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L’oro degli USA nell’hockey a Milano Cortina: il legame con Lake Placid e la dedica a Johnny Gaudreau

C’è una linea invisibile che attraversa il tempo, sottile ma resistente come il ghiaccio che non si spezza sotto il peso della storia. Parte dal 22 febbraio 1980, da Lake Placid, e arriva al 2026, a Milano Cortina. Una linea che unisce due epoche, due mondi, due vittorie olimpiche degli Stati Uniti nell’hockey su ghiaccio maschile, distanti 46 anni ma legate dallo stesso battito emotivo.

Nel febbraio del 1980 il mondo era diviso in blocchi, irrigidito dalla Guerra fredda. Gli Stati Uniti di Jimmy Carter e l’Unione Sovietica guidata da Leonid Breznev si fronteggiavano su ogni terreno possibile: politico, militare, simbolico. Anche lo sport era una trincea. L’Armata Rossa era entrata in Afghanistan da poche settimane e i Giochi invernali di Lake Placid diventavano, inevitabilmente, un altro campo di battaglia.

Basta premere i tasti di quel vecchio jukebox della memoria e fermarsi a quel giorno per far partire la videocassetta più famosa dell’hockey: Stati Uniti-Urss 4-3. Il “Miracle on Ice”, una partita che travalicò il risultato e divenne racconto collettivo, come Italia-Germania 4-3 all’Azteca. Ragazzi universitari contro professionisti sovietici, Davide contro Golia, la favola che si fa storia.

Esattamente 46 anni dopo, quella favola ha trovato un inatteso sequel. A Milano Cortina, gli States sono tornati sul tetto olimpico dell’hockey maschile, spezzando un digiuno lunghissimo. In finale, contro il Canada, è stata una battaglia durissima, vinta 2-1 all’overtime. Decisive una prova difensiva di rara solidità e, soprattutto, un portiere semplicemente monumentale: Connor Hellebuyck. Per Team USA è il terzo oro olimpico della storia, dopo Squaw Valley 1960 e Lake Placid 1980, per l’appunto. Un cerchio che finalmente si chiude.

Ma il 2026 non è stato solo il ritorno alla vittoria. È stato anche il momento della memoria e dell’emozione pura. Subito dopo l’oro, la squadra statunitense ha reso omaggio a Johnny Gaudreau, stella della NHL, scomparso tragicamente nel 2024 insieme al fratello Matthew, travolti da un’auto pirata mentre erano in bicicletta. Sul ghiaccio è comparsa la sua maglia numero 13, sollevata dai compagni davanti alla famiglia, presente sugli spalti. Nello spogliatoio, quella maglia era appesa come una presenza silenziosa ma viva.

Un dettaglio rende tutto ancora più potente: proprio quel giorno, sugli spalti, c’era anche Johnny Jr., il figlio di Gaudreau, che festeggiava il suo secondo compleanno. La vita che continua, il ricordo che non si spegne.

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