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Napoli, il mercato e il conto finale: chi si assumerà le responsabilità?

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C’è un malcontento che serpeggia, e non è più un brusio di fondo. È un rumore sottile ma costante, di quelli che non fanno scandalo ma scavano. Un malcontento doppio: esplicito verso il direttore sportivo Manna, più silenzioso – quasi protetto da una sorta di pudore preventivo – verso la gestione Conte.
Ne parlo spesso con un amico d’infanzia, uno di quelli con cui il Napoli non è una squadra ma una lingua madre. Da mesi ha ingaggiato una personale crociata contro quella campana di vetro sotto cui, fino a ieri, era stato collocato il DS partenopeo. Nessuna critica ammessa, nessun dubbio tollerato. Oggi quella campana si è incrinata. E il dibattito, inevitabilmente, porta sempre lì. Alla domanda delle domande:
chi li sceglie, davvero, i calciatori?
Quali sono state le richieste esplicite di Antonio Conte? E su quali nomi, invece, ha dovuto alzare le mani, accettando scelte della società?
In questo equivoco generale, l’unico verso cui faccio fatica a puntare il dito – limitatamente al calciomercato, sia chiaro – è Aurelio De Laurentiis. Il presidente si è defilato. Non parla più, quasi temesse che una sillaba fuori posto potesse provocare l’addio dell’allenatore alla prima curva utile. Non condividevo l’ingerenza del passato, ma nemmeno questo atteggiamento da hands-off american tycoon, distante e silenzioso. Un’estremizzazione che, come tutte, rischia di essere un errore speculare.
Ma veniamo ai fatti. Ai numeri, che non mentono ma spesso non spiegano.
Con Conte in panchina il Napoli ha acquistato venti nuovi calciatori.
Portieri
Scuffet (28), in prestito
Milinković-Savić (28), 21 milioni complessivi
Difensori
Buongiorno (25), 35 milioni
Rafa Marin (22), 12 milioni – già bocciato
Spinazzola (31), parametro zero
Marianucci (20), poco più di 9 milioni
Miguel Gutiérrez (24), 18 milioni
Beukema (26), 31 milioni
Centrocampisti
McTominay (27), 30 milioni
Gilmour (23), 14 milioni
Hasa (21), mezzo milione
Billing (28), prestito secco
Elmas (25), prestito oneroso
De Bruyne (34), parametro zero con bonus alla firma da 10 milioni
Attaccanti
Lukaku (31), 30 milioni
Neres (27), 28 milioni
Okafor (24), prestito
Lang (26), 25 milioni – già bocciato
Lucca (24), poco più di 30 milioni – già bocciato
Højlund (22), 50 milioni complessivi
Totale: circa 345 milioni di euro, senza considerare ingaggi, commissioni e costi accessori.
Età media: 25 anni e otto mesi.
Under 23 reali: pochissimi. Marin, Marianucci e Hasa faticano perfino a rientrare nella categoria. I soli investimenti realmente futuribili sembrano Højlund e Gilmour.
E allora qualcosa non torna. Perché a ogni passo falso emerge, nemmeno troppo velata, l’insoddisfazione di Conte verso il parco calciatori. Una smorfia, una frase, una pausa studiata. Segnali. Ma se la rosa non lo convince, la domanda resta intatta: chi è che li ha scelti?
Entriamo nel merito.
Chi ha deciso Lang e Lucca?
Perché dopo sei mesi sono già considerati inadatti, nonostante uno sforzo economico importante?
Perché De Bruyne è apparso sin dal primo giorno come un corpo estraneo, quasi una costrizione ideologica per il calcio del tecnico leccese?
È stato Conte a volere Beukema, difensore “equivoco”, interprete lontano dai dogmi contiani?
L’anno scorso la polvere è finita sotto il tappeto grazie allo scudetto. Un tappeto enorme, capace di coprire tutto. Ma quest’anno?
Gli errori da matita blu ci sono stati o no?
E soprattutto: chi ne risponderà, se il patrimonio tecnico ed economico del Napoli dovesse realmente depauperarsi?
Perché il punto non è stabilire colpe in astratto, ma responsabilità concrete. In un club moderno il mercato non può essere una terra di nessuno, né un rimpallo continuo tra allenatore, direttore sportivo e società.
Alla fine, la domanda resta lì, scomoda e inevitabile.
Chi ha voluto chi?

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