L’EDITORIALE – Attaccare Conte è la maniera più comoda per nascondere i veri errori del Napoli
di Vincenzo Letizia
In un teatro dove la verità spesso viene sacrificata sull’altare della polemica, Conte appare come il capro espiatorio perfetto. Ma tra infortuni, emergenze e mercati autolesionisti, la storia racconta un’altra trama: chi soffre davvero non è l’allenatore, ma la squadra e, alla fine, il tifoso.
Non c’è gesto, non c’è parola di mister Conte che non venga sviscerata, criticata, trasformata in colpa. In queste settimane, sembra quasi che il Napoli abbia trovato un unico nemico: il suo allenatore. Ma chi alza la voce contro di lui, chi costruisce titoli e tweet mordaci, sa bene chi ha davvero sbagliato? Forse no. Forse conviene credere che sia Conte il responsabile di tutto, così da poter dimenticare chi, dal suo ufficio dorato, ha deciso che il mercato invernale fosse un’operazione di facciata, incapace di colmare le ferite di una squadra falcidiata dagli infortuni.
Il centrocampo era un deserto, con De Bruyne, Gilmour, Anguissa lontani dall’essere disponibili, e le grida di aiuto dell’allenatore si sono infrante contro un muro di silenzio e di calcoli sbagliati. Ma invece di ascoltare, di intervenire, di dare ossigeno a chi stava lottando con mani legate, si è preferito sparare sul bersaglio più comodo: Conte. E così il tecnico diventa il simbolo della colpa, mentre gli errori di chi comanda restano invisibili, come fantasmi che nessuno vuole vedere.
Eppure, chi conosce il calcio sa leggere tra le righe: le difficoltà tattiche, le forzature, le improvvisazioni non nascono dal nulla. Sono figli di una rosa decimata, di scelte di mercato che ignorano la realtà dei fatti, di una gestione che talvolta sembra più attenta ai numeri di bilancio che alla vita della squadra. Conte resta l’eroe silenzioso, colui che prova a far girare un meccanismo inceppato, che cerca di tramutare la frustrazione in forza, l’assenza in strategia.
In questo mondo mediatico dove l’istantaneo sovrasta il ragionamento, Conte paga per colpe che non sono sue, mentre chi potrebbe davvero fare la differenza continua a restare nell’ombra. La verità è semplice e crudele: il mercato ha tradito, gli infortuni hanno picchiato duro, e l’unico uomo che ha provato a tenere insieme i pezzi è stato preso di mira. Ma il cuore della squadra, la sua anima, resta con lui. E questo, alla fine, è ciò che conta davvero.
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