Opera in tre Atti | I movimenti di Empoli-Juve Stabia
Lento
L’Empoli cade anche in casa con la Juve Stabia. Si tratta della quarta sconfitta nelle ultime cinque gare e l’utilizzo della parola crisi, forse per la prima volta in stagione, appare appropriato. Un k.o. pesantissimo sul piano della classifica e su quello morale. Al di là delle note carenze strutturali, in termini di organico, temperamento e qualità, sorprende stavolta la gestione della gara da parte di mister Alessio Dionisi. Dopo un primo tempo certamente non eccelso, ma in cui ci si trova in vantaggio al cospetto dell’attuale quinta forza del campionato dopo aver vanificato alcune occasioni clamorose per il raddoppio, si torna in campo nella ripresa con un assetto tattico completamente stravolto. Si opta per cambi più conservativi in grado di preservare il vantaggio? Macché. Si sceglie la linea delle sostituzioni “ruolo per ruolo” alla ricerca di maggior freschezza individuale? Per niente. L’Empoli toglie a sorpresa un centrocampista di contenimento (Magnino) in luogo di un trequartista puro (Ilie) finendo per smarrire distanze ed equilibri e offrendo, in tal modo, la linea mediana agli avversari. Gli uomini di Ignazio Abate, quasi sorpresi da tanta generosità, impiegano pochi minuti per ribaltare il match facendo calare sugli azzurri il sipario più scuro e inquietante dall’inizio della stagione.
Adagio
Si è trattato di un harakiri in piena regola che adesso rende il futuro decisamente più incerto e nebuloso. Appena trenta giorni fa gli azzurri espugnavano Cesena, si posizionavano all’ottavo posto utile per i playoff e sembravano sul punto di premere definitivamente il click sulla svolta della stagione. Quella svolta indubbiamente c’è stata, ma in negativo. Dalla sconfitta interna con il Sudtirol in poi, l’Empoli, già reduce da un cammino tortuoso e piuttosto incolore, piomba in una voragine di paura, incertezza e apatia. Adesso i playout distano appena quattro lunghezze e ci si confronta con il reale obbiettivo della squadra: la salvezza. Dopo il filotto Mantova-Frosinone-Cesena, gli uomini di Dionisi avevano assaporato l’illusoria aspirazione di poter spiccare il volo verso i playoff. Un Empoli novello Icaro che si avvicina troppo al sole finendo per bruciare le proprie sterili ali di cera e precipitare. Un risveglio brusco ma non del tutto inaspettato.
Moderato
Abbiamo spesso sottolineato i deficit strutturali di un organico passato attraverso una rapidissima rivoluzione estiva. Un reparto difensivo, Lovato escluso, corto numericamente e inesperto. Un centrocampo composto da elementi validi tecnicamente ma privo di quelle caratteristiche di lotta e fisicità spesso decisive in serie B. Un manipolo di trequartisti e ali offensive poco inquadrabili tatticamente e un pacchetto avanzato incentrato sulla scommessa, poi sfortunatamente arenatasi, di recuperare il miglior Pietro Pellegri. In questo scenario, l’Empoli trova il jolly di un ragazzone ucraino di 18 anni che vede la porta con opportunismo e segna a raffica nella prima parte della stagione. Popov potrebbe rappresentare l’uomo della Provvidenza che spariglia le carte ma finisce inspiegabilmente nel dimenticatoio per oltre tre mesi. Salta Pagliuca e Dionisi fa una fatica immane a costruire un’identità e a proporre un’idea tattica coerente e credibile. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. La parentesi invernale di mercato ha leggermente modificato la forma ma non la sostanza. Dopo la sconfitta con la Juve Stabia, il re è nudo. Come ha amaramente ammesso il capitano Lovato a fine match: puoi chiamarti Empoli ma la serie B, senza fame, volontà e determinazione non fa sconti.
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