OBIETTIVO NAPOLI – Tra infortuni e VAR, Conte non può combattere anche contro gli arbitri
di Vincenzo Letizia
Conte può ovviare agli infortuni, ma non ai disastri arbitrali
C’è un limite a tutto. Anche alla resilienza, anche alla competenza, anche al carisma di un allenatore che ha costruito la propria carriera sull’ordine e sulla disciplina. Antonio Conte può tamponare le falle, reinventare ruoli, chiedere straordinari ai giovani. Ma pretendere che riesca a governare anche l’imponderabile, l’arbitrale, l’interpretazione variabile delle regole, è oggettivamente troppo.
Il Napoli è dentro una tempesta perfetta. Gli infortuni si moltiplicano, i recuperi slittano, i rientri diventano miraggi. E qui la domanda non è polemica, è logica: perché questa sequenza infinita di stop muscolari? Perché tempi di recupero così dilatati? È solo sfortuna o c’è qualcosa che non funziona nella gestione complessiva? Conte sta lavorando con una rosa ridotta all’osso, rattoppata, spremuta.
Eppure la squadra, anche così, risponde.
Rigore sì, rigore no: il VAR a intermittenza
Il calcio moderno vive di regolamenti, ma soprattutto di interpretazioni. Il rigore inizialmente concesso a Hojlund – decisione presa in campo dall’arbitro Biffi – rientrava nella categoria delle valutazioni soggettive. In questi casi, il protocollo VAR parla chiaro: contatto giudicato da campo, soglia di intervento alta. E invece il VAR interviene, ribalta.
Poi arriva l’episodio opposto. Il gol di Gutierrez, apparso regolare ai più, viene annullato. Proteste, incredulità. E qui il VAR dov’è? Perché interviene in una direzione e resta silente nell’altra? La percezione – e nel calcio la percezione conta quasi quanto la realtà – è di una discrezionalità che penalizza sempre gli stessi.
È una sensazione che alimenta frustrazione. E quando la frustrazione diventa sistema, la fiducia crolla.
Il Napoli fa il massimo. Oltre non può andare
In mezzo a questo caos, il Napoli ha comunque offerto una prova gagliarda. Approccio corretto, spirito combattivo, voglia. I ragazzi terribili Vergara e Alisson hanno acceso la scintilla, dimostrando personalità e freschezza. Meno convincenti gli esterni bassi: Mazzocchi e soprattutto Gutierrez hanno sofferto in fase difensiva e nel gioco aereo, mostrando limiti evidenti.
Ma la squadra ha dato tutto. E questo va riconosciuto.
Quando sei corto, quando rincorri emergenze settimanali, quando ogni partita è un rebus fisico prima ancora che tattico, più di così non puoi fare. Se poi agli ostacoli strutturali si aggiungono decisioni arbitrali controverse, diventa una salita con lo zaino pieno di pietre.
ADL e il silenzio che pesa
A questo punto la domanda è inevitabile: Aurelio De Laurentiis quando deciderà di farsi sentire? Il presidente ha spesso dimostrato di non avere timore nel difendere il club. Ora il malcontento monta. La piazza chiede una presa di posizione forte, istituzionale, chiara.
Non per alzare polveroni, ma per tutelare un gruppo che sta combattendo oltre i propri limiti.
VAR e passione: un equilibrio che si spezza
Il VAR nasce per correggere errori evidenti. Ma quando l’utilizzo appare disomogeneo, il rischio è devastante: non solo si altera il risultato, si incrina la passione. Le regole non stanno “uccidendo” il calcio; è l’applicazione incoerente che lo sta svuotando di credibilità.
Il tifoso può accettare la sconfitta. Non l’ingiustizia percepita.
Vergogna DAZN
In chiusura, una nota che va oltre il campo. Molti tifosi hanno segnalato l’interruzione della diretta proprio mentre l’Atalanta si apprestava a battere il corner del possibile pareggio contro il Napoli. Un blackout nel momento clou.
DAZN continua ad aumentare i costi degli abbonamenti, ma buffering e blocchi restano una costante. Il rispetto per chi paga dovrebbe essere la base. Il calcio non può spegnersi sul più bello. Non è solo un servizio: è un’emozione collettiva.
E quell’emozione merita tutela, dentro e fuori dal campo.
Il Napoli oggi fa il massimo possibile. Conte sta tenendo la barra dritta in mezzo alla burrasca. Ma nessun allenatore può allenare il VAR, nessun modulo può neutralizzare l’incoerenza. E quando il campo non basta più, il rischio è che a perdere non sia solo una squadra. Ma il calcio stesso.
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