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Uomini soli

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LR24.IT (A. CIARDI) - La storia ciclica. Passa il tempo, cambia la gente, ma non la sostanza. Abbiamo già descritto il palio della capitale, quel triste torneo in cui, per simpatie, amicizie, convinzione o interessi, si sposa una causa e pur di vincerla si ripone persino il bene comune pur di alzare la Coppa Idee Personali. La realtà racconta sempre la stessa storia. Allenatori lasciati soli a fungere da parafulmine. Dirigenti, paradirigenti, amministrativi, consiglieri del club e consiglieri dei presidenti, imbucati e garanti che spesso giocano a nascondino, magari tessendo tele dietro le quinte o facendo da ventriloqui per chi si presta in pubblico a esportarne il pensiero. È così da più di quindici anni.

Da quando per spianare la stessa agli americani si picconava Roma dall'interno spacciando per incapaci tutti quelli che dovevano abbandonare Trigoria . Un professionista come Pradè veniva deriso e accusato di incapacità. Un manager di personalità e riconosciuto come Montali fu defenestrato perché c'era da fare spazio a un manipoli di dirigenti alle prime armi nel calcio. E poi le divisioni su Sabatini fra i suoi groupie e i suoi hater, la guerra da dentro Trigoria al fumantino Petrachi, reo di stridere con il fallimentare bontonismo manierato in voga all'epoca fra Trigoria e via Tolstoj, frequentate da gente che sentiva l'obbligo di spiegare il calcio e la vira alla folla considerata stolta. Passando poi per Pinto nemico giurato di cui appoggiava Mourinho , e idolo di chi lo detestava, per disastri della Souloukou, per il Ghisolfi Paperino che in quanto anello debole di una catena di bigiotteria da mercatino asiatico manco aveva messo piede a Roma che era già cotto e cucinato. Quindi il passaggio dal campo alla scrivania di Ranieri, e il ritorno di Massara, meno chiuso mediaticamente del predecessore. Alle viste c'è Francesco Totti. E pure lui dividerà, statene certi. Di Monchi e Fienga è inutile parlare. In mezzo, gli allenatori. Diversissimi tra loro. Che avrebbero meritato stipendi tripli perché chiamati a cimentarsi in più ruoli, compreso quello del frontman spesso osteggiato da dentro le mura, da Richelieu moderni o semplici maestranze con mire espansionistiche. È andata male a Luis Enrique che veniva sventolato come una bandiera salvo poi essere lasciato fuori al balcone sotto le intemperie. A Zeman , usato per raccattare penosamente consensi e che pagò non i risultati ma avere detto, una settimana prima dell'esonero, che dentro Trigoria i dirigenti non erano in grado di fare seguire le regole, peccando di lesa maestà. Garcia pagò in pochi mesi prima la sua natura che lo induceva a lamentarsi degli arbitri e poi la critica a fine stagione alle strategie di mercato del club. Spalletti, al netto di tutti i suoi errori gestionali, quando si voltava vedeva dirigenti e consiglieri giocare a nascondino invece che assumersi responsabilità per gestire il fine carriera di Totti. Fonseca , al netto di tutti i suoi limiti, andò muso a muso con Dzeko capitano, subendo attacchi da ogni angolo, senza che nessuno fra Trigoria ed Eur spendesse mezza parola sulla questione bollente. A Mourinho si ritorse contro l'indole debordante, perché all'inizio faceva comodo che rappresentasse la Roma, poi la Roma stessa lo abbandonò rinnegando la scelta, con gioia massima di chi pur di dargli contro, a esonero compiuto, riabilitò fino a esaltare quei calciatori senatori che erano entrati in rotta di collisione con il portoghese.

Proprio loro, quelli oggi accusati di appartenere alla gang del sesto posto. Era appena iniziata l'era De Rossi, e stendiamo un velo pietoso su quei mesi di oscurantismo. Post Ranieri , ecco Gasperini . Ennesimo uomo solo. Considerato in cerca di alibi quando si lamenta degli obbrobri arbitrali. Considerato maleducato ed eccessivo quando sbatte a tutti in faccia la realtà di due sessioni di mercato inadeguate. Siamo alle solite. Niente di più sbagliato. Allenatori costretti a cantare e a portare la croce. Non si può contare sulla presenza dei proprietari, perché se non batti i pugni sul tavolo dopo lo scempio di Budapest è inutile parlarne. Dirigenti e consiglieri e garanti sono perennemente non pervenuti, come le temperature da Bressanone all'epoca delle previsioni del tempo del Colonnello Bernacca. Oggi ci sono Massara e Ranieri. Il primo ha passato cinque mesi a parlare di Fair play finanziario. Il secondo genera equivoci ingiustificati dai fatti. Perché nelle questioni importanti è sempre entrato, parlando della scelta dell'allenatore, facendo precisazioni sui conti finanziari e rivendicando le ambizioni del club.

Quindi è sbagliato dire che essendo consigliere esterno non possa parlare di arbitri. L'ultima volta che lo fece, un anno fa, era allenatore. Da consigliere non li ha mai menzionati. Andrebbe fatto. Non deve farlo per ruolo Massara. Lui per ruolo avrebbe dovuto ingaggiare ali d'attacco necessarie per sviluppare il gioco di Gasperini. Sarebbe bastato questo. La questione dirigenziale a Roma viene sempre messa in secondo piano, perché fanno più audience gli allenatori. Errore colossale. Madornale. O più semplicemente voluto.

In the box - @augustociardi75

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