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Conferenza stampa integrale del nuovo Mister Roberto Breda

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Conferenza stampa con il Presidente Francesco Peghin, il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli e Roberto Breda, nuovo mister biancoscudato

Il Presidente Francesco Peghin:

Oggi è una giornata importante, dedicata alla presentazione del nuovo Mister, a cui facciamo i migliori auguri per le sei finali che ci attendono da qui alla fine della stagione, per conseguire gli obiettivi che la società si è posta a inizio anno. Prima di lasciare spazio alla parte tecnica, essendoci stato fino ad ora, da sabato scorso, un silenzio stampa deciso dalla società, è giusto oggi dica due parole anche io. Premetto che parlo, oltre che come Presidente, anche come comproprietario (di una quota bassa ma significativa) e persona che ha a cuore il destino del Padova. Ho deciso, tre anni fa, di investire risorse importanti per il Padova e mi sono speso più di chiunque altro per l’entrata di Banzato in questa società. Parlo dunque oggi, anche per esprimere il pensiero di Alessandro Banzato prima che possa parlare con la stampa. Vogliamo ringraziare il Mister Matteo Andreoletti e tutto il suo staff, in particolare il suo vice. Li ringrazio per il loro impegno e la loro professionalità, ma soprattutto per le emozioni che ci hanno fatto vivere nella scorsa stagione. Quest’anno le cose sembravano proseguire verso la stessa direzione nel girone d’andata; al ritorno, purtroppo, la storia è cambiata e, guardando al solo girone di ritorno, oggi saremmo ultimi insieme all’Empoli. Ora parlo per Alessandro Banzato, ma condivido anche io: questa proprietà ha sempre deciso di gestire e intervenire nelle situazioni senza entrare in campo direttamente e influire sulla gestione tecnica; abbiamo con noi persone scelte che si occupano di questo. Se ci sono problematiche come questa, si chiede alla parte competente della società di fare delle proposte e assumersi le responsabilità. Questo è ciò che è avvenuto in questo caso: l’andamento negativo del girone di ritorno ha portato alla proposta di avvicendamento del Mister Andreoletti, e ciò è stato doloroso per tutti noi. Ora però dobbiamo pensare alle sei partite mancanti, fondamentali per noi. Voglio raccontare un episodio: ieri, al primo allenamento del Mister con la squadra, ho deciso di ricordare a tutti quanti accaduto nella scorsa stagione. Nella famosa partita contro l’Atalanta, in cui c’è stato il gol di Vlahovic e ci superò il Vicenza, telefonai al capitano della scorsa stagione, e lui mi disse: “Non ti preoccupare Pres, ce la faremo”. Questo spirito è lo stesso che ho visto ieri nei ragazzi, e sono convinto che con il nuovo mister l’obiettivo sarà raggiunto: forza Padova!

Il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli:

Partendo da quanto successo, sicuramente va ringraziato Andreoletti. Devo farlo soprattutto io, perché lui è stato per me una sfida molto complicata, e oggi lo ritengo “un figlio” classicisticamente parlando. Arrivare a questa conclusione mi dà una sensazione molto amara, ma questa è la vita. Due anni fa, quando lo presentai, subii molte critiche: veniva da un esonero e non aveva molta esperienza, ma le cose sono andate più che bene. Ciò che è successo a Matteo, purtroppo, può accadere a tutti: resta un grande allenatore, ma purtroppo le dinamiche nel calcio possono portare a questi episodi. La connessione e la chimica si è un po’ impallata, avevamo necessità di staccare e riavviare la spina: purtroppo queste cose capitano in tutte le società del mondo e ai migliori allenatori del mondo. Noi abbiamo la responsabilità, se vediamo problemi, di fare qualcosa per far funzionare al meglio la squadra e raggiungere il nostro obiettivo. Non era possibile accettare e far passare per normale questo periodo o il fatto che non riuscissimo a vincere in casa. Abbiamo cercato una soluzione per dare una spinta in più a tutti, sempre per raggiungere il nostro obiettivo. Le cose, in questi casi, vanno viste in modo positivo: siamo feriti, ma non morti, è tutto nelle nostre mani e non dobbiamo farci il funerale. Dobbiamo rimanere compatti; non è facile in questi momenti, ma la società è unita, siamo abituati da tempo a combattere queste cose. La necessità è quella di rimanere focalizzati sull’obiettivo: dobbiamo riuscire a salvarci, anche per la nuova proprietà, che ci ha messo subito nelle condizioni per arrivare al meglio; la loro unica richiesta è la salvezza, ma ci aiutano ogni giorno per fare al meglio il nostro lavoro. Da parte loro non c’è responsabilità; se non si dovesse centrare l’obiettivo, le responsabilità sono mie. Lasciamo in pace la squadra e il nuovo mister. Poi ci sarà tempo per riflettere a fine anno, vedremo ciò che sarà, ma la cosa certa è che questa nuova proprietà regalerà delle cose importanti per, credo, i prossimi 30 anni. Bisogna far sì che tutto ciò che ruota intorno alla squadra possa alimentare entusiasmo verso la nuova proprietà per non scoraggiarli dopo il passo che hanno fatto. Sono convinto ci saranno anni veramente belli, a prescindere da chi sarà qui: allenatori, direttori o giocatori; ciò che conta è che dietro c’è un progetto sano e serio. Deciso l’esonero, eravamo chiamati a scegliere la persona giusta: abbiamo tracciato un identikit preciso perché, quando cambi allenatore, devi essere conscio del periodo in cui lo cambi. Mancano sei giornate, e la necessità era quella di trovare un allenatore che conoscesse la categoria, che conoscesse la nostra squadra e soprattutto bravo a capire come si subentra in questi casi. In questo momento, l’etichetta affidata al nostro nuovo mister di “subentrante” ci va molto bene. Siamo convinti che quella di Roberto Breda e il suo staff sia la scelta migliore possibile: vogliamo mantenere e difendere a tutti i costi questa categoria, siamo certi di riuscirci, dipende tutto da noi. Qualora non dovessero andare così le cose, ribadisco: la responsabilità è mia.


Mister Roberto Breda:

Ringrazio la società per l’opportunità. Il Padova è una squadra che da tutti i punti di vista ha opportunità di crescita e, parlando di campo, margini di miglioramento veramente importanti. Quando domenica c’è stato il confronto con la società, ho avuto subito ottime sensazioni: la categoria la conosco bene. Quando non alleno, il mio interesse è focalizzato sulla Serie B, e ciò mi permette, a differenza di quando sono coinvolto, di fare un’analisi obiettiva e priva di condizionamenti. L’analisi sul Padova: la squadra di Andreoletti, già lo scorso anno, è stata una squadra da rispettare e da osservare con attenzione anche in categorie più alte; ha meritato di entrare nella storia vincendo il campionato. Quando mi è stata prospettata questa opportunità, ho visto subito tanti lati positivi. Dall’Empoli al Pescara siamo tutti coinvolti, tutti abbiamo dei problemi, ma il mio compito ora è quello di lavorare su principi e idee sapendo che il margine di errore quasi non esiste. Non esistono alibi, bisogna solo spingere e ripartire. Questo è un gruppo che ha dei valori importanti, i ragazzi lo sanno; sta ai ragazzi dimostrare chi è più pronto a giocare per i valori e le idee che noi proporremo. Sappiamo che dobbiamo fare un grande lavoro e che abbiamo una grande responsabilità. Vincere la C è molto dura, e dunque dobbiamo mantenere questa Serie B per la città, la società e per chi ha vinto lo scorso anno. Venendo ai fatti: abbiamo sei finali da affrontare, una per volta, cercando di ottenere il massimo dei punti, anche se l’avversario è molto forte. Ogni gara dobbiamo affrontarla al massimo e non pensare ad altro; le nostre energie vanno tutte sulla prossima gara, di volta in volta.

Quale l’emozione che ha prevalso in questo momento quando hai accettato l’offerta? Come credi di poter incidere? Arrivare in una piazza che ha amato così tanto l’ex allenatore è una sfida ulteriore?
Quando analizzo un’opportunità, metto dentro tutto: la cosa più importante per me è la potenzialità del gruppo, che tipo di ragazzi vado ad allenare e se possono seguire le mie idee. Questi ragazzi mi hanno dato subito la sensazione, ancora prima di essere chiamato, di poterlo fare. So che il rapporto di Andreoletti con i tifosi era importante, e so che è già nella storia di Padova. Io credo che facendo dei punti e salvando quella che è anche la sua squadra, sarà più contento anche lui. Per quanto riguarda i tifosi, io devo fare punti, per noi e per loro. Questa è la cosa che deve unirci tutti: siamo tutti qua per tifare Padova. Il Direttore ha fatto la sua scelta ed ora tocca a me fare le mie. Il margine di errore è molto basso, e dunque devo cercare di sbagliare il meno possibile, senza paura, prendendolo come stimolo per dare di più. Abbiamo la fortuna di avere una settimana in più per preparare la mia prima gara, contro una squadra molto forte di cui parleremo: dobbiamo fare il meglio possibile. Nelle mie idee, visto che conosco anche tanti dei ragazzi, c’è quella di fare un vestito su misura per questo gruppo e conoscere meglio tutti. Spero capiscano subito cosa chiederò; il fatto che sono arrivato da poco non deve essere una scusa: bisogna lavorare.

Visto che ne ha parlato molto delle sue idee e di cosa vuole proporre: cosa ci può anticipare?
Ci sono due tipi di allenatori: quelli come Sarri, che hanno un modulo e uno stile di gioco definito, e chi è più adattabile, non perchè vada bene tutto, ma perché, secondo me, soprattutto subentrando, se hai come nemico il tempo la proposta deve essere codificata, ma nel rispetto delle caratteristiche principali del gruppo. Così facendo, creando un vestito su queste caratteristiche, guadagni tempo e permetti ai calciatori di fare le cose con più automatismo. Detto ciò, ho giocato a 3, a 4 e con diversi moduli, tenendo conto di ciò che ho visto e vedrò del Padova, deciderò. Ora c’è un mini campionato: devo capire cosa accomuna le sei squadre che restano da affrontare; non voglio andare oltre per non favorire nessuno. Se possiamo avere un po’ di vantaggio nel tenere qualcosa per noi, nel massimo rispetto del vostro lavoro, permettetemi di mantenerlo. Valutando i ragazzi di giorno in giorno, poi qualche idea cambierà, e le incertezze vanno tenute fino a prima della gara. In queste due settimane ci alleneremo a porte chiuse, poi riapriremo. Spero capirete la nostra scelta, fatta per il bene della squadra.

In base alla sua esperienza nei subentri: a volte è andata bene e altre male, cosa ha imparato?
Ci sono gruppi e momenti diversi: quando si arriva in un posto è necessaria la capacità di togliere gli alibi, la confusione e semplificare le cose. I ragazzi hanno bisogno di qualcuno che tolga loro un po’ di nebbia; io lo faccio facendoli concentrare sulle cose concrete di campo. Se c’è un errore, ad esempio, va analizzato in modo freddo, con concretezza. Nel mio passato, l’esperienza che mi ha lasciato di più l’amaro in bocca è quella di Salerno dello scorso anno: quella è la mia seconda casa, ho giocato molti anni e ho anche allenato in passato. Lo scorso anno, per colpa mia, non ho sentito mia la squadra, e ho una grandissima voglia di dimenticare quella cosa. Non sono riuscito a rimanere lucido e concreto a causa di problemi miei, e ora voglio rifarmi. So che chi c’era prima di me ha fatto benissimo; ora devo dimostrare io, e forse lo scorso anno ho pensato che qualcosa nella mia carriera mi fosse dovuto, ma non è così: bisogna dimostrare ogni giorno. Non è una rivalsa, solo voglia di tornare a fare le cose nel migliore dei modi.

In base alla conoscenza della rosa che hai: dovete vincere circa metà partite delle sei; hai già un’idea sul modulo? Poi, che allenatore sei? Duro? Disponibile al dialogo?
Al di là dei numeri del modulo, l’interpretazione e i principi che usi contano davvero. A prescindere dal modulo, andare a pressare alto o basso cambia molto. Io ho le mie idee, e quando dico che ho studiato le prossime sei partite, è perché sei partite sono molto poche e studiare bene l’avversario può aiutare. Per me comandano le qualità dei giocatori più efficaci; il resto si codifica in maniera diversa. Io sono un uomo che parla con tranquillità, ma ogni tanto faccio volare le scarpe: dipende cosa serve. Da giocatore non mi piacevano gli allenatori che urlavano e basta; ho sempre pensato che la cosa più importante sia capire che si ha a che fare con professionisti che vogliono far il massimo, e la cosa fondamentale è dare indicazioni per il campo. L’urlo e la rabbia, in certi momenti, ci stanno, ma la cosa fondamentale è far comprendere loro cosa voglio facciano in campo. La cosa che può infastidirmi di più è se chiedo di fare una cosa e non viene fatta. Non si può essere né sempre tranquilli né troppo irruenti: servono le due cose. Credo che quando si è se stessi, i messaggi arrivano molto meglio.

Papu Gomez: ha la sua età ma anche la sua storia, è stato croce e delizia di questa stagione: come si pone lei con questo giocatore?
Come tutti, Papu si è messo a disposizione subito. È campione del mondo, ricordiamolo. In un giocatore ci sono 3 cose: qualità, gamba e personalità. Viene da un periodo molto duro, ma vuole dare una mano; devo capire quanto possa dare alla squadra in termini di gamba, io lo guardo con la massima attenzione. Da quando sono arrivato, ho nella mia testa il fatto di essere aperto a tutti. La gamba è fondamentale, non che debba correre come un ventenne, ma per giocare e divertirsi deve stare bene.

Il contratto che ha firmato? Ha opzioni di rinnovo?
Fino a fine anno, le opzioni di rinnovo vanno meritate: in sei partite devo dimostrare, non fare chiacchiere.

Che staff è arrivato a Padova? Che tipo di lavoro cercherà di portare qui? Si è fatto un’idea di come sta la squadra?
Io mi porto sempre dietro due collaboratori: il mio secondo e il preparatore; loro sono sempre con me e conoscono la dinamica del subentro. Allo stesso tempo, mi piace avere una componente che sia già parte della società, perché ci aiutano grazie alla loro conoscenza dell’ambiente e dei giocatori. In Serie B i professionisti sono sempre tutti importanti, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello umano, e dunque è più facile collaborare con chi già c’è, ovviamente sulla mia linea di allenamenti. La squadra ha voglia di rivalsa, vuole togliersi un po’ di confusione e vuole trovare un linguaggio comune.


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