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STURARO: “Catania, grande feeling con la società da subito. Ecco perchè ho lasciato il calcio giocato. Lavoro sul 3-4-3, modello Gasperini”

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Ai microfoni di netwin.news, l’ex centrocampista del Catania Stefano Sturaro – oggi all’allenatore degli Allievi Elite Under 17 del Catania – parla della sua nuova esperienza:

“Durante l’ultima stagione ragionavo già da allenatore. E quindi, eccomi qui. Da subito c’è stato grande feeling con la società, a partire dalla presidenza con Pelligra e Grella. Cito anche Faggiano, che è andato via e con il quale lavorai al Genoa. Al suo posto è arrivato Pastore, il rapporto con lui è stato ottimo da subito. E poi Zarbano, insieme per 15 anni: fu lui a farmi firmare il primo contratto da professionista, con lui ho siglato il primo accordo da allenatore. Ringrazio tutti, mi hanno lasciato varie porte aperte per raggiungere il mio obiettivo”.

“La decisione di lasciare il calcio è maturata circa un anno fa. La voglia di spaccare il mondo era ancora tanta, ma i problemi fisici continuavano a tormentarmi. Di conseguenza, ho provato a fare una sorta di lavoro mentale prendendo il ‘buono’ da queste situazioni negative: alla fine, la soddisfazione c’era quando un mio compagno giocava e faceva bene, nonostante stessi fuori. Lì ho iniziato a ragionare da allenatore, a quel punto non aveva più senso andare avanti. Non ho la presunzione e la certezza di dire che farò questo per sempre, sono solo all’inizio. Per ora va tutto bene, mi piace e mi sento come se fossi all’inizio della carriera da calciatore, quando ero un ragazzino. Voglio andare forte, ma con estrema onestà dico che, se un domani dovessi accorgermi di non dare più il 100%, farei serenamente un passo indietro, magari cambiando ruolo. Oggi sono carico e motivato al massimo, questo è sicuro”.

“I miei ragazzi mi danno del ‘Lei’? Dipende, non ho regole precise: lascio loro libertà, non sono questi i problemi della vita. L’importante è che ci siano rispetto ed educazione verso sottoscritto e compagni. Però mi chiamano ‘Mister’, questo sì. Stiamo lavorando sul 3-4-3, che può variare: si parte dalla difesa a tre, poi davanti possiamo giocare anche con un solo trequartista o il doppio con la punta centrale. Dipende, il calcio di oggi va così. Mi piacciono i duelli, l’intensità, il ritmo. A livello umano, invece, sono stato molto fortunato: la fascia d’età è delicata, lo sappiamo, ma ho un gruppo di ragazzi importante, con famiglie solide alle spalle. Sembrano quasi diciottenni, questo agevola il mio compito”.

“Il mio modello? Gasperini, zero dubbi: a lui devo tutto. Mi fece esordire al Genoa, avevo 20 anni: è un allenatore straordinario, unico. E lo sta dimostrando pure alla Roma, anche se servirà ancora del tempo per vedere il suo vero calcio. Ero il suo giocatore ideale: cuore, polmoni, corsa, grinta… Mi ha dato fiducia, gli sarò per sempre riconoscente. Ho lavorato anche con Allegri e Conte, diversi ed entrambi fenomenali. Con il primo tanti anni alla Juventus, era un grande nel coinvolgere tutti, ad alleggerire la pressione: dicono che sia soprattutto un grande gestore, ma non è vero. Vedeva tante cose prime degli altri, molte scelte erano coraggiose. Con Conte, invece, sfiorammo l’impresa all’Europeo del 2016. Con la Germania mi costrinse a giocare zoppo! A fine primo tempo non stavo bene, mi ero fatto male e pensavo mi avrebbe sostituito: invece, nello spogliatoio, mi chiese come stessi e fece finta di nulla. Antidolorifico e si riparte: fu un gesto di grande fiducia nei miei confronti”.

“Se sono soddisfatto della mia carriera? Una bella carriera forse non troppo lunga. Chissà, magari avrei potuto fare anche di più: ho qualche rammarico legato al discorso fisico, perché ho sempre cercato di andare oltre la soglia del dolore. Ecco, se avessi avuto la lucidità di fermarmi quando avrei dovuto magari avrei fatto anche di più, avrei dovuto ascoltare maggiormente i segnali che il mio corpo inviava, specialmente nel periodo della Juventus: questione di cuore, generosità. Però sono sempre stato così, se vogliamo è sempre stata la mia forza”.

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