Luigi Busà lo aveva promesso alla sua famiglia: «Vado a Tokyo e vi porto l’oro»
Dietro a un grandissimo risultato ci sono sempre sacrificio, costanza, determinazione. C’è la voglia di mettersi in gioco per far fruttare tutta l’esperienza, il talento e, non da meno, quella resilienza che un anno e mezzo di pandemia ha costretto tutti a sfoderare. Nel caso di Luigi Busà, però, campione di Karate che ha conquistato l’oro nella specialità del Kumite -75 kg ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, dietro al risultato straordinario c’è anche una famiglia straordinaria. Papà Nello, mamma Giampaola e le sorelle Stephanie, Lorena e Cristina rappresentano per lui quel «dream team» che è stato capace di sostenerlo lungo tutta la sua lunga e brillante carriera. E non soltanto “dietro le quinte”, ma negli allenamenti quotidiani e nella preparazione alle sfide più ardue, iniziate appena adolescente e proseguite fino agli attuali 33 anni, sempre sotto la guida del papà, suo maestro, allenatore atletico e mental coach.
«Non l’abbiamo ancora sentito, stiamo aspettando tutti una videochiamata con lui per festeggiare insieme» dice la sorella Cristina, raggiunta al telefono poco dopo la strepitosa vittoria di Luigi.
Ad Avola, nella cittadina di mare in provincia di Siracusa, dove il celebre karateka vive e si allena da sempre – e dove si è guadagnato l’appellativo di “gorilla d’Avola” – la notizia ha immediatamente generato un clima di festa generale. Ma è soprattutto a casa Busà che si sta celebrando la vittoria più grande, quella di un’intera famiglia di sportivi che festeggia il proprio campione.
«Prima di partire Luigi ci ha fatto una promessa: “Vado lì e vi porto l’oro”. Però, si sa, una cosa è dirlo e una cosa è farlo. Invece oggi l’ha fatto!».
Un oro che arriva dopo un anno pazzesco, come ha sottolineato lo stesso Busà subito dopo la vittoria. «È vero», dice Cristina, anche lei karateka professionista insieme alla sorella Lorena. «Perché quest’oro significa un po’ tutto per lui e anche per noi italiani e sportivi. È arrivato dopo il lungo periodo di pandemia, dopo le Olimpiadi saltate, dopo un anno che per Luigi è stato davvero molto complicato. Questa vittoria è una soddisfazione per tanti sportivi, me compresa. Dopo tante difficoltà non potevamo immaginare modo più bello per ripartire».
C’è voluto un allenamento speciale per arrivare “preparati” a Tokyo?
«Il fatto che il karate fosse per la prima volta ai giochi olimpici significava poter realizzare il sogno di sempre. Anche se è stato campione del mondo, campione d’Europa e d’Italia, era questa la medaglia che mancava. Diciamo che per arrivare preparato a questa sfida Luigi si è allenato ininterrottamente per tutta la vita».
Quanto è stato emozionante per la vostra famiglia e per gli amici più cari assistere a questa vittoria?
«Credo che mamma e papà non ricorderanno nulla di quei tre minuti e della reazione che hanno avuto dopo, piena di lacrime di gioia. Non ho mai visto mio padre e mia madre piangere in questo modo, è stata un’emozione indescrivibile. Io stessa ho il telefono intasato dai messaggi! La batteria è passata da 100 a 10% nel giro di pochissimo, gli amici continuano a chiamarci per condividere la gioia e noi stiamo cercando di rispondere, anche se non riusciremo a sentire tutti».
State già pensando a come accogliere Luigi al suo rientro in Italia?
«Abbiamo saputo che il comune di Avola vuole organizzare una festa in tutta la città. Ma anche noi ne faremo una meno in grande in famiglia, con le persone più care, tutta per lui. Lo accoglieremo alla grande».
13 volte campione italiano, 5 volte campione europeo, trionfatore ai campionati Mondiali nel 2006 e nel 2012, Luigi Busà ha potuto adesso aggiungere al già ricchissimo palmares di vittorie, l’agognato oro dei Giochi Olimpici 2020. La sua vera ciliegina sulla torta.

