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Addio a Rico Vaccari, una vita intensa tra Carnevale di Ivrea e karate

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Ivrea. Si svolgono, lunedì 7, alle 10, nella chiesa parrocchiale di San Maurizio, in via Arduino, i funerali di Enrico Ugo Vaccari, Rico per gli amici, venuto a mancare lo scorso venerdì 4, a causa di un tumore molto aggressivo, all’ospedale civile di Ponderano, in provincia di Biella, dove era ricoverato da qualche tempo.

Ottantacinque anni, nato e cresciuto in via Arduino, nel cuore più eporediese della città, e da anni residente a Banchette d’Ivrea, dove viveva con la moglie Luisa Beruchel, Rico lascia di sé il ricordo di una persona stimata e apprezzata da quanti lo hanno conosciuto e amato e che oggi si stringono con affetto alla sua famiglia, in questo momento di dolore profondo.

«Un uomo leale, schietto, di parola. – ricorda, commossa, la figlia, Simona – . Lo conoscevano tutti e tutti hanno un aneddoto da raccontare di lui e della sua vita intensa, come abbiamo avuto modo di constatare in questi giorni, sentendo al telefono o incontrando tanta gente che ci ha manifestato il proprio cordoglio, condividendo anche cari ricordi personali di mio padre».

Tanti ricordi, aneddoti, storie, momenti di vita quotidiana tra amici e passioni, a partire dagli amici del Carnevale, in particolare gli aranceri dell’asso di Picche che hanno affidato a un manifesto funebre di partecipazione la loro vicinanza alla famiglia e le loro condoglianze per la scomparsa di uno dei capi storici della squadra. Nei Picche Rico Vaccari era entrato giovanissimo, a quindici anni, nel 1953, grazie al compianto Nico Autino e al fatto di essere allievo di boxe di Cicci Musumeci, altra figura di spicco della squadra, di cui prese il posto quale responsabile all’inizio degli anni Sessanta.

A Vaccari tra l’altro, si deve un’importante cambio d’immagine circa la divisa dei tiratori: l’adozione di un bellissimo tessuto Arlecchino per i pantaloni, in sostituzione del precedente scozzese. Fu una scelta stilistica durata qualche anno e volta a rendere più omogenea l’immagine della squadra, anche se, successivamente, si optò per i pantaloni in tela, più resistenti, con il caratteristico accostamento rosso e blu su ciascuna gamba, in voga ancora oggi. Nel 1969, Vaccari lasciò l’Asso di Picche e decise di salire sui carri da getto, per vivere le emozioni della battaglia delle arance e del Carnevale da un’altra angolazione.

Altra grande passione per Rico Vaccari, oltre al Carnevale, fu quella per il karate che lo vide socio fondatore, nel 1977, della Federazione Skk-I di cui fu anche presidente dal 1988 al 1990. Ed è proprio il maestro Mario Bessolo, ambasciatore canavesano del karate, a ricordarne questo aspetto, oggi, sui social: «Caro Enrico, cintura nera di karate, noi che ti abbiamo avuto come presidente, ti ringraziamo e ti ricorderemo sempre con gioia. Il tuo sorriso, la tua disponibilità, la tua sensibilità ci mancheranno ma, sarai per sempre nei nostri cuori».

Anche i figli, Roberto e Simona, la moglie Luisa e il nipote Pietro, hanno condiviso la stessa passione di Rico per sport e carnevale, tanto che fu proprio a casa Vaccari che, nel 1980, nacque il carro delle Pantere rosa, il primo con sole arancere donne, fondatrici Luisa e un gruppo di amiche. Fu una novità, nella battaglia, che fece sensazione e proprio Enrico condusse le signore ad allenarsi al tiro, con le pietre, sul greto della Dora Baltea. I ricordi si susseguono ai ricordi, con commozione e rimpianto: «L’insegnamento più importante che ci ha lasciato – conclude Simona - è indubbiamente quello di vivere la vita amandola davvero intensamente. E che i valori più importanti sono l’amicizia, il senso della giustizia, la lealtà e il rispetto».

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