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Il premio Fifa per la pace dato a Trump: “Dietro Infantino, alcuni funzionari in imbarazzo”. I timori per i Mondiali di giugno

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“Questo è uno dei più grandi onori della mia vita, il mondo è un posto più sicuro adesso”. Era il 5 dicembre e Donald Trump riceveva il premio Fifa per la pace come riconoscimento per “azioni straordinarie per la pace e l’unità” dall’amico Gianni Infantino durante la cerimonia dei sorteggi dei Mondiali 2026. Competizione che si giocherà proprio tra Usa, Canada e Messico. È passato un mese e mezzo e il mondo è attraversato da tensioni mai viste, dopo l’attacco di Trump in Venezuela e la sua intenzione di prendersi la Groenlandia. “Senza il Nobel non mi sento più obbligato alla pace”, ha dichiarato Trump in una lettera al primo ministro norvegese, Jonas Gahr Støre.

In mezzo ci sono un’operazione militare in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, le minacce a Iran, Messico, Colombia e appunto Groenlandia, territorio indicato come “necessario” dal tycoon per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Insomma, non proprio la situazione ideale a pochi mesi dall’inizio dei mondiali, con una serie di tensioni che potrebbero mettere a rischio la sicurezza durante la massima competizione per nazionali. E proprio di questo la Fifa dovrebbe preoccuparsi.

In una dichiarazione rilasciata al quotidiano inglese The Guardian, un portavoce della Fifa ha ribadito il pieno sostegno al premio per la pace e a Donald Trump, sottolineandone i rapporti di collaborazione, che hanno contribuito alla creazione di una task force della Casa Bianca per il torneo previsto a giugno. Questa è la posizione pubblica, ma il The Guardian riporta anche un retroscena: dietro a Infantino, filtra un disagio sempre più forte tra i funzionari Fifa, preoccupati per l’impatto politico e sociale che la scelta del massimo organismo internazionale calcistico possa generare. Nei palazzi Fifa si parla di “scelta infelice”, di “errore di valutazione”.

Già pochi giorni dopo l’assegnazione del premio, il Comitato Etico della Fifa era stato incaricato di indagare sul presidente Gianni Infantino, dopo una denuncia presentata da FairSquare, organizzazione impegnata nella tutela dei diritti umani, che aveva contestato al presidente della Federcalcio mondiale almeno quattro presunte violazioni delle norme sulla neutralità politica in occasione del sorteggio della fase a gironi dei Mondiali 2026 a Washington, uno show di due ore in mondovisione ed ennesimo spot del presidente statunitense. Adesso le tensioni crescenti a pochi mesi dall’inizio della competizione che rendono il torneo tutto tranne che sicuro.

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