L’EDITORIALE | Chi segna vince. Scelte da rivedere se si vuole davvero puntare in alto
La sconfitta di Benevento ha il sapore amaro di un’occasione sprecata, ma la delusione non nasce ieri. Il 2-1 subito dai giallorossi certifica ciò che i tifosi del Catania temevano da tempo: questa squadra non è cinica e non sa trasformare le occasioni create in punti, soprattutto lontano dal Massimino.
Il match contro il Benevento era l’ultimo vero banco di prova per riaprire le sorti del campionato, l’appuntamento da non fallire per tentare il sorpasso o almeno ridurre il distacco. E invece, nonostante un primo tempo convincente e alcune chance importanti, i rossazzurri hanno finito per cedere nel momento decisivo, pagando ancora una volta la legge ferrea del calcio: chi segna vince.
Ma la sconfitta contro la capolista è solo l’ultimo capitolo di una stagione in cui i punti persi per strada contro avversari teoricamente alla portata pesano come macigni. Contro squadre inferiori, o comunque alla portata, il Catania ha lasciato terreno prezioso, compromettendo qualsiasi possibilità di vera rimonta. Ed è un problema che affonda le radici nella gestione complessiva della squadra.
Domenico Toscano ha provato a costruire una squadra solida, ma le scelte tattiche e l’impiego di alcuni giocatori più tecnici, su cui la società ha fatto investimenti significativi, lasciano più di un dubbio. Bruzzaniti è il caso più eclatante: un giovane talento per cui si sono fatti sacrifici economici, spesso impiegato col contagocce e quasi mai in posizioni o momenti decisivi per incidere davvero. È chiaro che l’allenatore punti sulla solidità e sulla copertura, ma il rischio è che questa gestione limiti il potenziale di chi può realmente fare la differenza.
In trasferta il Catania appare fragile, incapace di replicare la compattezza e l’intensità che al Massimino gli hanno permesso di raccogliere punti importanti. La squadra costruisce, prova, gioca, ma il cinismo e la capacità di chiudere le partite continuano a mancare.
Alla fine, la partita di Benevento è solo l’ennesimo segnale che la squadra deve imparare a essere più fredda, più spietata quando conta, e che le scelte tecniche e tattiche della gestione Toscano vanno forse riviste se si vuole davvero puntare in alto.
Il vero problema non è una singola partita, ma una tendenza: creare senza capitalizzare, costruire senza finalizzare, investire senza sfruttare appieno i talenti. Se il Catania vuole evitare di vivere stagioni condizionate dai rimpianti, questo è il momento di riflettere e di cambiare registro, perché il tempo delle occasioni mancate rischia di diventare un’abitudine dolorosa.
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