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Opera in tre Atti | I movimenti di Empoli-Mantova

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Lento

Tutto sbagliato, tutto da rifare. Deve essere questo il pensiero che ha animato mister Fabio Caserta all’intervallo, con l’Empoli sotto di due reti in casa con il Mantova. Ci si aspettava uno scossone di carattere emotivo, generato dall’arrivo del nuovo tecnico. Sono arrivati invece due sonori schiaffoni da parte di una diretta concorrente che ha fatto ripensare profondamente le scelte fatte in sede di formazione. I correttivi applicati in corso d’opera hanno generato un ansioso e arrembante secondo tempo nel tentativo di evitare un harakiri interno di dimensioni colossali. Non proprio un assalto all’arma bianca ma una veemente reazione, favorita da un Mantova che, a lungo andare, ha nettamente arretrato il proprio baricentro. È arrivata così la rimonta azzurra in grado di produrre un 2-2 che, se da una parte tiene a galla Lovato e compagni, dall’altra alimenta ulteriormente i dubbi su una squadra che, nel girone di ritorno, non conosce vittoria. L’Empoli riparte da un nuovo allenatore e da un inedito modulo tattico. Senza tuttavia essere in grado di accantonare certi cali di concentrazione e limiti mentali che stanno trasformando la stagione in un’agonia di cui non si è ancora trovata la cura.

Adagio

Fabio Caserta abbandona la difesa a tre, in discontinuità con i suoi sfortunati predecessori, ma non riesce ad adottare la chiave tattica per assicurare maggiore equilibrio a una squadra che, dopo poco più di 35 minuti, si trova sotto di due reti. Decisamente negativa la prova dei due interpreti posti sui lati di un’inedita linea difensiva a quattro. Candela, a destra, non riesce ad offrire alcun contributo significativo in termini di spinta, mentre Obaretin, a sinistra, appare subito come un disorientato pesce fuor d’acqua, all’affannosa ricerca di una posizione che non gli appartiene. Mentre il Castellani non nasconde il proprio disappunto sotto forma di fischi, si va al riposo con un risultato di 0-2 che potrebbe avere ripercussioni letali su un torneo in cui, a questo punto, conta il raggiungimento di un solo obiettivo: salvare la pelle. Caserta ha il merito di correre opportunamente ai ripari. Lascia negli spogliatoi Obaretin e uno degli enigmi più irrisolti della stagione: Rares Ilie. Dentro Moruzzi e Nasti. I correttivi in corsa hanno un impatto positivo e consentono all’Empoli di non precipitare nel baratro.

Andante

Shpendi, lasciato colpevolmente troppo solo nel primo tempo, con un compagno di reparto al suo fianco, ritrova incisività e concretezza sotto porta. Moruzzi produce cross in quantità industriale formando con il sempre ispirato Elia un tandem di qualità sulla corsia laterale sinistra. Passa un’altra ventina di minuti e mister Caserta toglie dal campo un opaco e inconcludente Ceesay per inserire Edoardo Saporiti. L’ex Lucchese dispone di dosi di qualitá e sfrontatezza in ampie dosi. Dopo essere stato ai margini per guai fisici che ne hanno limitato il rendimento, il trequartista classe 2003 sembra giochi con una leggerezza mentale superiore rispetto a compagni che si portano dietro le scorie di un torneo complicato e costantemente in salita. Il match dai due volti con il Mantova dimostra come l’Empoli, oltre alle giocate illuminanti di Elia, debba necessariamente aggrapparsi alla freschezza di Shpendi e Saporiti per evitare di trasformare un campionato negativo e incolore in una sorta di tormentata odissea. La sfida di La Spezia non sarà un match per cuori deboli ma l’Empoli deve necessariamente ripartire dal secondo tempo visto con i virgiliani, sia dal punto di vista tattico che da quello caratteriale. Possibilmente, evitando di regalare un tempo agli avversari con scelte di formazione assai discutibili. 

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