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Gasp contro la società: i nodi da sciogliere. Il diktat dei Friedkin: “Abbassare i toni”

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I Friedkin hanno parlato chiaro: abbassare i toni, compattarsi e pensare solo al campo. L’ordine arrivato dall’alto è inequivocabile, e quando la Roma tornerà ad allenarsi Gian Piero Gasperini si troverà a dover ricucire — almeno formalmente — il rapporto con Claudio Ranieri e Frederic Massara. Ma, scrive oggi La Gazzetta dello Sport, al di là della tregua imposta dalla proprietà, i nervi restano tesi e le ragioni di ciascuno rimangono sul tavolo, tutte quante.

Da un lato c’è Gasperini, convinto di aver fatto un buon lavoro in una situazione oggettivamente complicata. Una rosa ridotta ai minimi termini, giocatori non sempre funzionali alla sua idea di calcio, una gestione degli infortuni — da Dybala a Dovbyk, da Ferguson a Soulé, fino alla tegola Koné — che non lo ha affatto convinto, eufemismo. E poi le scelte di mercato, sia estive che invernali, che non lo hanno reso felice. Un elenco di malumori che si è accumulato nel tempo e che la crisi di marzo ha portato definitivamente in superficie.

Dall’altro lato c’è una società che si ritiene convinta di aver fatto tutto il possibile per mettere il tecnico nelle migliori condizioni di lavoro, compatibilmente con una situazione finanziaria che impone dei limiti. La rosa, nell’ottica della dirigenza, è considerata valida e all’altezza per competere fino in fondo con Como e Juventus nella corsa alla Champions.

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E come prova di ciò, la società cita i casi di Ghilardi, Pisilli e Vaz: giocatori rimasti a lungo ai margini, su cui lo stesso Gasperini nutriva inizialmente qualche dubbio, e che si sono invece rivelati risorse preziose. L’ultimo esempio in ordine di tempo è proprio Vaz, il cui acquisto da 20 milioni — considerato da molti eccessivo all’epoca — viene oggi rivendicato con convinzione: la Roma è persuasa di aver speso bene quei soldi e che tra due o tre anni il ragazzo possa valere il doppio, se non di più.

Il punto è che Gasperini, probabilmente, sperava in qualcosa di più immediato. Un attaccante pronto, non un talento da far crescere. E a fine stagione, con ogni probabilità, lo farà notare ancora una volta. Sarà quel momento a definire tutto. Perché una volta chiuso il campionato, con la qualificazione Champions conquistata o sfumata, ognuno farà le proprie valutazioni — forse definitive. E si deciderà se questo progetto, nato con tante aspettative la scorsa estate, avrà ancora un senso andare avanti insieme. O se, invece, sarà arrivato il momento di prendere strade diverse.

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Fonte: Gazzetta dello Sport

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