L’analisi di Alessandro Zauli sulla crisi del calcio italiano: “Nell’attività di base facciamo schifo”
Il tema è d’attualità perché l’assenza dell’Italia dal Mondiale per la terza volta consecutiva non è più uno shock: è una conferma. Non è una pagina nera isolata, ma l’ennesimo capitolo di una crisi strutturale che il calcio italiano si ostina a raccontare come episodica. È più comodo parlare di cicli, di generazioni meno talentuose, di sfortuna. La verità è più semplice e più scomoda: il talento in Italia non manca, viene respinto.
Un tempo il problema era riconoscere il genio. Oggi è permettergli di esistere. Quando si evocano nomi come Roberto Baggio, Alessandro Del Piero o Francesco Totti, si rischia la nostalgia sterile. Ma quei giocatori non erano miracoli irripetibili: erano il prodotto di un sistema che, pur con mille difetti, lasciava spazio al talento puro. Oggi quel sistema è diventato una barriera d’ingresso.
A fornire una chiave di lettura in questo senso è stato sui social Alessandro Zauli, in passato collaboratore con OA Sport e coinvolto nelle attività calcistiche dei più giovani. Attualmente impegnato nel settore giovanile del Ravenna, Zauli in un lungo post ha voluto chiarire in maniera molto diretta il suo punto di vista.
Nel post su Facebook dal titolo “La Federazione siamo noi”, il tecnico italiano è partito da una premessa: “In Italia abbiamo sempre bisogno dell’ uomo nero con cui scaricarci la coscienza, ci sono ancora persone che pensano che eliminato lui tutto magicamente prenda a funzionare perfettamente, è così da sempre e purtroppo sarà sempre così. Gravina si è dimesso, Buffon e Gattuso pure e quindi da domani pomeriggio l’attività di base di tutti i nostri settori giovanili diventerà perfetta come un orologio svizzero. Non vedremo più squadre di primi calci che fanno gli schemi sul calcio d’angolo, riscaldamenti “tattici” nei 2020, infiniti passaggi al portiere che non può essere attaccato, file kilometriche in allenamento e tutto quanto fa spettacolo. Non sentiremo più parlare di allenatori “vincenti” nei pulcini, di esoneri “per centrare gli obiettivi” negli esordienti e di stagione positiva perché si sono vinti i tornei della nonna“, le sottolineature di Zauli.
“Perché diciamo la verità il problema è che nell’ attività di base facciamo proprio schifo, da tanto tempo, nessuno vuole allenarla perché non è calcio “vero” e la maggior parte di chi ci si dedica tratta i bambini come piccoli adulti. Ovviamente vi sono anche colonie di giapponesi che provano a resistere nonostante il disastro imperante e cercano di mantenere nel settore un minimo di dignità. Nelle partite fin dalla più tenera età furbate, simulazioni, perdite di tempo, tatticismi, senza contare l’autoarbitraggio che è solo la prevalenza dei prepotenti. L’ obiettivo? Non esiste. La prospettiva dei bambini? Chissenefrega“, ha aggiunto.
“E questo vale per i dilettanti come per i professionisti, dove si prendono i bimbi a otto anni senza avere la pazienza di aspettarli strutturando un percorso, se non va bene avanti un altro tanto c’è la fila e la giostra riprende. Non parliamo poi delle società, che considerano un istruttore del settore come un badante e lo “gratificano” con rimborsi offensivi solo a proporli E pensiamo davvero che per risolvere questo mare magnum, basti sostituire Gravina con Malagò? Sarebbe ora che ognuno di noi si assumesse le proprie responsabilità, prima di dare la colpa all’ uomo nero pensiamo noi a cosa potremmo fare di meglio a casa nostra. Troppo comodo scaricare sempre sugli altri. Troppo comodo e inutile soprattutto. E chiunque dovrà rimettere mano a questo disastro, sull’attività di base deve intervenire a gamba tesa, con un fallo da rosso diretto. Buona serata. Alessandro Zauli“, la conclusione.

