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Tokyo 2020: Luigi Busà da record nel karate, è il nono oro per l’Italia alle Olimpiadi

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Le medaglie italiane a Tokyo 2020
Staffetta 4x100 - oro atletica
Luigi Busà - oro karate kumité 75 chili
Antonella Palmisano - oro 20 km di marcia
Viviana Bottaro - bronzo karate
Elia Viviani - bronzo omnium ciclismo
Massimo Stano - oro 20 km di marcia
Manfredi Rizza - argento K1 200 kayak
Gregorio Paltrinieri - Nuoto di fondo 10 Km bronzo
Inseguimento a squadre ciclismo su pista - oro
Ruggero Tita e Caterina Banti - oro vela Nacra 17
Vanessa Ferrari - argento corpo libero ginnastica artistica
Marcell Jacobs - oro 100 metri
Gianmarco Tamberi - salto in alto oro
Staffetta mista 4x100 - Bronzo
Nino Pizzolato - bronzo sollevamento pesi
Mauro Nespoli - argento tiro con l'arco
Irma Testa - bronzo pesi piuma
Simona Quadarella - bronzo 800 metri stile libero
Tiro con l'arco - Bronzo Lucilla Boari
Fioretto a squadre donne - bronzo Italia
800 stile libero - argento Gregorio Paltrinieri
Canottaggio doppio pesi leggeri - Oro Federica Cesarini e Valentina Rodini
Canottaggio doppio di coppia pesi leggeri - bronzo Stefano Oppo e Pietro Ruta
Sciabola a squadre - argento
Federico Burdisso - bronzo 200 ferfalla
Canottaggio 4 senza - bronzo
Giorgia Bordignon - sollevamento pesi 64 Kg
Spada a squadre donne - bronzo
Maria Centracchio - bronzo judo
Enrico Garozzo - argento fioretto
Diano Bacosi - argento skeet
4x100 stile libero - argento
Nicolò Martinenghi - bronzo 100 rana
Mirko Zanni - bronzo sollevamento pesi
Odette Giuffrida - bronzo Judo
Elisa Longo Borghini - bronzo ciclismo su strada
Vito dell'Aquila - oro taekwondo
Luigi Samele - argento sciabola

Luigi Busà firma un record storico. L’atleta siciliano trionfa nel karate, specialità kumite -75 kg, regalando all’Italia la nona medaglia d’oro a Tokyo 2020, 37esima totale: mai una spedizione azzurra era salita così tante volte sul podio ad un’Olimpiade. Un primato che arriva al Nippon Budokan, il tempio delle arti marziali, dove «il Gorilla d’Avola» riesce ad avere la meglio sul fortissimo azero Rafael Aghayev.

Salta, si sbraccia, piange. L’emozione di Luigi durante l’Inno di Mameli è tanta. Ha 33 anni, ha iniziato il percorso verso quel gradino più alto che ne aveva soltanto 13: era un ragazzo sovrappeso, che per rimettersi in forma sceglieva di avvicinarsi al karate. Il talento, però, è venuto fuori subito: dal 2005, infatti, comincia una striscia di successi a livello italiano, europeo e mondiale. Così, quando il CIO ha ufficializzato l’esordio olimpico del karate nella sua terra d’origine, il Giappone, il campione siciliano si è messo in testa di voler arrivare a giocarsi quella medaglia a cinque cerchi.

E così è andata, anche se il debutto a Tokyo non è stato dei più semplici. Complice forse un po’ di pressione, perde contro il kazako Azhikamov nel girone di qualificazione, poi però si rialza, combatte e vince altri due incontri, riuscendo ad approdare alla semifinale. Lì si sbarazza con un netto 3-0 dell’ucraino Horuna e vola in finale, dove ad aspettarlo c’è l’amico-avversario Aghayev. cinque volte campione del mondo. I due si conoscono bene, si allenano insieme, infatti l’incontro è tremendamente equilibrato: finisce 1-0 per il «Gorilla d’Avola», che riesce a gestire il vantaggio.

«Se è un sogno, non svegliatemi», dice a caldo Luigi. Il sogno di un intero paese, che non aveva mai visto così tante medaglie ad un’Olimpiade.

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