Bove: "Con la Roma legame indissolubile. Il Watford non è un piano B, non volevo aspettare un cambio di regolamento in Italia"
Edoardo Bove , ex centrocampista della Roma , riparte dal Watford e punta a tornare in campo dopo il malore accusato oltre un anno fa durante Fiorentina-Inter . Il classe 2002 ha rilasciato un'intervista al sito dell'emittente televisiva e tra i vari temi trattati ha raccontato alcuni retroscena del suo trasferimento in Inghilterra. Ecco le sue dichiarazioni.
Il trasferimento in Inghilterra? «Non volevo stare con le braccia conserte ad aspettare un cambio di regolamento. In futuro non so cosa accadrà, ma tengo a specificare che il Watford non è una seconda scelta. Era già un mio obiettivo giocare in Inghilterra: mi piace il calcio inglese, il ritmo. Il Watford è un club con una grande ambizione, è sempre stato in Premier League e ci vuole tornare. Da parte della proprietà c’è sempre stata grande disponibilità. Abbiamo analizzato insieme il mio percorso, sono felice e grato dell’opportunità che mi hanno dato».
Come è nata la trattativa con il Watford? «L'ultima giornata della scorsa stagione: con la Fiorentina giocavamo a Udine, una partita pesantissima per entrare in Conference. Atterro a Trieste, ma non trovo un taxi per raggiungere la squadra a Udine. Poi mi sento toccare alle spalle e un uomo in giacca e cravatta si presenta: "Sono Luca Nani, il direttore di Udinese e Watford. Se vuoi ti diamo un passaggio fino a Udine". Non lo conoscevo ma era vestito come un direttore quindi ho pensato: "Va bene, fidiamoci, al massimo conosciamo una nuova persona". Durante il tragitto mi propone di andare a giocare con loro. lo in quel periodo nemmeno pensavo a tornare a giocare perché ancora non avevo neanche finito i controlli, ma per me quello fu un segno del destino. Ho voluto pensare che dovesse andare così. Sono davvero felice di aver preso questa scelta e quel volo».
L'addio alla Roma? «È stato breve perché a parole penso sia difficile ringraziarli per l’affetto che mi hanno sempre dimostrato. C’è questo legame indissolubile e difficile da descrivere se non sai usare le parole giuste. Già il primo distacco quando sono andato alla Fiorentina è stato molto duro ma di grande crescita, perché lasci casa per la prima volta. La risoluzione del contratto è stata quasi obbligata per tornare a giocare. È stata una grande emozione tornare all’Olimpico e salutare i tifosi. Questo legame c’è da sempre e non finirà mai».
(sport.sky.it)
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Inoltre Edoardo Bove ha rilasciato un'intervista all'edizione odierna del quotidiano, in cui si è soffermato sulle sue condizioni fisiche e sulla convivenza con il defibrillatore. Ecco le sue parole.
Edoardo, come sta? «Bene, sto imparando a conoscere il mio nuovo corpo. Ho capito come accettare ciò che mi è successo. Ci convivo senza problemi e sono felice di essere qui. Il Watford non è una seconda scelta, è una sfida. Questa è una squadra competitiva, che ha un obiettivo chiaro, quello di tornare in Premier. Per me è il posto giusto».
C’è stato un momento in cui ha creduto che non avrebbe più giocato? «Certo. Ci sono momenti così. Puoi solo accettarli. Queste emozioni negative fanno parte di te: ti dici, Edoardo, andiamo avanti, un giorno alla volta, e facciamo del nostro meglio».
Come sta imparando a conoscere il suo nuovo corpo? «All’inizio quando ho cominciato a correre, sei sette mesi fa, quando mi sentivo il cuore che batteva veloce me ne rendevo conto, ci pensavo. È l’aspetto psicologico. È chiaro che dopo un evento del genere hai pensieri diversi, ma devi abituarti».
Sembra una persona molto forte. Cosa l’ha aiutata? «Devo ringraziare la mia famiglia, e la mia ragazza, che è stata molto importante in questo periodo. È stato un anno difficile ma siamo contenti di come lo abbiamo superato. A volte nella vita arrivano prove che superi e ti fanno sentire meglio. Se tenti di attraversare le difficoltà da solo è complicato. I miei problemi sono stati un evento pubblico, tutti hanno visto cosa mi è successo, ma ognuno di noi ha delle difficoltà. Io le ho superate grazie alle persone che ho attorno».
Ha paura? «No. Il mio problema si è verificato all’età perfetta, non ero troppo giovane per capire cosa mi stava successo o troppo anziano per ricominciare. Ho consultato diversi esperti, siamo arrivati alla decisione che posso riprendere a giocare. Mi tengo sotto controllo».
C’erano diverse squadre di Premier che la volevano, perché ha scelto il Watford in B? «Cercavo una squadra dove sarei stato felice e mi sarei sentito a mio agio ed è per questo che ho scelto di venire qui. Con lo staff medico e tecnico stiamo facendo tutto il possibile per tornare in campo in tempi brevi, anche se è difficile dire quando sarà. È molto bello far di nuovo parte di una squadra, conoscere i giocatori, lo spogliatoio. Mi mancava».
Ha parlato con altri giocatori che hanno avuto esperienze simili alle sue, come Eriksen? «Si, ci siamo scambiati vari messaggi. Il defibrillatore ora è parte di me, anche se non gli ho dato un nome... È come un telefono, un po’ più piccolo, tra le costole e la pelle. Si sente al tocco, senza la maglietta si vede, ma non mi dà alcun problema. Il primo mese, dopo l’intervento, ho dovuto abituarmi. Credo che sarebbe peggio avere un problema al ginocchio».
Qual è la diagnosi? «C’è, ma preferisco rimanga privata».
È una seconda chance? «Una seconda chance con la vita, non solo col calcio. Quando fai il calciatore non ti chiedi mai perché fai questo mestiere, da piccolo sai che stai facendo la cosa più bella al mondo. Quando per un periodo sei costretto a vivere senza, ti manca, ti rendi conto che è una tua vera passione. Continuerò a cercare di riempire la mia vita di cose che mi piace fare».
(corsera)

