Lo “spettro” playout… quattordici anni dopo
La sera dell’8 giugno 2012 è una di quelle destinate a restare per sempre nella memoria collettiva della storia dell’Empoli calcio. Una serata dai tratti incredibili, capace di passare dal dramma all’eroismo nel giro di venti minuti. Una sorta di romanzo compiuto sul campo, una partita che, per come si è sviluppata, ha amplificato l’importanza e la storicità del risultato finale. Il riferimento è al play-out di ritorno contro il Vicenza, decisivo per la permanenza in Serie B nella stagione 2011-2012: una gara vinta 3-2 dagli azzurri dopo lo 0-0 dell’andata in terra veneta.
A distanza di quattordici anni, torna nella mente lo spettro di una situazione simile. Un contesto che, in tutto questo tempo, non si era mai realmente ripresentato. L’Empoli, infatti, ha vissuto stagioni molto diverse, con numerose partecipazioni in Serie A e, quando ha militato in cadetteria, lo ha fatto con obiettivi ben differenti. Basti pensare che il peggior risultato recente risale al 2020, con il settimo posto e la successiva eliminazione ai quarti di finale dei play-off per mano del Chievo (pareggio a Verona ma loro meglio piazzati). Rispetto al 2012 è cambiato molto, anche nella percezione di ciò che rappresenta oggi l’Empoli. La squadra che, sotto la guida finale di Alfredo Aglietti, conquistò quella salvezza era al quarto anno consecutivo di Serie B: un gruppo che, pur con buoni nomi, viveva ancora una fase che potremmo definire “pane e salame”; un club con pochi fronzoli di contorno costretto spesso a fare di necessità virtù. Il cosiddetto “con poco si fa tanto”
L’Empoli di oggi è invece una realtà diversa: una squadra retrocessa dalla Serie A, con alle spalle un paracadute economico, un immagine societaria molto diversa e con ambizioni iniziali ben lontane dalla lotta per non retrocedere. L’obiettivo stagionale non era certo quello di salvarsi all’ultimo respiro o, peggio ancora, di dover pensare a uno spareggio. Nessuno questo lo può negare. Eppure, a 180 minuti dalla fine di questo pessimo campionato, i fantasmi sono tornati ad aleggiare. Da sabato scorso siamo entrati per la prima volta proprio in quella zona di classifica. La sensazione è che possa dipendere ancora tutto da noi, già vincendo venerdi, ma il destino non è più totalmente nelle nostre mani. Ed ecco che, quattordici anni dopo, si tornano a rivivere quelle sensazioni di paura. Quattordici anni fa quel momento fu vissuto creando un vero tutt’uno tra squadra, società ed ambiente. Il clima che si respira oggi, dobbiamo essere sinceri, non è quello. Si avverte molta rassegnazione ed un distacco tra le parti molto evidente. Alzare bandiera bianca però è l’errore più grande da fare, perchè salvaguardare questa categoria – come ormai diciamo da settimane – può valere più di quanto si pensi.
Quello che sarà il futuro non lo possiamo sapere, e certo crediamo che a fine anno diverse riflessioni dovranno essere fatte. Ma quello che conta, adesso, è fare il possibile per preservare l’Empoli. La speranza, logico sia cosi, è quello di poter evitare positivamente quell’appendice che, solo chi l’ha vissuta veramente può sapere cosa rappresenta. Ma se fosse, l’unica via è quella che fu trovata nel 2012. Non ci saranno quelle stesse lacrime di gioia, non ci saranno quelli stessi sventolii di bandiera ma sarà tutto molto propedeutico alla ripartenza. Ma allora, di rassegnazione, non ce ne fu.
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