Mariolina Bernardini: "Bologna nel cuore, papà voleva dare lo Scudetto alla Roma"
GASPORT - Sorride. Ogni aneddoto è un lampo. «Quando rileggo o rivedo la frase "Così si gioca solo in Paradiso" mi emoziono. Non era uno slogan: era una verità. Una fotografia». Mariolina è a Roma e ricorda il papà con una dolcezza che ti conquista. Papà Fulvio Bernardini , capitano della Roma e allenatore scudettato col Bologna , l'uomo che ha messo il timbro in maniera decisiva su tante piazze: da calciatore, da guida. «Fra i suoi sogni aveva anche quello di poter vincere lo scudetto da tecnico Roma. Ora le raccontò come andò…». (...)
Quanto è tifosa del Bologna?
Molto tifosa, molto; ma sempre con l'affetto per la Roma ovviamente. Papà è stato la prima bandiera giallorossa, oltre 200 gare, capitano, lo sa che nella "Canzona" di Testaccio viene citato? Bellissimo. Tifosissima, però, del Bologna a tal punto che prima di ogni partita mi messaggio con Stefano Dall'Ara, il nipote di Renato: abbiamo un codice su whatsapp, scaramanticco. A suo tempo raccontavano che papà e Dall'Ara non andavano molto d'accordo perché Fulvio non andava a giocare a carte col presidente. La verità è che papà non amava parlare di calcio col presidente perché ci teneva a rimanere indipendente. Ma era un sentimentalone un po' -. nascosto».
Di certo è stato una colonna della Roma.
«Dopo Lazio e Inter andò in giallorosso, 1928. Nella sua carriera disse di no due volte alla Juventus. Avrebbe potuto vincere tutto se ci fosse andato da calciatore e poi da allenatore. Nel primo caso conosceva molto bene il portiere juventino dei primi anni '30: gli chiese di raggiungerlo, ma scelse di restare alla Roma, diventando anche capitano. Da allenatore lo chiamò Boniperti. Ma lui amava scegliere uomini e avere un piano triennale per vincere. A Giampiero disse: "Eddai, che ce vengo a fa' , lo sanno tutti che la squadra la fai te". Questo era mio padre. Alla fine è andata così: avrebbe potuto vincere tutto se fosse andato alla Juventus, ma non l'ha scelta ed è andato a prendersi altre due piazze nelle quali vincere, Firenze e poi Bologna».
Ma il rimpianto Roma c'è.
«Ecco, ma devo sottolineare che non retrocesse con lui eh… La storia, più avanti negli anni, è questa: i Marchiai, allora proprietari, vennero a casa e gli proposero un contratto. Papà era contentissimo. Poi un socio degli stessi Marchiai scelse con un blitz di prendere Helenio Herrera. Papà ci rimase non male: malissimo. Uno dei suoi sogni sarebbe stato quello di allenare a lungo la Roma fino a portarla allo scudetto. È un cruccio che si è sempre portato addosso».
(...) Quindi come si pone davanti a questo euroderby?
«Posso banalizzare, cosa che solitamente non amo? Ho seriamente il cuore diviso a metà. Il Bologna è una società super, mi hanno chiamato quando c'era Motta e mi hanno fatto visitare il centro tecnico e poi la terrazza al Dall'Ara intitolata a Fulvio. LI. Roma mi ha già chiamato perché nel 2027 compirà 100 anni. Amo entrambe, ma il tifo per il Bologna è sempre stato vivo, forte».

