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Cobolli: “Da bambino preferivo il calcio, ma nessuno sport mi regala le emozioni del tennis”

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Forse non è stato l’inizio di stagione che avrebbe voluto per se stesso Flavio Cobolli.
Il 2026 è per l’azzurro l’anno delle conferme, dopo la crescita costante mostrata negli scorsi 365 giorni. Il bottino raccolto in Australia è di una vittoria e una sconfitta alla United Cup, che non ha consentito all’Italia di avanzare nella competizione, e l’eliminazione al primo turno dell’Australian Open, con la complicità di un problema di stomaco che ha bloccato completamente il tennista romano.

Anche nel 2025 l’annata di Cobolli era partita in sordina, con tanti dubbi che iniziavano a farsi strada nella sua testa. Poi il titolo a Bucarest, il primo a livello ATP, ha cambiato il corso degli eventi. La bacheca che si è arricchita con un ATP 500 come Amburgo, i primi quarti di finale in uno Slam raggiunti sull’erba di Wimbledon e l’ingresso in top 20 hanno consegnato Flavio a un’altra dimensione tennistica. Senza dimenticare di come ha trascinato l’Italia verso la terza Coppa Davis consecutiva. Dopo una falsa partenza, il numero 22 del mondo riprenderà il ruolino di marcia da Montpellier, torneo per il quale ha ottenuto una wild card in extremis, al via il prossimo 1 febbraio.

Cobolli si racconta: “Preferivo il calcio, ma niente è come il tennis. Sono un gladiatore”

Intanto, Cobolli si è raccontato a “Ball” in una breve intervista, tra le sensazioni che il tennis gli regala e la romanità che lo accompagna da sempre nel suo percorso. Da bambino preferivo il calcio, ma quando mi sono guardato dentro e mi sono chiesto quale sport mi regalasse più emozioni, la risposta è stata il tennis esordisce Flavio, che da piccolo si divideva tra il pallone di cuoio e la pallina gialla.
“Nel tennis se vinci, lo meriti. Se perdi, è colpa tua. Tu sei in controllo del tuo stesso risultato spiega.

Il tennis, per il 23enne romano, è una passione che afferisce alla parte più intima di se stesso, ma anche un lavoro che richiede una certa responsabilità: Quando giochi a questo livello, hai una responsabilità. Non solo verso te stesso, ma verso tutti quelli che lavorano con te, che ti supportano e credono in te” .

Per Cobolli la priorità assoluta da trasferire in campo è essere un bravo ragazzo al di fuori del tennis, essenziale per divenire un giocatore migliore: Per me è molto importante essere una brava persona fuori dal campo, perché ti aiuta a essere migliore dentro il rettangolo di gioco”.
E Roma, la sua città, per lui è una continua fonte di ispirazione: Sono un lottatore, come un gladiatore. Quella componente romana è sulla mia pelle”.

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