sono mancate le critiche.

VERSO LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Quanti di noi hanno visto la palla da tennis utilizzata come pomello del gancio traino della vettura oppure hanno lanciato la pallina consumata al proprio cane, per farlo giocare? Questi riutilizzi sono forse i due impieghi più comuni per rivitalizzare l’oggetto, che nel frattempo ha perduto la sua funzionalità originale. Tuttavia, gli usi alternativi complessivi oscillano tra una percentuale compresa tra il 3 il 7 per cento del totale delle palline da tennis, prima che queste vengano incenerite e portate in una discarica. Annualmente si stima che vengano prodotte una quantità tra i 300 e i 325 milioni di palle da tennis.

Già nell’agosto del 2012, Ubitennis aveva parlato di un iniziativa imprenditoriale volta a riportare in vita le vecchie palle da tennis, riportandole alla pressione adeguata mediante una speciale macchina, ad opera dell’azienda Rebounce. Nel 2015, questa impresa si è coalizzata con Advanced Polymer Technology e Ace Surfaces dando vita al consorzio Tennisballrecycling, che ha la finalità di riciclare le vecchie palline per produrre superfici per pavimentare campi da tennis. Ma come funziona il sistema? Dopo un primo uso delle palle, queste vengono riportate alla pressione adeguata, prolungando così la loro vita utile. Poi quando il feltro si è completamente logorato, si procede al tagliuzzamento delle palle, al fine di recuperare la gomma. Infine l’azienda Laykold, appartenente al gruppo APT (Advanced Polymer Technology) provvederà alla pavimentazione delle superfici di campi da tennis, riciclando fino a 10000 palle per la superficie di un solo campo.

Nella primavera del 2020 è nata Renewaball, start-up Olandese che produce una palla a partire da altre riciclate. Fino a quel momento non si potevano separare le purissime partizioni di gomma e feltro e questo costituiva il problema principale per il riciclaggio. La nuova start-up, ha trovato un modo per farlo e apre così la porta alla produzione di una palla da tennis che ne utilizza altre usate come base, anche se parzialmente, ma con la promessa che la percentuale aumenterà in modo significativo negli anni a venire, man mano che verranno raccolte più palline. Tuttavia la stessa azienda avverte che una palla composta di gomma riciclata al 100% non sarà mai fattibile per la produzione, dato che il prodotto finale – una palla di tipo 2, valida per tutte le superfici di gioco e venduta in contenitori pressurizzati di plastica riciclata – avrà sempre bisogno di una parte minima di “gomma vergine”.

Tennisballrecycling Vs Renewaball. Foto concesse gentilmente da Tennisballrecycling e Renewaball

Ad oggi, la produzione delle palline da tennis avviene quasi esclusivamente nel sud-est asiatico, lontano dai luoghi di gioco. È stato calcolato che una palla da tennis può percorrere fino a 80.000 km prima di uscire dalla confezione e finire nelle vostre mani. Questi chilometri hanno un prezzo per il nostro ambiente, che include molte emissioni di diesel marino, cherosene ed emissioni di CO2. Infatti la maggior parte della produzione avviene nel sud-est asiatico come evidenzia il grafico qui in basso, con la Thailandia primo produttore mondiale di gomma naturale a fare da padrone, seguita da Cina e Filippine.

L’usura di una pallina da tennis produce migliaia di microparticelle di plastica che lo strato di feltro di poliestere/nylon rilascia nell’aria dopo l’esecuzione di ogni colpo. Quelle micro-particelle probabilmente finiranno sul fondo dell’oceano o saranno parte della “zuppa” di plastica galleggiante, in crescente aumento nei mari. Il grafico in basso evidenzia la comparazione della quantità di emissioni di CO2 tra il processo produttivo tradizionale e quello implementato da Renewaball.

Complessivamente per ogni pallina prodotta con il processo produttivo di Renewaball si avrebbe una riduzione dell’impatto di 0,1764 kg Co2-eq per pallina e questo equivale, considerando che nei paesi Bassi si usano annualmente 5,5 milioni di palline a:

5,5 mil x 0,1764 kg Co2-eq = 970.200 Riduzione di KgCo2-eq per anno.

Altri dettagli e precisazioni sul processo produttivo di Renewaball sono reperibili al seguente link.

Considerazioni finali

Nonostante un know-how produttivo relativamente stabile nel tempo, non crediamo che il mercato delle palle da tennis stia andando verso un monopolio. L’acquisizione più importante ad oggi è stata fatta da Head, allorquando nel 1999 comprò la storica azienda Penn. Riconversione dei processi produttivi e domanda di nuove palle utili per la formazione giovanile dovrebbero garantire altri fattori di differenziazione, che si aggiungono a quelli che si sono cristallizzati nel tempo, per effetto di sponsorizzazioni di tornei specifici.

Chiarito lo scenario nel quale ci si muove, proviamo a ipotizzare che una delle questioni sul tavolo del T7, la nuova entità di governance del tennis di cui ha parlato recentemente Andrea Gaudenzi, sia la decisione del fornitore unico per le palle da tennis, seguendo il modello di fornitura per le gomme degli sport motoristici (F1 e MotoGp), anche se con motivazioni diverse. Da una parte c’è l’indubbio vantaggio di avere un unico standard di palle per tutti i giocatori durante la stagione. Dall’altro quello di concentrare in un interlocutore unico, rappresentante delle varie organizzazioni tennistiche, il potere contrattuale; a parere di chi scrive, tanto i tornei più importanti quanto i produttori di palle, hanno troppi interessi da mantenere.

Per sbarazzarsi dei contratti di sponsorizzazione, i tornei dovrebbero ricevere dal T7 introiti equivalenti o maggiori oppure ridurre i costi di fornitura, mentre i produttori avranno sviluppato nel frattempo know-how specifici per superfici di gioco. La torta della fornitura potrebbe essere ripartita, salomonicamente su base biennale, tra i principali produttori, ma questa manovra creerebbe un oligopolio con barriere all’entrata piuttosto forti per nuovi produttori.

Altra soluzione potrebbe essere quella di imporre palle di una stessa marca per superfici di gioco. Restando le cose così come sono, invece, è molto più probabile che le squadre dei giocatori si rivolgano ad esperti al fine di definire algoritmi capaci di ottimizzare la tensione delle corde, in funzione delle superfici di gioco, della tipologia e della marca di palla, delle sensazioni del giocatore e non ultimo degli agenti atmosferici, semplificando così il lavoro degli incordatori.

Per quanto concerne le soluzioni “green”, lo scrivente è dell’opinione che la strada intrapresa dai produttori, volta a prolungare la vita utile della palla senza l’ausilio di contenitori di plastica, produca solo l’effetto di ridurre le vendite, ma nei fatti non risolva il problema dello smaltimento dell’oggetto palla. La soluzione Statunitense di Tennisballrecycling presenta il limite di essere legata alla domanda di nuovi campi da tennis da pavimentare, anche se resta comunque legata al mondo sportivo, con il dubbio di non conoscere il destino della pavimentazione dismessa. Infine la soluzione Olandese, sposa pienamente logiche e principi dell’economia circolare con un ciclo di produzione potenzialmente infinito. Di questo, anche Giotto sarebbe tanto oggettivamente quanto ecologicamente fiero.

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