Osimhen shock: “A Napoli trattato come un cane”. Retroscena su Spalletti, De Laurentiis e la Juve
Osimhen, parole che fanno rumore: tra amore per Istanbul e ferite napoletane
A poche ore dalla sfida contro la Juventus di Luciano Spalletti, le parole di Victor Osimhen rimbombano come un tuono sul cielo del calcio italiano. L’attaccante nigeriano, oggi simbolo del Galatasaray, ha rilasciato un’intervista destinata a far discutere, tra dichiarazioni d’amore per Istanbul e accuse pesanti nei confronti del Napoli.
Parole forti, dirette, senza filtri. Di quelle che riaprono ferite mai del tutto rimarginate.
Istanbul nel cuore: “Qui qualcosa di unico”
Osimhen racconta la sua nuova vita in Turchia con entusiasmo sincero. “Ho trovato un club e una città che amo”, ha dichiarato, spiegando come l’impatto con Istanbul sia stato immediato e travolgente. Un legame viscerale con la piazza, con il calore dei tifosi, con un ambiente che – a suo dire – non aveva mai sperimentato prima.
L’obiettivo, però, non è solo emotivo. È tecnico e ambizioso: lasciare il segno in Champions League. Il Galatasaray vuole crescere in Europa e, per farlo, ha investito su giocatori di altissimo livello. E Osimhen si sente al centro di questo progetto.
Spalletti, rispetto e verità
Nel pieno delle polemiche, una certezza: la stima per Luciano Spalletti.
“Si diceva che litigassimo, ma non era vero”, ha chiarito l’attaccante, smentendo definitivamente le voci di tensioni insanabili durante l’anno dello scudetto. Anzi, Osimhen riconosce all’allenatore il merito di aver trasformato una squadra in un gruppo vincente, lavorando “notte e giorno” per convincerli che il titolo fosse possibile.
Un rapporto intenso, fatto di crescita prima umana e poi professionale. Parole che suonano come un attestato di riconoscenza.
L’addio al Napoli: accuse pesanti
Ma il cuore dell’intervista è un altro. Ed è qui che la temperatura sale.
“Mi trattavano come un cane. Non sono un burattino”.
Frasi durissime, indirizzate al club che lo ha portato sul tetto d’Italia.
Osimhen parla di insulti razzisti, di allusioni dopo un rigore sbagliato, di una gestione che lo avrebbe ferito profondamente. Sottolinea l’esistenza di un gentlemen agreement con Aurelio De Laurentiis, accordo che – secondo il giocatore – non sarebbe stato rispettato pienamente.
Unica eccezione nei contatti successivi? Le chiamate di Edoardo De Laurentiis. Nessuna scusa pubblica, invece, da parte del club.
Eppure, nel mezzo della rabbia, resta l’amore per il popolo azzurro: “Mi dispiace per i tifosi. Per loro il Napoli viene prima di tutto”.
Una separazione che somiglia più a una frattura che a un semplice trasferimento.
Il retroscena Juve: la chiamata di Giuntoli
C’è poi il capitolo bianconero. Prima della Turchia, l’interesse della Juventus.
Osimhen racconta la telefonata di Cristiano Giuntoli, desideroso di portarlo a Torino. Un corteggiamento reale, concreto. “Quando ti chiama la Juventus devi sederti e ascoltare”, ha ammesso, lasciando intendere quanto l’ipotesi fosse stata presa seriamente in considerazione.
Ma la convinzione che il Napoli non lo avrebbe lasciato partire ha chiuso ogni spiraglio.
“Sono tra i migliori al mondo”
Infine, l’orgoglio del centravanti. Nessun confronto diretto tra Turchia e Italia, ma una consapevolezza netta: “Se non sono il numero uno, sono il numero due, o al massimo il numero tre”.
Autostima da top player, dichiarazioni da leader.
Conclusione
Le parole di Victor Osimhen non sono semplici dichiarazioni pre-partita. Sono un atto d’accusa, una confessione emotiva, un modo per chiudere – forse definitivamente – un capitolo tanto glorioso quanto tormentato.
Tra lo scudetto conquistato insieme e le ombre dell’addio, resta la sensazione di una storia d’amore finita male. E come tutte le storie intense, lascia strascichi, polemiche e verità che fanno rumore.
Il campo dirà il resto. Ma intanto, le parole hanno già segnato un gol pesantissimo.
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