L’EDITORIALE | Catania ancora incompiuto, lezione da metabolizzare
Il pareggio maturato al Massimino contro il Casarano ha il sapore di una lezione ancora da metabolizzare. Non tanto per il risultato in sé, quanto per ciò che racconta: un Catania vivo, dinamico, perfino intrigante a tratti, ma ancora incompiuto, come un’orchestra che ha appena cambiato direttore e deve trovare il giusto tempo.
L’esordio di William Viali lascia sensazioni contrastanti. Da una parte si intravedono idee nuove, una squadra più mobile, con trame che provano a svilupparsi con maggiore coraggio. Dall’altra, però, emerge con chiarezza un limite che non può essere ignorato: la mancanza di cinismo sotto porta. Troppe occasioni costruite, troppo poco raccolto. E nel calcio, si sa, chi non chiude le partite finisce spesso per pagarne il prezzo.
Il gol di Bruzzaniti, il primo in maglia rossazzurra, aveva acceso la serata del Massimino come una miccia pronta a innescare entusiasmo. Sembrava l’inizio di una nuova storia, il segnale di una squadra pronta a voltare pagina. E invece, nel finale, è arrivata la doccia fredda: il primo gol subito in casa, un errore che ha rimesso tutto in discussione e lasciato l’amaro in bocca.
È qui che il Catania deve crescere. Non solo sul piano tattico, dove è fisiologico che serva tempo per assimilare i dettami di Viali, ma soprattutto sul piano mentale. Serve una reazione di nervi, una capacità di restare dentro la partita con ferocia, senza concedersi pause o cali di tensione. Perché le idee possono anche essere giuste, ma senza la determinazione diventano esercizi incompleti.
Il percorso è appena iniziato, e sarebbe miope pretendere tutto e subito. Ma allo stesso tempo, questa squadra deve capire in fretta che i playoff incombono. Adattarsi al nuovo corso non è un’opzione, è una necessità. E passa da dettagli che fanno la differenza: l’attenzione negli ultimi minuti, la cattiveria negli ultimi metri, la fame di chi non si accontenta.
Il Catania visto contro il Casarano è un cantiere aperto, sì, ma con fondamenta interessanti. Ora serve costruire in fretta, con lucidità e carattere. Perché le buone sensazioni, da sole, non fanno classifica. E il tempo per trasformarle in punti è già cominciato a scorrere.
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