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EFC | Domani la ripresa. Da Cesena una prova da Squadra con la “S” maiuscola!

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Riprenderà domani il lavoro degli azzurri in vista della prossima sfida di campionato, in programma sabato prossimo al Castellani contro il Sud Tirol. Sarà la prima partita del girone di ritorno e, di fatto, l’ingresso nella seconda metà della stagione: diciannove gare che decreteranno la classifica finale e diranno se gli obiettivi prefissati dall’Empoli saranno stati centrati oppure no. Si riparte da una vittoria davvero bella e importante, quella ottenuta ieri a Cesena. Un successo tutt’altro che scontato, arrivato sul campo di una delle squadre più in forma del campionato, sempre temibile in casa anche per la forte spinta del proprio pubblico, come abbiamo avuto modo di constatare ancora una volta dal vivo. La squadra di Dionisi ha firmato quello che ci sentiamo di definire un piccolo capolavoro. E lo diciamo andando oltre il risultato, che ovviamente porta punti, serenità e fiducia, perché ciò che va maggiormente enfatizzato è la prestazione. L’Empoli ha convinto sotto molti punti di vista. Ha iniziato la gara giocando a viso aperto, senza timori reverenziali, facendo le cose che sa fare: gestione del pallone, personalità, qualità nelle giocate. Il primo tempo è stato molto interessante e divertente, giocato da entrambe le squadre a ritmi elevati, tanto che si è arrivati al 47’ quasi senza accorgersene. L’Empoli ha creato qualcosa in più rispetto al Cesena, che comunque ha avuto un paio di occasioni importanti, trovando però l’opposizione del solito Fulignati, che continua a confermarsi un valore aggiunto per questo gruppo. Gli azzurri, però, stavano facendo le cose nel modo giusto, con attenzione e senza rinunciare a giocare. Nel secondo tempo, dopo appena due minuti, arriva il gol del vantaggio firmato da Ilie, bravo a finalizzare una bella ripartenza dell’Empoli, rifinita da una palla davvero importante di Ghion. È chiaro che l’1-0 cambia l’inerzia della partita, ed è inevitabile che da lì in avanti la gara assuma contorni diversi. La seconda frazione diventa infatti quasi un monologo bianconero. L’Empoli ha comunque avuto un paio di opportunità in contropiede, che potevano essere gestite meglio, come quella capitata a Carboni nel recupero, ma è evidente che il secondo tempo è stato di marca cesenate. Ed è proprio lì che emerge un altro aspetto fondamentale, che rappresenta la vera forza di una squadra: la capacità di soffrire, ma di farlo in modo intelligente, ordinato, compatto. Si sono viste cose davvero rilevanti in fase difensiva e di non possesso, con un contributo importante anche da parte dei giocatori offensivi. Il Cesena ha spinto, ha attaccato, ha messo diversi palloni in area, ma la sensazione – almeno dal vivo – che il fortino azzurro potesse crollare non si è mai realmente avvertita. Certo, l’episodio avrebbe potuto girare diversamente e, per mole di gioco nella ripresa, un pareggio del Cavalluccio non sarebbe stato del tutto immeritato. Ma l’Empoli è stato bravissimo. Dionisi lo aveva detto alla vigilia: la fase di non possesso avrebbe determinato la partita. E così è stato. Gli azzurri hanno mostrato una fase difensiva di alto livello, fatta di sacrificio collettivo, letture corrette e grande spirito di squadra. Poi, come spesso accade, serve anche un pizzico di fortuna: il salvataggio di Nasti quasi sulla linea, un portiere che ancora una volta compie due o tre parate fondamentali. Dall’altra parte, Klinsmann non è stato chiamato a interventi clamorosi, ma la forza di una squadra sta proprio in questo: saper gestire i momenti della gara.

Vincere “di cortomuso”, per citare un celebre adagio di Allegri, con cinismo e compattezza, senza grandi fronzoli. L’Empoli ieri ha mostrato un importante step di crescita sotto molti punti di vista, soprattutto quello mentale. Non a caso, anche nel dopogara, Dionisi è tornato a citare la partita di Chiavari, che resta uno snodo cruciale di questa stagione. Subentrato a Pagliuca dopo sette giornate, Dionisi ha trovato una squadra smarrita, impaurita, lontana dalla consapevolezza delle proprie qualità. Ha saputo leggere bene tante situazioni individuali e collettive, rimettendo la squadra in campo non solo dal punto di vista tecnico-tattico – dove qualche modifica c’è stata, ma senza stravolgimenti – quanto soprattutto sotto l’aspetto mentale. Il vero cambiamento è stato lì: dare fiducia, consapevolezza, identità. Oggi, al di là di ciò che dirà il campionato, l’Empoli è una squadra con la S maiuscola. E ieri a Cesena lo ha dimostrato prima ancora che con il risultato, per come ha giocato, per come ha difeso, per come ha interpretato le transizioni e la fase di pressione, per come ha saputo stare senza palla. Un piccolo capolavoro, sì. Ci piace ribadirlo, perché la prestazione e la vittoria di ieri possono davvero rappresentare un punto di svolta per costruire, nella seconda parte di stagione, qualcosa che vada oltre le sensazioni di qualche mese fa. E non è un caso che nel dopogara Ghion abbia sdoganato apertamente la parola playoff. Senza prendersi in giro: questa squadra ha tutte le carte in regola per arrivare almeno nelle prime otto, forse anche qualcosa in più. Il playoff deve essere l’obiettivo minimo di questo Empoli. Poi, una volta lì, ci sarà spazio per provare a inseguire un sogno ancora più grande, magari proprio nell’appendice finale del campionato. Un altro aspetto che ci piace sottolineare, e che avevamo già evidenziato analizzando la prestazione contro il Frosinone prima della sosta, è la capacità dell’Empoli di limitare in maniera molto efficace le principali attitudini dell’avversario. Spesso il complimento più significativo è quello che arriva da chi ti affronta e, magari, contro di te perde. Parlando con alcuni colleghi cesenati, ci è stato raccontato come l’Empoli sia riuscito ad arginare praticamente tutte quelle fonti di gioco che avevano caratterizzato in positivo il campionato dei romagnoli. Alcuni singoli del Cesena, che nelle precedenti gare avevano inciso in maniera importante, si sono trovati in evidente difficoltà sia nella gestione che nella costruzione del gioco, proprio perché bloccati dall’Empoli nelle loro caratteristiche principali. E questa è una virtù tipica delle squadre forti: saper pensare a se stesso, costruendo la propria identità e il proprio gioco, ma al tempo stesso mantenere quella “mentalità provinciale” che per una realtà come Empoli è fondamentale. Riconoscere che l’avversario può avere qualità importanti, talvolta anche superiori alle tue, e quindi saperlo limitare, arginare, talvolta quasi annullare, per poi colpire nei momenti giusti. Questo è un altro grande merito che l’Empoli porta a casa dalla gara di Cesena. E tornando al concetto di squadra e di gruppo, oggi evidente e condiviso, va sottolineato anche il modo in cui vengono gestiti i cambi e l’impatto di chi entra dalla panchina, così come la capacità di chi è chiamato a sostituire un titolare assente e non far rimpiangere chi manca. È successo ieri, ed è un processo che stiamo osservando in maniera positiva già da diverse settimane. La vittoria di Cesena è quindi da portare a casa con grande gioia, perché la sensazione è sempre più forte: questa squadra ha davvero le carte in regola per fare bene, per divertirsi e per far divertire.

Dal punto di vista individuale, onestamente, tutti hanno disputato una partita di livello. È chiaro che non tutte le prestazioni siano state perfettamente allineate, ma nel complesso la prova della squadra, anche guardando il contributo di ogni singolo, è da esaltare. Volendo però segnalare anche qualche nota meno positiva, che fa parte della bellezza del calcio e della crescita mentale dei giocatori, possiamo citare Ilie. Il rumeno non ha giocato un buon primo tempo ed è probabilmente l’unico che all’intervallo non avrebbe meritato la sufficienza. Tra di noi si ragionava, pur senza fare gli allenatori, che una sostituzione nell’intervallo potesse anche essere una scelta comprensibile. E invece, appena è arrivata la palla giusta, Ilie l’ha trasformata nel gol che ha regalato agli azzurri tre punti pesantissimi. Questo racconta molto del calcio e della forza mentale di un giocatore. Un’altra nota leggermente meno positiva riguarda Stiven Shpendi, che immaginiamo abbia sentito molto la partita per tanti motivi, non ultimo quello di affrontare per la prima volta il gemello. L’albanese si muove tanto, mette impegno, sudore e volontà, ma deve iniziare a essere più cinico e preciso. I numeri e le qualità non gli mancano per migliorare ulteriormente il suo score e, soprattutto, per compiere un ulteriore step di crescita personale come attaccante. Tra le prestazioni da esaltare in maniera particolare c’è senza dubbio quella di Andrea Ghion, che per sua stessa ammissione nel dopogara ha disputato la miglior partita da quando è a Empoli. Alla vigilia non sembrava scontato un suo impiego dal primo minuto, invece Dionisi lo ha scelto e lui ha ripagato la fiducia. Oltre all’assist decisivo, Ghion ha mostrato grande qualità in entrambe le fasi, risultando un elemento cardine dell’equilibrio della squadra. Di Fulignati abbiamo già detto tutto e ormai rischia di diventare quasi banale sottolineare quanto sia determinante, così come di Lovato, che per questa categoria rappresenta un valore davvero importante: basta guardarlo giocare per percepire la sicurezza che trasmette. A nostro avviso, straordinaria anche la gara di Obaretin, sempre concentrato fino all’ultimo pallone e protagonista, nel finale, di una chiusura fondamentale che avrebbe potuto costarci carissima. Elia ha disputato un’altra partita da giocatore consapevole che la Serie B può stargli stretta: palla al piede è stato costantemente pericoloso, ma ha anche messo in campo una grande abnegazione quando c’era da difendere. E, in realtà, andrebbero citati tutti, perché ieri l’Empoli ha fatto esattamente quello che doveva fare: farlo bene, con la testa giusta, con tranquillità e maturità. Una piccola tirata d’orecchie, in maniera simpatica, la riserviamo a Carboni, che nel finale, con una scelta un po’ egoistica, ha buttato via una palla che ha permesso al Cesena di avere un’azione successiva. Per fortuna non concretizzata, ma che ha regalato agli avversari qualche minuto di pressione in più, quando una gestione più lucida avrebbe potuto congelare definitivamente la partita. E infine un bravo anche a Marco Nasti. Non ha segnato, non è stato particolarmente pericoloso in zona gol, ma la sua è stata la classica partita da centravanti utile alla squadra: tanto lavoro sporco, disponibilità al sacrificio, presenza fisica e contributo costante in fase di non possesso. Prestazioni che spesso non finiscono nei titoli, ma che per una squadra come l’Empoli sono semplicemente fondamentali. Abbiamo detto diverse volte che ha questa squadra manca un leader carismatico in campo, e forse questo anche oggi non c’è. Però questa squadra, questo gruppo, un leader lo sta trovando in Alessio Dionisi. Al di là dei giudizi che qualcuno può aver espresso al suo arrivo, legittimi, siamo di fronte ad un allenatore molto bravo che ha saputo cambiare l’identità caratteriale di questa squadra. Un lavoro certosino con alcuni passaggi a vuoto dove lui per primo ha dovuto stringere i denti, ma se l’Empoli oggi offre le prestazioni che offre, immenso merito va a lui. Ieri bravo su tutti i fronti: preparazione, gestione, disamina! Avanti cosi…

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