La maledizione del porta ombrello continua
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IL TEMPO (T. CARMELLINI) - La maledizione della Coppa Italia continua e per la Roma rischia di diventare, ammesso che già non lo sia, una sorta di incubo. L'ultima volta nel 2008, e poi subito dopo la battaglia legale per l'assegnazione della Stella d'Argento alla squadra che ne conquistava dieci. Da lì in avanti niente, il buio assoluta, una disgrazia dopo l'altra e adesso, diciotto anni dopo, l'inseguimento continua. La «maledizione del porta ombrello» fa venire alla mente vecchie storie rimbalzate dall'altra parte dell'oceano tipo «la maledizione del bambino» (deriva-ta dalla vendita del leggendario giocatore Babe Ruth ai rivali newyorkesi, i New York Yankees, nel 1920) che lasciò i Boston Red Sox a secco per 86 anni prima di vince-re le World Series. Maledizioni poi interrotta nel 2004 con il successo tanto agognato. Ma questi non sono gli States e il calcio non è il baseball: anche se la superstizione non conosce bandiera e le lezioni che lo sport impartisce sono universali. Ma a Gasperini la storia non interessa, lui va per la sua strada e dopo un tempo di riposo nella ripresa mette dentro quelli veri: è un'altra partita, ma non basterà. Quaranta secondi e Hermoso si maschera da bomber e rimette la Roma in gioco. Finita? Macché, è solo l'inizio e il Toro torna avanti con l'incredibile doppietta di Adams. Ma in una serata così non è mai finita finché non è finita. Gasp lo sa e piazza il colpo della disperazione: dentro il sedicenne Arena che segna un gol da impazzire al primo pallone toccato con l'Olimpico in delirio. Un gol che manderebbe i giallorossi ai rigori, tutto ancora aperto e da giocare. Ma al novantesimo arriva la doccia fredda che taglia le gambe alla Roma e conferma come, baseball o no, la Coppa Italia per i giallorossi sia ormai una maledizione

