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Grave lutto in casa rossazzurra: è morto Orazio Russo. Una vita per il Catania

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Una notizia devastante, straziante per tutto l’ambiente etneo. E’ morto, all’età di 52 anni, il responsabile del settore giovanile del Catania Orazio Russo. Ci lascia una persona speciale, prima che un professionista esemplare, un simbolo per la Catania calcistica. Se n’è andato alle ore 15.25 di oggi, sabato 14 febbraio. “Il Presidente Rosario Pelligra, il Vice Presidente e Amministratore Delegato Vincenzo Grella e il Catania Football Club in tutte le sue componenti esprimono profondo dolore per la scomparsa di Orazio Russo, uomo di grandi valori. Da responsabile del settore giovanile, da tecnico e da calciatore, per il Catania ha sempre speso le sue grandi qualità con orgoglio e senso d’appartenenza. Siamo e saremo vicini alla famiglia Russo. Addio Orazio, ti porteremo sempre nel cuore”, si legge in una nota diffusa dalla società rossazzurra. 

Orazio Russo ha dato tutto per i colori rossazzurri. Calciatore di livello che ha calcato anche i campi di Serie A, legatissimo alla città dell’Elefante che ha coronato il sogno di esordire in A vestendo la maglia del Catania 16 anni fa. Ha vissuto intensamente i colori rossazzurri in Serie C2, C1, B ed A, prima ancora nelle giovanili. Un percorso lungo indossando a più riprese la casacca rossazzurra per poi ricoprire i ruoli di team manager, allenatore in seconda e nell’ambito del settore giovanile, responsabile tecnico del progetto affiliazioni scuole calcio, responsabilità dell’attività di base assumendo, infine, il pieno controllo dell’attività del settore giovanile rossazzurro. Una vita per il Catania, rifiutando da giocatore persino una proposta dalla Juventus pur di non lasciare la città. Ha militato anche tra le fila di Lecce, SPAL, Savoia, Acireale, Padova, Perugia e Gela.

Se ne va un simbolo, un pezzo di storia. Una bandiera. Qualche mese fa rilasciò la sua ultima intervista al podcast di Gianpaolo Pasqualino Melior de Cinere Cunto. Doveroso riportarne le parti salienti, a conferma di quanto davvero Orazio Russo fosse innamorato del Catania:

Catania è stato sempre il mio sogno sin da ragazzino. Già all’età di 3 anni mio padre mi portava allo stadio. Sognavo un giorno di entrare nel rettangolo verde di questo stadio per giocare, non per limitarmi a guardare le partite. Me lo ripetevo spesso anche quando facevo il raccattapalle. Catania rappresenta la mia vita”.

“Ci sono diverse partite che ho seguito da tifoso e ricordo in particolare. Innanzitutto un Catania 2-1 Perugia che fu segnato da un fatto del tutto increscioso e vincemmo 2-1 al 90′ andando agli spareggi all’Olimpico, dove mio padre non mi portò. Avevo 9 anni. L’ho chiuso in casa perchè sarei voluto andare all’Olimpico, sono riuscito a non farlo partire e gli chiedo scusa! Ricordo un Catania-Inter con gol di Passarella su punizione e un Catania-Udinese con gol di Zico. Ricordo tante partite, i miei idoli erano i calciatori del Catania Borghi, Cantarutti e Barozzi, quest’ultimo poi era molto bravo perchè si procurava anche tanti calci di rigore. Guardavo sempre gli attaccanti”.

“Calcisticamente la mia avventura è partita dalla Barriera del Nord, poi giocai per 3-4 anni con il Sant’Agata Li Battiati dove giocavo sempre con i più grandi, addirittura appena compiuti 14 anni mi hanno fatto esordire in Seconda Categoria. Quell’anno ci fu il passaggio negli Allievi Nazionali del Catania, la Primavera lottava ai primi posti per andare alle fase nazionali. Io feci 24 gol e disputai 4 gare in Primavera all’età di 15 anni con 2 reti siglate fuori casa contro Reggina e Messina. L’anno dopo feci il campionato Berretti sempre sotto età, a fine stagione parti con la Prima Squadra in ritiro con mister Caramanno. Poi tornai in Berretti esordendo sempre con Caramanno in un Catania-Battipagliese giocato sul neutro di Barcellona Pozzo di Gotto dove scesi in campo gli ultimi 20 minuti. In seguito, ancora con Caramanno, a Fano perdemmo 1-0 esordendo da titolare. L’anno dopo fu quello della consacrazione perchè con Bianchetti esordì in Coppa Italia col Licata, l’ultimo quarto d’ora entrai siglando il gol del 2-1. Sempre in Coppa Italia vincemmo col Siracusa e poi con Bianchetti giocai un Catania-Nola siglando il mio primo gol in campionato. Fui convocato in Under 21 con Boninsegna”.

“Massimino mi vide fare un gol in amichevole con esecuzione in rovesciatata e disse che non mi sarei mosso da Catania. Più precisamente, la sera chiamò e mi disse «tu si fotti, facisti ‘n gol…». Parlò con me, Cacciola e La Torre, i tre ragazzi che stavamo vivendo un periodo importante. La Juventus? Una sera arrivò una telefonata a casa, rispose mio padre ed erano quelli della Juve. Pensava fosse uno scherzo, invece no. Prima di fare un passo avanti con la società volevano sapere se eravamo favorevoli ad uno spostamento da Catania a Torino. Quando mio padre capì che era la verità, io gli dicevo di chiudere il telefono perchè volevo esordire col Catania. L’anno dopo Massimino organizzò proprio un’amichevole con la Juventus. Venivamo da un ko con la Lodigiani dove io sbaglia un rigore perdendo 3-0, andai a segno contro la Juve e mi sono strappato rimanendo fermo tre mesi. Io comunque avevo già detto e ribadito che non sarei andato alla Juve”.

“Il mio passaggio al Lecce, in Serie A? Se il Catania fosse stato riammesso, io sarei tornato ai piedi dell’Etna perchè contrattualmente c’era questa possiblità. Avevo manifestato la volontà di tornare. Dopo la radiazione andai a giocare a Lecce. Io, comunque, ho sempre preferito stare a casa vivendo con la famiglia. Questo è stato anche un mio limite, tra virgolette. Non è un caso che le migliori stagioni le ho fatte quando ero a Catania ed Acireale. La mia priorità era sempre quella di rientrare a casa. Ad un certo punto chiesi anche di andare in prestito al Catania, ma il Lecce non voleva perchè il club rossazzurro militava in C2. L’anno dopo mi misero fuori rosa perchè il Lecce spingeva affinchè io andassi in C1 alla Nocerina ma io ho sempre e solo voluto il Catania“.

“Pasquale Marino? Era un leader come compagno di squadra. Un leader in tutti i sensi. Cito anche Pannitteri e D’Isidoro. Guardavamo come prezioso punto di riferimento i senatori del gruppo. Io avevo 23-24 anni ed erano i miei idoli perchè capivo che i loro consigli servivano per la mia carriera. Marino quando eravamo da soli lo chiamavo ‘Pasquale’, poi da allenatore sono riuscito a chiamarlo ‘mister’. Abbiamo avuto la fortuna di vivere anche la stagione dalla B alla A. Io tornai a Catania nel 2004 con il sogno di portare la squadra in Serie A. Il primo anno di B iniziò un pò così, poi disputammo un buon girone di ritorno centrando la salvezza. L’anno successivo si vedeva che la società stesse costruendo una squadra attrezzata per raggiungere la A e così facemmo”.

“Eurogol in Catania 2-2 Vicenza? Non avevo gli scarpini adatti. Nel primo tempo c’era un sole assurdo, venne il diluvio nel corso della ripresa. Eravamo sotto di due reti, io non sapevo se chiedere al magazziniere di andarmi a prendere le altre scarpe, poi ho pensato che magari non sarei entrato. Dopo avere subito il gol dello 0-2 invece Marino mi chiamò. A quel punto dissi «ora che faccio?». Prima di entrare in campo chiesi al team manager Maurizio Patti quanti minuti mancassero. C’erano 20 minuti a disposizione. Dentro di me pensai di provare a fare gol. Prima propiziai la rete dell’1-2, poi ho visto quella palla e pensai subito di calciare in porta, indirizzandola all’incrocio dei pali. Non era la prima volta che provai quella giocata, anche in allenamento feci gol simili”.

“Catania-Albinoleffe, partita che valse la promozione in A? Non abbiamo dormito tutto la notte. Io ero in camera con Silvestri, durante la notte ci siamo alzati tantissime volte. E’ stata un’emozione bellissima da vivere. Già alle ore 13:00 lo stadio era stracolmo, sapevo di potere realizzare il sogno di una vita. A fine primo tempo mi ero fatto male, poi al mio posto entrò Del Core, autore del gol promozione. E’ stato l’infortunio più bello della mia vita! Nel 2010 tornai a Catania, mi tesserarono e Mihajlovic – persona squisita e unica davvero – disse che mi avrebbe fatto esordire in rossazzurro nel campionato di Serie A perchè era qualcosa che mi sono guadagnato da solo. Nelle partitine mi faceva giocare anche da terzino sinistro. Aiutai i compagni in quel periodo. Poi arrivò, appunto, il mio esordio in Serie A con la maglia del Catania e quel giorno lo ricorderò per tutta la vita. Vedere tutta quella gente applaudirmi non aveva prezzo”.

Rivolgiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia in questo momento di grande dolore.

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