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Litti: "La Roma è magica, non pensavo ci fosse così tanta passione. Primi mesi difficili, ma ora devo dimostrare di che pasta sono fatto" (VIDEO)

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Marco Litti , terzino sinistro della  Roma Primavera , è il protagonista della nuova puntata della rubrica 'Dreaming Roma' e nel corso dell'intervista ai canali ufficiali del club ha raccontato il suo percorso nel settore giovanile giallorosso. Ecco le sue parole.

Come stai? "Molto bene, grazie".

Nel gruppo squadra vi chiedete: "Come stai?" "Nella nostra generazione ancora sì, ci si parla".

Quanto è stato difficile lasciare la tua città per trasferirti a Roma? "I primi mesi un po' difficile, era un ambiente nuovo e non conoscevo nessuno. Roma è una realtà più grande rispetto a quella in cui vivevo. I primi 2/3 mesi sono stati un po' difficili, ma con il passare del tempo ho conosciuto tutti ed è stato molto più semplice ambientarmi".

Chi ti ha particolarmente aiutato in questo processo? "Non c'è stata una persona in particolare, ma tante persone mi hanno fatto sentire a casa. Non mi hanno fatto mai mancare nulla, mi hanno sempre aiutato anche nelle piccole cose e questo fa la differenza".

Da piccolo passavi tutta la tua giornata tra Trigoria e il convitto... "Andavo a scuola e ad allenarmi. Ho fatto amicizie e mi hanno fatto sentire subito a mio agio".

Dove hai iniziato a giocare a calcio? "Ho iniziato all'Euro Sport Academy, che è una scuola di calcio di Brindisi. Dopo quattro anni sono passato al Lecce, dove ho trascorso altri quattro anni. Poi mi hanno detto che la Roma era interessata e io non ho esitato".

Nel 2020 la chiamata della Roma: chi te lo ha detto? "Mia madre".

La tua reazione? "Ho detto: 'Dai, non scherzare...'. Lei ha detto: 'No, veramente'. All'inizio era un po' titubante anche lei, il figlio piccolo... Io le ho detto: 'Voglio andare'".

Che trattativa è stata? "C'era anche il Covid in mezzo, non sapevamo quando avrebbero riaperto. Sono venuto a visitare Trigoria prima che chiudessero tutto e l'impatto è stato devastante".

Cosa hai pensato quando hai varcato il cancello di Trigoria? "Ho pensato: 'Assurdo'. Non avevo mai visto un centro di allenamento così moderno e all'avanguardia. Sono rimasto incredulo".

Ma hai lasciato la tua casa... "Non ci pensavo. Più ci pensi, più diventi triste. Mi dicevo: 'Se voglio diventare un calciatore...'. Prima o poi doveva succedere, non posso sempre stare attaccato alla mia famiglia. Ho preso questa decisione, mia madre mi ha dato libero arbitro e mi ha permesso di fare questa scelta".

La famiglia è venuta a Roma con te? "No, è rimasta giù. Mia mamma viene a trovarmi una volta al mese. La mia famiglia è stata fantastici, non mi ha mai fatto mancare nulla e sentire la distanza. Quando mi sentivo un po' giù venivano o io andavo giù per qualche giorno. Hanno capito la situazione".

Cosa ti manca di più di casa? "Gli amici e la famiglia. Quando ero a Lecce, dopo l'allenamento, uscivo, andavo al bar e stavo con loro. Ora faccio le videochiamate. Mia mamma e mio fratello mi seguono dappertutto. Fanno di tutto per me".

Tuo fratello è più grande o più piccolo? "Più grande".

Gioca anche lui a calcio? "Giocava a Lecce e ha fatto l'eccellenza".

Quindi capisce la tua passione? "Sì".

Che impatto hai avuto con la città di Roma? "Ora ho iniziato a vivere Roma. Ogni tanto vado a cena con i miei compagni di squadra. Avendo la macchina e la patente è più facile visitarla. All'inizio mi sono buttato in questa città grande e bella e l'impatto è stato bello ed emozionante".

C'è stato un momento in cui hai pensato di tornare indietro? "No, mai. Ero sempre più convinto che la scelta fatta era quella giusta".​​​​​​​

Nel 2022/23 hai vinto il tuo primo Scudetto con la Roma Under 17: è stato un punto di arrivo o faceva solo parte del percorso? "Per me è stato un punto di partenza. Perché è facile arrivare in un club e pensare ai tuoi obiettivi finali. Per raggiungere gli obiettivi finali devi fare delle tappe come il primo scudetto, i primi scontri diretti...".

A chi devi l'essere qui? "Mio padre".

L'obiettivo finale è anche per lui? "Sì. Tutto quello che faccio in campo e la persona che sono, è tutto per lui". Ti ha aiutato trasferirti così piccolo? "Sì, perché giù c'è sempre quell'assenza quando lasci casa. Sento sempre papà".

Ti manca giocare vicino alla porta o il tuo ruolo è un po' più arretrato? "Ho iniziato da esterno d'attacco. Poi i mister mi hanno abbassato perché avevo grande corsa e mi piace attaccare lo spazio. Sono passato poi da quinto a terzino, ma mi piace partire da dietro".

Si tratta della tua caratteristica principale? "Sì. Partendo da dietro è più semplice vedere porta e compagni. Quando gioco spalle alla porta vado in difficoltà".

In cosa devi migliorare? "L'aspetto difensivo. Ero abituato a giocare da attaccante, ma quando affronti avversari bravi tecnicamente è più difficile. Piano piano i risultati arriveranno". Pensi che questo sia il tuo miglior momento della carriera? "Ora mi sento bene fisicamente e mentalmente. Sono libero e concentrato. Sono contento perché sto trovando continuità".

A luglio hai rinnovato il tuo contratto con la Roma: a cosa pensavi mentre lo firmavi? "Adesso arriva il bello. Ora devo dimostrare di che pasta sono fatto, se sono un giocatore da Champions League, da bassa classifica... Ho pensato subito ai sacrifici fatti".

Il settore giovanile sta finendo... "Bisogna buttarsi nei grandi".

Questi sono gli ultimi mesi nel settore giovanile: sei più impaziente in vista del futuro o hai "paura" di lasciare la tua comfort zone? "50 e 50. È bello stare con i compagni che sono come te, ma è anche bello rapportarsi con i grandi, i tifosi, la pressione...".

Sei pronto a diventare un calciatore professionista a tutti gli effetti? "Sì. Ho passato tante difficoltà tra infortuni e situazione familiare. Non è una passeggiata, ma i problemi sono altri. Giocare a calcio deve essere divertente".​​​​​​​

Vedi ancora il calcio come divertimento... "Esattamente. Avendo affrontato delle difficoltà, ti rendi conto di quali siano i veri problemi nella vita. Perdere una partita, sbagliare un cross o un tiro ti dispiace, ma non sono questi i veri problemi. Si volta pagina".

Quando hai lasciato la Puglia avresti mai pensato di essere qui a un passo dal professionismo? "No. Perché non mi immaginavo questo percorso, ma sono felice che sia andata così".

Qual è la tua ambizione nel calcio? "Giocare ai massimi livelli".

Ti immagini il tuo debutto con la Roma? "Lo spero. Mi piacerebbe giocare all’Olimpico con questa maglia, con i tifosi che ogni domenica vengono a sostenere la Roma. Qui a Roma, la Roma è qualcosa di magico".

Quanto ti è entrata dentro la Roma? Quanto senti la maglia della Roma? "Tanto. All'inizio pensavo che tutte le squadre fossero uguali. Ma dopo aver vissuto a Roma per sei anni, capisci che la Roma conta davvero tanto qui. Senti la passione dei tifosi, il calore, la pressione ed è bello".

Con poche parole hai descritto un intero popolo... "Non pensavo ci fosse tanta passione. Quando ho visto alcuni derby e big match vedevo persone che soffrivano per una squadra di calcio. Questo ti fa capire che sei in una grande città e in una grande squadra. Io voglio fare parte di questa storia".

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