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EFC | Lunedi la ripresa. Da Carrara una sconfitta umiliante

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Riprenderà lunedì il lavoro degli azzurri. Dopo aver giocato in anticipo, arrivando da una settimana che non aveva concesso giorni di riposo, i calciatori avranno due giornate libere prima di tornare al campo e iniziare la preparazione della sfida interna contro il Modena. Una partita che, inutile girarci intorno, assume già da adesso un peso specifico enorme. Sabato prossimo non si potrà che parlare di obbligo di prestazione e di risultato. Perché dopo quello che si è visto a Carrara, non ci sono più alibi. La sconfitta di ieri sera è stata pesante sotto ogni punto di vista. Doveva essere la partita del riscatto, la gara della risposta, quella che avrebbe dovuto dimostrare come lo stop interno contro il Südtirol fosse stato solo un incidente di percorso. Così non è stato. Anzi. Per certi versi è andata anche peggio. Abbiamo spesso citato Chiavari – e lo ha fatto anche lo stesso Dionisi – come il punto più basso della stagione, il riferimento negativo da tenere sempre come monito. La sensazione è che quanto visto ieri sera a Carrara, per punteggio e qualità della prestazione, abbia per molti aspetti riportato a quel tipo di giornata. Ed è anche difficile raccontare una partita del genere. Perché qualcosa, a sprazzi, l’Empoli l’ha pure fatta vedere. Nei primi 10-12 minuti del primo tempo c’è stata una parvenza di squadra, di organizzazione, di presenza mentale. Lo stesso nella prima parte della ripresa. Ma è troppo poco. Su 90 minuti, 20-25 giocati in modo accettabile non bastano, soprattutto se in quei momenti le occasioni che costruisci le sprechi anche malamente, come accaduto con Ilie nel primo tempo. E sarebbe successo lo stesso con Shpendi, autore di un errore clamoroso; per sua “fortuna” c’era fuorigioco. Per il resto, è stata una partita piena di difficoltà. Errori tecnici, errori di scelta, errori di posizione. Problemi in uscita palla, nelle transizioni, in fase di non possesso. Anche quella fase difensiva che sembrava essere diventata una base solida del lavoro di Dionisi è crollata. Il primo gol preso è quasi inspiegabile, una fotocopia di quello subito la settimana prima. Ma oltre agli errori, c’è stato qualcosa di ancora più preoccupante: l’atteggiamento. Sia chiaro, non vogliamo parlare di mancanza di impegno. La volontà c’è stata e le parole del tecnico nel dopogara confermano anche il grande dispiacere dei ragazzi, che sono i primi a sapere di aver sbagliato. Ma in campo la sensazione era chiarissima: la Carrarese aveva più fame, più intensità, più cattiveria. Nei recuperi, nella corsa, nella pressione, nell’aggressività e anche più qualità e precisione nel gioco.

Ed è questo che rende la prestazione ancora più grave. Perché non era una partita qualunque; anche se non il più sentito ma era sempre un derby. Una gara che tornava dopo trent’anni. Una partita giocata senza il supporto della maggioranza dei tifosi azzurri per i fatti che sappiamo, e questo sarebbe dovuto essere un motivo ulteriore per dare qualcosa in più. Una gara che simbolicamente doveva essere anche per Pietro Pellegri, con quella maglia numero nove mostrata dalla squadra prima del fischio d’inizio. Tutti elementi emotivi che avrebbero dovuto rappresentare una spinta. E invece non c’è stato niente di tutto questo. Si è sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare. E questo, inevitabilmente, porta a riflessioni più profonde. Perché da mesi ripetiamo che questo gruppo ha qualità, che questa squadra ha valori tecnici e potenziale per stare in questo campionato con ambizioni importanti. Ma il campo continua a raccontare una storia diversa: una squadra discontinua, fragile, incapace di dare continuità, che alterna buone prestazioni a crolli inspiegabili. Una squadra che, forse, non ha ancora chiarissimo nemmeno cosa può e vuole davvero essere. Si parla di playoff, si allude agli obiettivi, ma resta sempre una sorta di zona grigia, una mancanza di chiarezza che rischia di riflettersi anche nella testa dei giocatori. Perché sapere di avere qualità non basta: serve mentalità, serve fame, serve identità. Serve quella cattiveria sportiva che ieri, semplicemente, non si è vista. Eppure di lezioni in questa stagione ne sono arrivate tante, ma evidentemente non sono bastate perché, sennò non sarebbe venuta fuori la brutta figura che la squadra ha fatto ieri. Siamo stati praticamente mangiati dalla Carrarese, c’è poco da aggiungere. E non può nemmeno essere il campo sintetico, aggravato dalla copiosa pioggia, a fungere da attenuante. Da una parte c’è stata una squadra che ha giocato un calcio organizzato, preparato nei dettagli, con fame, intensità e cattiveria. Dall’altra un Empoli confuso, insicuro, con una gestione approssimativa sia in fase di possesso che di non possesso. Se l’idea di gioco deve essere quella, poi si può discutere su qualche alternativa ma sempre tenendo conto delle caratteristiche dei calciatori a disposizione, è difficile anche prendersela con le scelte iniziali. Onestamente, ieri sera era complicato immaginare una formazione radicalmente diversa. Forse qualcosa in più si poteva fare nella gestione dei cambi, magari intervenendo in modo differente ma non crediamo che sia lì che stia il grande problema visto ieri sera.

Ieri è mancata la squadra, è mancato il gruppo, non togliendo colpe e responsabilità a Dionisi, ci mancherebbe. E forse la più grande che si porta dietro dalla partita di ieri è quella di non essere riuscito a infondere determinati argomenti caratteriali. Però lo capiamo quando a fine gara dice che avrebbe voluto ribaltare i tavoli, perché crediamo che questa sia un po’ la sensazione che abbia pervaso tutti i tifosi azzurri di fronte alla prestazione che la squadra ieri ha offerto. Una prestazione resa ancora più pesante da un risultato che sa di umiliazione. Tornare da Carrara con uno 0-3 sulle spalle avrebbe fatto male anche dopo una gara giocata al massimo, magari persa per episodi sfortunati o per dettagli. Invece non c’è stato nulla di tutto questo. Né la sensazione di aver dato il 101%, né quella di aver dato una reale sensazione a rimetterla in piedi. Per questo, ancora una volta, serve un enorme “mea culpa” e la consapevolezza di dover chiedere scusa. Sui singoli, oggi, c’è poco da analizzare. Hanno fatto male praticamente tutti. Fa eccezione il solito Fulignati, che il suo lo ha fatto. Forse, rivedendo le immagini a freddo, sul secondo gol poteva respingere meglio il pallone, ma ad Andrea si può dire davvero poco. Per il resto, c’è da stendere un velo pietoso. Certo, qualcuno ha fatto peggio di altri e c’è chi continua a perseverare in prestazioni negative. Dietro la lavagna, senza troppi giri di parole, ci va Ilie. Nelle ultime tre gare, tolto il gol segnato a Cesena, il suo rendimento è stato sempre ampiamente insufficiente. Ma ieri hanno girato a vuoto anche elementi che solitamente garantiscono affidabilità. Lovato, Elia – sostituito già all’intervallo – Guarino, che continua a trascinarsi insicurezze che sembravano superate e che invece stanno riaffiorando. L’attacco non punge, il centrocampo continua a faticare. Yepes ieri ha giocato ma ha disputato una partita modesta, Ghion (esaltato finalmente dopo la buona prova di Cesena) è tornato purtroppo a inciampare su se stesso. Questo è il quadro, duro ma fedele, di quanto visto ieri sera. Diventa quasi difficile spingersi in un’analisi ancora più cinica, perché rischierebbe di trasformarsi in accanimento, figlio del dispiacere e della delusione. È stata una brutta serata, una brutta pagina della storia recente dell’Empoli, e a questo punto l’interrogativo sulle reali potenzialità di questa squadra – si torna lì – inizia a farsi serio. A margine va aggiunto anche un dato: questa sconfitta ci costa il sorpasso in classifica proprio da parte della Carrarese. Un segnale ulteriore di quanto il momento non sia dei migliori. L’Empoli deve fare di più, sotto ogni punto di vista. E forse, in questi ultimi giorni di mercato anche la società dovrebbe lanciare un segnale. L’immobilismo che si respira in questo periodo rischia di raccontare che tutto possa andare avanti così, sperando di ottenere il massimo possibile incrociando le dita. Crediamo invece che serva un messaggio chiaro: la volontà di provare ad aggiustare un giocattolo che, lo ribadiamo, ha delle qualità, ma che al momento non solo non le sta esprimendo, ma sta rendendo al di sotto delle proprie possibilità. Testa bassa, lavoro, e la necessità di riportare in campo quello che, come dice Dionisi, in allenamento viene fatto sempre in modo esemplare. Alla prossima gara servirà dimostrare di poter cambiare passo, cercando quella continuità che non arriva e che sta trasformando questa stagione in una pericolosa e logorante montagna russa.

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