Il messaggio di Clapcich: «Nel mondo della vela c’è spazio per le donne»
Ha partecipato a Olimpiadi, Mondiali e giri del mondo a vela. L’ultimo, terminato lo scorso agosto, l’ha vinto a bordo dell’imbarcazione statunitense 11th Hour Racing Team, diventando la prima donna italiana a raggiungere questo ambizioso traguardo. Francesca Clapcich, triestina, 35 anni, da cinque residente a Park City, nello Utah, lo scorso anno era tornata alla Barcolana – per lei una ventina i gettoni collezionati alla Coppa d’Autunno – governando una barca di sole donne con a bordo la piccola figlia Harriet Emilia e la moglie Sally Barkow. Nell’edizione del 2023, la numero 55, Francesca sarà nuovamente nella sua città natale non solo come velista ma anche con il ruolo ufficiale di ambasciatrice delle donne in vela.
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Clapcich, Barcolana l’ha scelta come ambasciatrice di Women in Sailing by Generali. Se lo aspettava?
«Questa chiamata mi ha fatto davvero molto piacere e non vedo l’ora di essere a bordo di Woodpecker, lo Swan 90 di Alberto Rossi. La Barcolana è un veicolo importantissimo per trasmettere determinati messaggi e valori. Le donne, piano piano, si stanno prendendo i loro spazi nel mondo della vela».
Otto petali di fiori, simbolo della femminilità e della bellezza naturale, che diventano vele in occasione della Barcolana. Le piace il manifesto ideato da Judy Chicago?
«Sì, è esteticamente bello. Ricordo come in passato i manifesti fossero legati più all’aspetto del mare e della vela, valorizzando le peculiarità di Trieste. Negli ultimi anni la Barcolana è cresciuta esponenzialmente e con essa i messaggi che è in grado di trasmettere, messaggi che vanno ben oltre la nostra splendida città».
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Quest’anno le donne in gara all’Ocean Race erano il 30% totale degli iscritti. Il prossimo obiettivo è raggiungere quota 50%?
«Sì, assolutamente sì. E secondo me è un obbiettivo che si potrà raggiungere anche nella prossima edizione. C’è già stato un team in gara che ha suddiviso l’equipaggio al 50% tra uomini e donne. Si deve continuare ad andare in questa direzione».
Wendy Schmidt è stata la prima donna a vincere la Barcolana. Clapcich potrebbe essere la prima italiana?
«Prima o poi mi piacerebbe vincerla. .. Se ci dovessero essere i presupposti per far parte dell’equipaggio di una barca competitiva per la vittoria finale non direi certo di no».
Chi è più brava in barca: lei oppure sua moglie Sally?
«Io dico che lei è più brava di me. Ma Sally sostiene che sia io quella più abile in famiglia. In realtà lei è davvero un’atleta di grandissimo valore, molto forte, che ha affrontato tante gare di altissimo livello».
C’è una figura sportiva femminile a cui si ispira?
«Ci sono tante donne, soprattutto in altri sport, che hanno condotto delle battaglie importanti. Penso ad esempio alla tennista Billie Jean King, pioniera nella cosiddetta “battaglia dei sessi” per la parità dei diritti nello sport tra uomini e donne. Purtroppo nella vela manca un esempio lampante di un’atleta che abbia aperto realmente gli orizzonti a questa disciplina sportiva».
La sua vittoria all’Ocean Race ha però smosso le acque, no?
«Ci sono dei margini di miglioramento, ma siamo ancora distanti. Ottenere un risultato di prestigio nella vela ti permette di vivere un momento di gloria per una, al massimo due settimane. Poi cala il silenzio. In tanti altri sport l’eco è decisamente più lunga».
Nei momenti di difficoltà in mare, come nella vita, dove trova la forza per superare gli ostacoli?
«Trovo la forza in me stessa grazie all’esperienza e alle capacità accumulate nel tempo. Ma è fondamentale anche il ruolo della mia famiglia, soprattutto quello di mia bimba Harriet Emilia: per risolvere i problemi mi basta stare con lei. La sua energia mi aiuta nei momenti difficili».
Sua figlia ha un futuro da velista già scritto?
«No, sarà lei stessa a scegliere. L’importante è che faccia sport, ma da parte nostra non ci sarà alcuna pressione. Tutti gli sport hanno valori importanti. Sicuramente credo che avrà voglia di fare sport perché a 15 mesi è già bella vivace e non sta mai ferma. Alla fine c’è solo una cosa a cui staremo sempre attente: che sia felice». —

