L’EDITORIALE – L’enigma dell’infermeria azzurra: se non è sfortuna, cos’è?
di Vincenzo Letizia
C’è un limite sottile che separa la casualità dalla statistica, e il Napoli, in questa stagione, sembra averlo varcato da un pezzo. Mentre il calendario segna l’imminente anticipo della ventottesima giornata contro il Torino di D’Aversa, l’ambiente azzurro si ritrova a fare i conti con l’ennesimo bollettino medico che sa di beffa.
Le notizie che arrivano da Castel Volturno sono un ossimoro costante: da una parte il sospiro di sollievo per i “lungodegenti” Anguissa e De Bruyne, pronti almeno per la panchina al Maradona; dall’altra, la mazzata che colpisce il cuore della manovra. Lo stop di Stanislav Lobotka, vittima di un sovraccarico muscolare accusato a Verona, si somma a quello di McTominay, lasciando Antonio Conte con un centrocampo ridotto ai minimi termini proprio nel momento cruciale della stagione.
Ma siccome nel calcio, così come nella vita, credere al paranormale o alla “nuvola di Fantozzi” è un esercizio sterile, sorge spontanea una domanda che esige risposte concrete: perché?
Non può essere solo il fato a decimare sistematicamente il reparto mediano. Un’emergenza così persistente impone una riflessione su diversi piani. È una questione di carichi di lavoro troppo pesanti per una rosa che forse non ha ancora assorbito i ritmi martellanti imposti dal nuovo corso tecnico? O si tratta di una fragilità strutturale legata allo stress di una stagione dove ogni partita viene vissuta come un’ultima spiaggia?
Lobotka, il metronomo silenzioso, si è arreso a un affaticamento che sa di usura. McTominay, il guerriero arrivato per dare fisicità, è finito ai box. In un calcio moderno dove la prevenzione è una scienza esatta, questa catena di incidenti muscolari rappresenta un cortocircuito che rischia di vanificare il lavoro tattico di Conte. Il tecnico leccese è famoso per spremere i suoi uomini fino all’ultima goccia di sudore, un metodo che storicamente porta trofei ma che richiede un equilibrio precario tra sforzo e recupero.
Venerdì sera, a Fuorigrotta, il Napoli dovrà inventarsi un’altra pelle per arginare un Torino rivitalizzato dalla cura D’Aversa. Ma al di là del risultato del campo, resta il nodo infermeria. Se non è sfortuna — e non può esserlo sempre — allora qualcuno dovrà spiegare se il motore azzurro è andato fuori giri o se, semplicemente, si è chiesto troppo a chi quel motore avrebbe dovuto farlo girare.
La sensazione è che il Napoli stia correndo a velocità massima con troppi componenti usurati. In una stagione senza coppe europee, un numero così elevato di infortuni muscolari solleva interrogativi legittimi sulla gestione dei recuperi. Conte è un maestro nel gestire l’emergenza, ma giocare ogni settimana con il centrocampo “cerottato” è un handicap che nemmeno il miglior motivatore del mondo può ignorare a lungo.
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