BIAGIANTI: “La ’27’ parte della mia vita. Ho realizzato i miei sogni non vedendo altro che i colori rossazzurri”
L’ex capitano del Catania – attuale allenatore della Primavera etnea – Marco Biagianti racconta i suoi trascorsi e le emozioni vissute in maglia rossazzurra al portale Romanzo Calcistico. A cominciare dagli inizi del percorso, quando militava nella vecchia Serie C2 tra le fila della Pro Vasto.
“Mi chiamò il Catania, il club militava in Serie A. E’ stato come realizzare un sogno, ritrovandomi improvvisamente con campioni importanti, in uno stadio importante e mi allenavo con loro, facevo quasi tutte le trasferte con la squadra. Era solo l’inizio, allenamento dopo allenamento stare con grandi campioni mi aiutava a crescere e giocai l’ultima partita di quel campionato, decisiva per la salvezza, da titolare. Ci giocavamo la Serie A a Bologna contro il Chievo ed io cominciai il percorso con questa maglia. Il 27 maggio 2007 rappresentò una data speciale per me. Allora scelsi d’indossare la numero 19 perchè ero nato il 19 Aprile, portò bene perchè vincemmo 2-0 quella gara. In seguito la numero 27 divenne parte della mia vita“.
“Non ho fatto tanti gol nella mia carriera, ho sempre giocato per la squadra ma ricordo ancora il grandissimo cross di Mascara ed il mio autentico volo d’angelo perchè sapevo di dovere prendere quella palla e insaccare. Pareggiammo a Parma, emozioni incredibili, i compagni mi presero un pò in giro anche per l’esultanza ma in quel momento non riesci a ragionare. E’ stato il mio primo gol in Serie A, anche quello un sogno realizzato“.
“Sono diventato capitano del Catania, anche questo rappresenta una parte speciale del mio percorso in rossazzurro. Ero uno dei capitani più giovani della A in uno spogliatoio fatto di grandi calciatori e personalità. Avere quella fascia al braccio ogni domenica mi dava tanta responsabilità. Tuttora la gente mi saluta dicendo «ciao capitano», vuol dire che la fascia l’ho portata veramente con orgoglio, i catanesi mi vogliono bene anche per questo”.
“La parte più difficile fu quando dovetti andare via. Ero da tanti anni a Catania, al di là della parte calcistica anche fuori dal campo mi ero innamorato di Catania. La mia priorità era quella di rimanere però anche nel calcio ci sono scelte che non sempre dipendono da noi. L’addio al calcio giocato, poi, fu una scelta veramente difficile perchè stavo ancora bene fisicamente malgrado venissi da un anno complicato. Avrei voluto giocare ancora ma tante scelte dipendono anche dagli altri, io ero troppo legato ai colori del Catania, quando entravo negli spogliatoi non vedevo altro che la maglia rossazzurra. Potevo cambiare casacca ma sapevo che indossare altri colori non mi avrebbe dato altro e smisi di giocare“.
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