L’EDITORIALE | Catania, un punto che non accende la rincorsa. L’obbligo di onorare Orazio Russo, esempio da seguire
Ci sono giorni in cui il calcio resta sullo sfondo. Il derby di Siracusa è stato uno di quei giorni, perché la Catania sportiva e non solo ha dovuto fare i conti con un dolore vero, profondo, condiviso: la scomparsa di Orazio Russo. Un uomo prima ancora che una bandiera, un riferimento umano oltre che calcistico, strappato alla vita da un brutto male che non guarda in faccia nessuno. In queste ore le parole rischiano sempre di sembrare insufficienti. Resta però la memoria di un professionista serio, di un uomo di valori, di un simbolo che ha incarnato appartenenza e dignità. E resta una comunità che si stringe, perché certi legami non li scioglie nemmeno il tempo.
In un clima inevitabilmente segnato dalla commozione, il Catania è sceso in campo al “De Simone” con l’obbligo di onorare quel nome anche attraverso la prestazione. Per un tempo lo ha fatto. Squadra ordinata, compatta, capace di colpire con D’Ausilio e di trovare anche il raddoppio, poi annullato per fuorigioco. Una prima frazione nella quale si è vista una squadra concentrata, applicata, dentro la partita.
Poi, ancora una volta, la ripresa ha cambiato la sceneggiatura. Il pareggio immediato del Siracusa ha rimesso tutto in discussione e ha riportato in superficie fragilità già emerse in altre occasioni.
Il Catania ha avuto le sue opportunità, ma non ha avuto la forza e la lucidità per trasformarle in un nuovo vantaggio. Farroni ha fatto il suo, è vero, ma la sensazione è che negli ultimi sedici metri manchi qualcosa: cattiveria, freddezza, precisione. Non è un problema di quantità di gioco, è una questione di qualità nella rifinitura e nella finalizzazione.
Gli episodi da moviola, le richieste di rigore da una parte e dall’altra, l’espulsione finale di Turati sono il contorno di un derby teso, combattuto, ma il dato che resta è il pareggio. Un punto che muove la classifica ma non accende la rincorsa. Con la partita contro il Trapani ancora da recuperare, il Catania aveva l’opportunità di accorciare sulle rivali e di dare un segnale forte al campionato. L’occasione è stata parzialmente sprecata.
Questo non significa bocciare tutto. La squadra ha mostrato organizzazione, ha concesso relativamente poco, ha saputo reagire nei momenti di pressione. Ma in una stagione in cui ogni dettaglio pesa, non capitalizzare le occasioni diventa un limite che incide. La zona gol continua a essere un cantiere aperto. Servono più concretezza e continuità nell’arco dei novanta minuti. Forse è proprio qui che il ricordo di Orazio Russo può diventare qualcosa di più di un omaggio. Non solo memoria, ma esempio.
Valori come dedizione, senso di responsabilità, attaccamento alla maglia non sono concetti astratti. Sono il terreno su cui costruire il presente. Il Catania, oggi, ha bisogno di trasformare il dolore in energia, la commozione in determinazione. Perché il campionato non aspetta, e perché certe figure meritano di essere ricordate anche attraverso la capacità di andare oltre gli ostacoli. Il derby di Siracusa consegna un pareggio e molte riflessioni. Il cammino è ancora aperto, ma richiede un salto di qualità. Nel gioco, nella cattiveria sotto porta, nella gestione dei momenti chiave.
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