Morto in mare l’ex campione di hockey Maurizio Kalik: negli anni ‘70 e ‘80 aveva vestito la maglia del Pordenone
PORDENONE. «All’improvviso ha iniziato a piovere e a grandinare, tirava un vento fortissimo, il mare era molto agitato. Io ero al timone, mentre Maurizio tentava di ammainare la randa, la vela principale. A un certo punto mi sono voltata e lui non c’era più...».
La tragedia
Miriam Zorzenoni è la moglie di Maurizio Kalik, il settantunenne triestino che nel pomeriggio di venerdì 21 luglio è precipitato in mare, cadendo dalla barca a vela, tra Parenzo e Cittanova. Il corpo senza vita è stato rinvenuto nel tardo pomeriggio di sabato 22 luglio, poco prima delle sette, in un punto non distante da quello in cui si è verificato l’incidente. Da giovane è stato un azzurro di hockey a rotelle e ha giocato anche a Pordenone a cavallo degli anni ’70 e ’80.
La gloria a Pordenone
«Rendiamo onore a Maurizio Kalik, sportivo, amico, compagno indimenticabile, la cui scomparsa improvvisa ci lascia attoniti e affranti», ha scritto sulla propria pagina Fb il Gs Hockey Pordenone. «Atleta tra i più forti della sua generazione, Maurizio fu uno dei protagonisti del Pordenone che fece sognare a cavallo tra gli anni 70 e ’80. Atleta di rango, ma poi anche allenatore e promotore appassionato del nostro movimento in Fvg. L’intera famiglia hockeistica pordenonese si stringe in un grande e affettuoso abbraccio a Massimo (a sua volta attaccante, oltre che a Pordenone anche a Trieste e a Gorizia, ndr), a lungo anche lui nostro fratello gialloblù, a Miriam e a tutti i famigliari».
[[ge:gnn:messaggeroveneto:12960466]]
«Era un triestino vero – ha ricordato il fisioterapista della squadra di allora Tullio Frau –. Ogni tanto arrivava in ritardo, mi diceva “Tullio, fammi un massaggio”. Ma non c’era tempo e doveva già andare in campo». «L’inizio non fu facile – ha rammentato il suo ex allenatore Fulvio Silvani, attuale presidente del Basket Torre – Mi diceva “”Mi sono stanco”. E gli rispondevo “No me interesa. Se te vol zogar con mi fa quel che te digo”. Tempo un mese ed è diventato un grande attaccante, che ha contribuito in modo importante ai successi di quel gruppo straordinario».
I soccorsi
Le speranze di trovare vivo il settantunenne si sono fatte via via più flebili mano a mano che passavano le ore. Sono circa le tre e mezza di venerdì pomeriggio quando nel golfo di Trieste e lungo tutto il litorale sloveno e croato si scatena la tempesta. Il classico “neverin”, come si dice in gergo.
La barca a vela della coppia, una Salona 37, in quel momento si trova tra Parenzo e Cittanova, a meno di un chilometro dalla riva. «È successo tutto in pochi istanti – ripercorre la signora Miriam – il vento era fortissimo. Maurizio è salito sulla tuga per togliere completamente la randa, che era già ridotta. Io ero vicino, al timone. A un certo punto non l’ho visto più. Ho girato la testa e l’ho visto in acqua tra le onde». In quel momento le raffiche avevano raggiunto anche i 65 nodi. «Ho cercato di salvarlo in tutti i modi», spiega Miriam.
«Ho tentato di prenderlo... ma non ci sono riuscita». La barca è in balia delle onde. «C’era una pioggia battente e grandine – riprende la moglie – non si capiva nulla. Non riuscivo nemmeno a muovermi. Lui è passato a pochi centimetri, ma non ce l’ho fatta a lanciargli nulla. È passato anche a pochi centimetri dal gommone, ma non ce l’ha fatta a prenderlo. E io in quel momento non ho avuto la prontezza di mollare il gommone attaccato alla barca per lasciarglielo. Non ce l’ho fatta a reagire. Intanto le onde stavano allontanando mio marito... a un certo punto non l’ho visto più».
Il tragico epilogo
Miriam ha chiesto subito soccorso con il vhf. «Urlavo “aiutatemi aiutatemi... mio marito è in mare... aiuto”. Ho comunicato le coordinate, ma non so se fossero giuste, perché tra la grandine si vedeva poco e per farlo dovevo salire e scendere in modo da parlare con il vhf in cabina».
Nei paraggi c’è un unica barca. «La vedevo da lontano, ho preso in mano il timone e mi sono avvicinata per domandare aiuto, poi sono rientrata pian piano nel porticciolo di Cittanova».
La notizia del ritrovamento del corpo si è diffusa ieri sera poco dopo le sette. Non è chiaro se l’uomo, nel momento in cui si è scatenata la tempesta, indossasse il giubbotto di sicurezza. E con ogni probabilità non era fissato con una cima alla barca. Ma la dinamica della tragedia andrà accertata fino in fondo nei prossimi giorni. —

