Il palio del Colosseo
LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Gentili lettrici e lettori, prendiamo la linea da Roma , dove appena terminata la partita contro l' Udinese ha ripreso il gioco del grande classico, la sfida delle sfide, anzi la sfida nelle sfide, il più classico degli spinoff. Perché nell'arena capitolina il risultato della Roma si sfrutta per alimentare le ideologie e gli ego ipertrofici. Sul solco della tradizione, sono di nuovo scese in campo le fazioni. Mai schiavi del risultato, ma delle proprie idee certo che sì. In questa partita da spalti gremiti, c'è da sconfiggere le difese ferree dei supporters dei dirigenti, che non ammettono che si possa muovere mezza critica ai loro idoli e perché i dirigenti devono essere sempre dipinti come povere vittime sempre a rischio di essere fagocitate dai famelici allenatori. Allenatori che godono a loro volta di fideistico appoggio incondizionato da parte degli oppositori degli ultras dei dirigenti.
Chi vi scrive non si limita al commento, non mi nascondo: appartengo alla Chiesa mourinhana e da anni trovo pace nel culto gasperiniano . Anni passati in cui era dura tessere le lodi del santone di Grugliasco, perché con ferocia si veniva assaltati dai tifosi accusatori, la squadra antidoping della comunicazione, che gettava ombre pregne di menzogne sulle pratiche bergamasche, salvo poi fare il cambio abito con disinvoltura, adorando oggi l'allenatore della Roma. Intanto nell'arena è equilibratissima la partita fra gli adepti del povero direttore sportivo , che in modo francescano si è spogliato di tutto per venire in soccorso, tipo martire, della Roma, ambendo di conseguenza alla beatificazione, e i fedelissimi del cardinale piemontese che diffonde le teorie sul cinismo nordico, forte del supporto di chi ama gli allenatori al punto da negare sempre ogni minima responsabilità. Turno di riposo per i tifosi delle proprietà , che spesso supportano gli abbonati della curva dei dirigenti. Perché in questo momento la proprietà passa in secondo piano, in parte riabilitata dall'allenatore che ha ascritto al vice presidente i meriti dell'ingaggio di Malen .
S iamo al tre febbraio, si sta giocando il secondo tempo di questa partita che si rinnova anno dopo anno , e durante l'intervallo sui maxischermi sono andati in onda gli highlights delle epiche partite del passato. Si rimugina sull'effettivo valore del lavoro di Tiago Pinto , al punto che è sorto a Roma un AIBC, Associazione Italiana Bournemouth Club, a supporto dell'incompreso genio portoghese, a un passo dalla santificazione per avere dovuto sopportare, questa la cazzata che si metteva in circolo, uno spigoloso connazionale, che la scorsa settimana ha fatto scendere in piazza per i caroselli un'altra squadra che partecipa al mega spin-off sulla Roma, quella dei mourinhani. Perché Roma è così, si accora e si accolla. Pensate che c'è pure la squadra dei giapponesi sull'isola del Pacifico: ogni tanto si ode tra il frastuono "con Pallotta stavamo tutti gli anni in Champions League! Io stavo cor bostoniano!" (bugia colossale, affermazione mistificatoria, perché con Pallotta e DiBenedetto la Roma andò in Champions quattro volte in dieci anni). Manca solo che si evochi il passato urlando "aridatece Ciarrapico".
Questa è Roma, baby. Ma non temerla. Queste sfide nelle sfide sono tipiche del territorio ma non incidono sulle stagioni delle squadra. A meno che non si voglia fare il gioco di proprietari poco all'altezza e di dirigenti con poco appeal che cercano eternamente alibi e giustificazioni. Nel frattempo qui a Roma si continua giocare il palio del Colosseo , partita infinita, sostituzioni senza limiti, match agguerrito e folkloristico, con molti spettatori che per smania di protagonismo tendente alla versione patologica del narcisismo che lambisce la mitomania, si sentono molto più importanti di ciò per cui fanno il tifo. Gara incerta, a più tardi per gli aggiornamenti, linea allo studio.
In the box - @augustociardi75

