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Storia di Jessica judoka senza judo e infermeira all'ospedale di Udine

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Storia di Jessica judoka senza judo e infermeira all'ospedale di Udine

Judoka senza judo e soprattutto infermiera all’ospedale di Udine. JessicaTosoratti, 28 anni si racconta, racconta qusti giorni difficili sfidando “il nemico” e sperando presto di sconfiggerlo con un “ippon” indimentiocabile”

La sua giornata con l’avvento di questa pandemia?

«Sono un’infermiera e lavoro all’ospedale di Udine, uno dei più grandi in regione e uno dei primi ad aver ospitato pazienti affetti da Covid. Ho detto che la mia routine non è cambiata tanto, ed è vero, perché ho la fortuna di andare a lavoro, passare molte ore della mia giornata in compagnia dei colleghi come facevo anche prima, e quando arrivo a casa mi godo le ore di riposo. Ciò che è differente da prima però, è che mi rimane molto più tempo per riflettere. E rifletto soprattutto su quanto sono stata fortunata a non essere stata riassegnata di reparto per andare a “combattere in prima linea” contro il nemico.

E già, perché nei corridoi dell’ospedale non ho ancora mai incontrato colleghi che saltassero di gioia per andare nei “reparti Covid”, anzi tutt’altro. Ma il sollievo lascia lo spazio allo sconforto: l’ospedale è grande, i pazienti sono tanti, il virus è altamente contagioso e non passa giorno in cui non spunta il pensiero che potrei essere stata contagiata senza saperlo ed essere quindi un grosso pericolo per tutti, per i pazienti che curo, per il poliziotto che mi ferma per strada o per gli inquilini della palazzina in cui vivo, che toccano quella stessa maniglia del portone dopo di me. E così, giusto per dire, ci sono anche i miei zii, mia nonna. Comunque, non potendo andare in palestra, né a fare la spesa o shopping compulsivo, ho trovato un modo altrettanto valido per sfogare tutta la tensione che si accumula».

Quale?

«Urlo contro il tg tutti gli insulti che conosco, ma ne invento anche di altri, pensando di avere di fronte tutti quelli che, nonostante tutto quello che sta succedendo, continuano ad uscire di casa senza un valido motivo. Ma forse non dovrei nemmeno arrabbiarmi con loro, perché è probabile che non si rendano conto quanto e perché è così pericoloso uscire. In fondo, è più facile chiudersi in casa se riesci a pensare di essere una bomba pronta a esplodere ed a creare sofferenza ai tuoi cari, piuttosto che quando si è giovani o ci si sente giovani, e si è forti e in buona salute».

Come immagina possa essere la tua giornata in futuro?

«Ovviamente, come chiunque, non vedo l’ora che tutto questo finisca per ritornare a fare tutte quelle cose che adesso non posso fare: dal farmi tagliare i capelli dalla parrucchiera, allo shopping sfrenato, passando per il trascorrere del tempo con familiari e amici, che mi mancano più che mai, e perché no? Anche per l’andare a fare la spesa, cosa che ho sempre odiato fare!».

Quanto e come le manca il tatami e l’allenamento con le tue compagne di squadra?

«Mi è capitato proprio ieri che, per noia e per passare un po’ il tempo, ho navigato un po’ fra i vecchi post sui social, e così mi sono ritornati in mente molti dei bei ricordi di gare e trasferte fatte insieme, delle belle avventure vissute. In particolare mi sono soffermata sul video che Agnese (Piccoli, compagna di squadra nel Dlf Yama Arashi, ndr) ha montato con i principali momenti dell’ultimo campionato italiano a squadre che abbiamo disputato a Ponzano, vicino Treviso. È stato emozionante rivedere gli “ippon” che sono stata capace di fare, uno dei quali rientra certamente nella mia top 3 di tutta la mia carriera judoistica! E lo stesso per quelli delle altre “frizze”, come ci siamo autodefinite, e mi sono sentita carica come lo sono stata quel giorno in quel palazzetto. Esattamente come se stessi per salire sul tatami. Anche se l’immagine più bella rimane comunque il momento in cui siamo salite sul podio! È davvero un momento magico, bellissimo, addirittura più che in una gara individuale, perché la condivisione lo amplifica all’ennesima potenza. Sì, effettivamente mi manca proprio quella spensieratezza che si condivideva in palestra. Divertirsi con poco e ridere insieme, per una battuta stupida o un selfie venuto male».

 RIPRODUZIONE RISERVATA

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