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Sei Nazioni rugby 2026: l’Italia affronta l’Inghilterra. E se fosse la volta buona?

C’è una fotografia sbiadita nella memoria del rugby italiano: Huddersfield, 1998. L’ovale che sfugge al giudizio dell’arbitro francese, la finta di Alessandro Troncon, la meta che tutto lo stadio vede tranne lui, l’arbitro. Finì 23-15 per l’Inghilterra, ma per un istante l’Italia aveva già assaporato l’impresa. Poi Roma, 2012, sotto una neve che sembrava voler proteggere gli azzurri, avanti 15-6 prima della rimonta inglese (15-19). E ancora l’Olimpico nel 2024, quel 24-27 che lasciò nell’aria la sensazione di un’occasione sfuggita di un soffio. Nella storia ovale l’Italia non ha mai battuto l’Inghilterra. Ma ogni tanto l’ha sfiorata così da vicino da sentirne il respiro.

L’Inghilterra che sbarca a Roma per il quarto turno dell’edizione 2026 non è la corazzata annunciata in autunno. Dopo aver liquidato un Galles in disarmo, è inciampata contro Scozia e Irlanda, smarrendo certezze e gerarchie. Doveva contendere il titolo alla Francia, ora si ritrova a guardare la classifica con inquietudine, sorprendentemente fianco a fianco con l’Italia nella zona bassa. Si parla di rivoluzione, di cambi nella linea arretrata, di un XV ridisegnato per ritrovare orgoglio e direzione. Ma le rivoluzioni, si sa, hanno bisogno di tempo. E Roma non è mai stata indulgente con chi arriva ferito.

Dall’altra parte c’è un’Italia che non somiglia più a quella che chiedeva soltanto rispetto. Nacho Brex e Tommaso Menoncello formano una delle coppie di centri più complete e luminose del rugby mondiale: geometria e istinto, acciaio e velluto. La mischia è un’arma autentica, capace di inclinare il campo e le partite. Il pacchetto è colmo di giocatori che hanno attraversato tempeste e ne sono usciti temprati: Michele Lamaro, Danilo Fischetti, Simone Ferrari, Niccolò Cannone. Sanno restare fedeli al proprio piano anche quando il tabellone si fa ostile. C’è una leadership diffusa, concreta, che non si specchia ma lavora.

Sergio Parisse lo dice senza alzare la voce, ma con la gravità di chi conosce il peso delle parole, in un’intervista a Planetrugby. “Voglio essere preciso: non è semplice ottimismo. Guardando reparto per reparto, questa Italia è migliore dell’Inghilterra. La mischia è loro, il breakdown è loro. La coppia di centri è senza dubbio tra le migliori al mondo. E la leadership di questo gruppo è reale, testata, non vacilla”. Poi una pausa, quasi a misurare la storia. “Sarebbe una delle più grandi imprese mai compiute dall’Italia, perché l’Inghilterra non l’abbiamo mai battuta. Il peso di questo dato è enorme. Ma questa squadra ha qualità, convinzione e forza in ogni reparto per chiudere quella storia sabato. È tempo che mostrino esattamente ciò che sono”. E se fosse davvero la volta buona?

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