Vela, la triestina Clapcich nell’America’s Cup delle donne
TRIESTE Titoli italiano, europeo e mondiale? Vinti. Olimpiadi? Due partecipazioni (Londra e Rio, con un quinto posto nel 2016). Giro del mondo a vela a tappe in equipaggio? Vinto (2023, con 11th Hour, dopo una prima partecipazione ià nel 2017/18). Premio come migliore velista italiana? Vinto (in coppia con Giulia Conti nel 2016). Titolo di Team of the year del World Sailing? Vinto (con 11th Hour, quest'anno).
Insomma, cosa manca nello straordinario curriculum sportivo di Francesca Clapcich, la velista triestina di 35 anni cresciuta nella Pietas Julia di Sistiana? Praticamente nulla. Anzi, no, perché nell'autunno 2024 debutta l'America's Cup Women.
E Francesca ci sarà. Lei, che ormai, dopo qualche anno di residenza tra le montagne di Park City nello Utah con la moglie Sally Barkow e la loro figlioletta Harriet, può essere schierata come statunitense anche se ha ancora e soltanto il passaporto italiano, farà parte del team American Magic dello Yc New York, del quale è socia da un paio di anni e che già era il club di 11th Hour.
«Essere stata chiamata anche per questa occasione è quindi una doppia soddisfazione rappresentando anche un'importante conferma», commenta Clapcich. E aggiunge: «L'organizzazione della manifestazione femminile segna l'ingresso delle donne nel mondo dell'America's Cup e per questo è molto importante e sono orgogliosa di esserci. Certo, non è ancora l'apertura della “vera” America's alle donne ma è comunque un primo passo in un evento davvero importante. Una grande opportunità. Poi, magari dall'edizione successiva potrebbe esserci un'ulteriore apertura...»
In realtà però il mondo di questo che è l'evento sportivo più antico - essendo datato 1851 - sembra essere ancora molto, ma molto maschile: la maggioranza dei team (tra questi anche l'italiano Luna Rossa) non ha ancora comunicato i nomi del proprio equipaggio femminile, mentre è delle scorse settimane la clamorosa protesta della velista svizzera Elodie Jane Mettraux che ha detto no all'ingaggio con Alinghi lamentando un compenso troppo basso rispetto a quelli riservati ai velisti maschi e anche a quelli abituali per una velista professionista (un decimo appena). «Il mio obiettivo – aveva spiegato Elodie Jane Mettraux, già in equipaggio con Francesca alla penultima Ocean – è far riflettere tutti i team e gli organizzatori sul fatto che devono trattare le donne allo stesso modo degli uomini». «Elodie ha un curriculum stratosferico – commenta Francesca – quindi si è sentita non trattata adeguatamente».
Intanto, aspettando la caduta di tutte le barriere ancora esistenti, i team women regateranno con gli AC40, barche con i foil da 11 metri: l'America's Cup maschile si disputa con gli AC75, barche da 20 metri (ma con i 40 si sono disputate le regate preliminari di Vilanova e Jeddah). «A bordo siamo in quattro (due timonieri e due trimmer, nda) – spiega Francesca -, ma i ruoli nel team, composto complessivamente da sei veliste, non sono ancora stati decisi: per il momento posso dire che per quel che si è visto sono barche altamente automatizzate in cui il “volo” è molto, molto controllato. Certo, le condizioni meteo che troveremo a Barcellona, sede delle regate, sono complesse con le insidiose brezze del pomeriggio. Non sarà facile... Noi inizieremo a lavorarci da gennaio con le prime riunioni tecniche e i test al simulatore in attesa di avere poi la barca in primavera».
E così anche l'America's Cup sta per entrare nel curriculum di Francesca. Poi, poi in realtà manca ancora una grande avventura per poter dire di aver fatto tutto, ma proprio tutto nel mondo della vela... «Già, il giro del mondo in solitaria! Vedremo...» Sì, perché la velista triestina ha nel mirino anche questo obiettivo. Come ama dire lei, «Se puoi sognarlo, puoi farlo”. Lei lo sta sognando. E lo farà.

