Una vita in mare sfidando la malattia: la vela piange “Dani” Degrassi
TRIESTE Si raccontano molte cose sulla vita di Daniele Degrassi, “Dani” per tutti. La sua esistenza da “viveur”– così dicono – il carattere guascone, oltre che i suoi successi da velista. Ma ciò che resta è la sua più grande sfida – evidentemente vinta – dell’essere riuscito a coniugare una vita spesa in barca, dunque in mare, con una malattia neurodegenerativa. Dani aveva il Parkinson. Il bon ton giornalistico – questione di deontologia professionale e, soprattutto, di rispetto – vorrebbe che non si scriva delle vicende sanitarie di una persona, tanto più ora che non c’è più.
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Il ricordo
Ma in questo caso è rendere omaggio: «Dani ha vissuto a lungo con una grave patologia, scoperta ormai tanti anni fa, ma nonostante ciò ha continuano a dare se stesso per la vela e il mare, con entusiasmo e passione», ricordano, quasi in coro, gli amici che frequentano circoli e regate.
Il curriculum
Degrassi è morto all’età di 73 anni. Il suo curriculum, citato nella biografia che gli dedica il libro “Azzurri di Trieste”, è lungo. Dani è cresciuto nella Società Triestina della Vela e successivamente si è iscritto pure all’Adriaco. Ecco le prime partecipazioni, tra il ’73 e il ’77, all’Admiral’s Cup e al mondiale One Ton in Sardegna. Nel ’76 è campione italiano con Balanzone e quarto al mondiale con Half Ton, mentre l’anno dopo è di nuovo primo con Balanzone ad Alassio e Marsiglia e primo con Enteara nel campionato del Mediterraneo a Palma de Mallorca, come annota la biografia su “Azzurri di Trieste”.
Gli anni Ottanta sono un susseguirsi di titoli nazionali e internazionali, tra i quali quelli inanellati a Capri, poi in Brasile e nella regata americana d’altura St.Petersburg-Fort Lauderdale in Florida; e, ancora, il primato italiano classe A e, nell’89, il tricolore Ims a Punta Ala.
Gli anni Novanta
Negli anni Novanta Degrassi si dedica alla grande vela d’altura diventando uno dei primi capohornisti triestini: partecipa con lo yacht alla regata intorno al mondo, doppiando Capo Horn. Dai primi 2000, con l’insorgere della malattia, si focalizza sulle barche d’epoca raggiungendo diversi traguardi internazionali.
Ma oltre che il medagliere sono le parole dei tanti appassionati del mondo della vela a tratteggiare la figura di Dani. «Ci conoscevamo da cinquant’anni – ripercorre Guglielmo Danelon, amico di una vita – abbiamo fatto parecchie regate assieme. Dani era una forza della natura nonostante il Parkinson, che l’ha preso abbastanza giovane. Non si è mai fatto influenzare dalla malattia. Ha continuato a vivere normalmente e a seguire la sua passione».
Pensieri affettuosi
Anche il velista Mauro Pelaschier conserva un pensiero affettuoso di Degrassi: «Un amico carissimo, gran parte del percorso lo abbiamo fatto assieme, fin da ragazzini. È stato lui a tirarmi dentro nella vela d’altura».
I circoli nautici erano casa sua. «Io me lo ricordo fin dagli anni Settanta, lui era proprio un riferimento a Trieste – spiega Nicolò de Manzini, presidente dell’Adriaco – poi è stato male, ma non si è mai lamentato di nulla. Anzi, ci scherzava su. Dani lascia un vuoto enorme nel nostro mondo, era un marinaio che solo Trieste sa produrre». Così Marina Simoni, presidente della Triestina della Vela: «Grande dolore e grande riconoscenza per ciò che ha rappresentato per la storia della vela. Dani ora sta planando libero nel vento».
Messaggio di cordoglio anche dal presidente della Società Velica di Barcola e Grignano Mitja Gialuz. «Mi piace ricordare Dani così: in barca con gli amici, sempre al timone. Per tanti anni ci ha insegnato a vivere con il sorriso e la passione per il mare, anche quando la bolina era davvero dura».

