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Sport friulano in lutto, morto Roberto Ruberti: grande maestro di karate, è stato vicecampione del mondo

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UDINE. Il mondo dello sport friulano ha perso Roberto Ruberti, conosciutissimo e stimato campione di karate che ha vinto anche il titolo nazionale e che è stato vicecampione del mondo. Aveva 64 anni ed è mancato, nella giornata di venerdì 7 aprile, a causa di una malattia diagnosticata un anno fa.

Da oltre trent’anni era vicepresidente regionale di Fijlkam Karate. Assieme al fratello Aldegisto Sodero ha organizzato per anni, prima a Grado e poi a Lignano, uno degli stage più rinomati a livello nazionale nei quali sono passati i migliori atleti della disciplina compresa la figlia di Sodero, Roberta. Ruberti gestiva in via Morpurgo l’agenzia di visure immobiliari ereditata dal padre.

I funerali saranno celebrati mercoledì 12 aprile, alle 17, in duomo a Udine.

Era l’8 aprile del 2022. Esattamente un anno fa, quando Roberto Ruberti visibilmente provato dalla malattia si era presentato nella sala Ajace del Comune di Udine per una festa organizzata apposta per lui. C’erano gli amici più cari che, con quella festa, oltre l’amicizia, l’incoraggiamento e l’affetto, gli consegnarono anche un riconoscimento che nel mondo delle arti marziali ha un valore inestimabile: l’ottavo dan di karate. Un riconoscimento, che la federazione italiana karate (Fijlkam) concede soltanto a pochi.

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E Roberto Ruberti, classe 1958, è stato un grande davvero. Atleta di talento, grande combattente e leader carismatico di un movimento che, sulle spalle del fratello Aldegisto Sodero e le sue, è riuscito a portare in Friuli il baricentro del karate italiano per qualche decennio.

Roberto salì sul tatami per la prima volta nel 1962, aveva quattro anni, ma il tatami era quello di judo. Da lì Ruberti ha intrapreso il suo percorso di studio e passione nel corso del quale ha coltivato numerose discipline orientali, privilegiando il karate grazie ad “Aldo”, quel fratello geniale ed instancabile che, assieme a lui, è stato “IL” karate Fvg per 38 anni.

Tanti sono infatti gli anni di reggenza del settore federale karate di Roberto Ruberti, almeno fino al 2017, anno in cui è mancato il fratello Aldegisto. Da quel momento in poi, per Roberto, non è stata più la stessa cosa. Ed anche se Roberto, il combattente indomito, non ha mai mollato, in quel momento si è aperto un varco nella sua difesa, quella stessa difesa che da agonista lo rese invincibile, fino a scalare le vette del kumite mondiale.

Poi è arrivata la malattia, ed ancora una volta Roberto Ruberti ha voluto giocare il ruolo dell’attaccante. Ma questa volta, il suo “gyaku tzuky basso ben fatto” (un potente pugno) alla fine non è andato a segno ed è stato costretto a cedere. Forse è stata la prima volta.

Di lui rimangono le tante cose fatte, i titoli sportivi ed onorifici come quello di Cavaliere dell’Ordine della Repubblica Italiana per meriti sportivi o la Stella al merito del Coni, ma con Roberto Ruberti se ne va un uomo dal cuore grande ed un sognatore che mancherà. Non solo al mondo dello sport. «Io sono arrivata nella sua vita – racconta la compagna Leila – quando lui era un imprenditore e dirigente sportivo, aveva già terminato la sua carriera da atleta e anche da allenatore. È stato un grande maestro e motivatore, appassionato di tutte le arti marziali. Era profondamente affezionato alla famiglia. Aveva fatto il classico, amava il latino e il greco e scriveva poesie».

«Era un uomo pieno di vita – ricorda la cognata, Meri Facini –, mio marito Aldegisto Sodero, suo fratello, di quindici anni più grande, era stato il suo maestro. A Roberto piaceva suonare la chitarra, era una persona dolce ed entusiasta e, nel suo settore, è stato un inventore, organizzando i primi stage internazionali di arti marziali che poi si sono diffusi in tutto il mondo e, con suo fratello, ha anche portato l’aerobica a Udine aprendo in zona Baldasseria l’International Sporting Club. Il primo mese si erano iscritte 700 donne».

«L’ho conosciuto a 19 anni – le parole dell’ex moglie Marilena –, Roberto aveva un cuore grande, era un mito qui in Friuli e non solo. Grazie alla sua passione per il karate si era avvicinato a tante persone e credo che tutti se lo ricorderanno».

«È stato l’atleta più forte in assoluto per quanto riguarda il combattimento nel karate – sottolinea l’amico Marco Cavalli – e, quando ha finito di gareggiare, ha iniziato ad allenare il Friuli karate da cui sono usciti atleti di altissimo livello come Davide Benetello poi divenuto campione del mondo. Sono onorato di essere stato un suo amico fraterno». —

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