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GIUSI MALATO: “Catania l’ho sempre portata addosso. E’ un amore vero”

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Giusi Malato, campionessa catanese e attuale presidentessa della Rari Nantes Jonica, sottolinea via social tutto il proprio amore sin da bambina per i colori rossazzurri. Queste le sue parole cariche di passione per la città dell’Elefante ed il Catania:

Rossazzurro
La porto dentro,
nel corpo, nella memoria,
nello sguardo di una donna
che ama senza difese.
Rosso come il fuoco che scalda,
azzurro come il mare che accoglie.
Sono i miei colori.
Rossazzurro,
come una pelle che non si cambia,
come un nome a cui rispondo
senza pensarci.
Da bambina era il cielo sopra la testa
e l’acqua davanti agli occhi.
Da adulta è diventata lava,
fuoco che resta
anche quando brucia.
Il mio essere tifosa
non è mai stato soltanto rumore.
È stato riconoscermi in una forma,
sapere che quella maglia
raccontava la mia città
meglio di qualunque parola.
Io mi sono sentita u Liotru
senza ruggire:
ferma, resistente,
con il peso della storia sulle spalle
e lo sguardo fiero rivolto avanti.
C’è chi dice che, se pensa a me,
pensa a Catania.
Io sorrido, perché è vero!
Catania l’ho sempre portata addosso
come un profumo che non va via:
nell’accento che mi tradisce,
nelle parole sporche d’affetto,
in una sciarpa legata piano al collo,
in un coro sussurrato
prima ancora che cantato.
Il Catania, per me,
è lo stadio.
Non un luogo fisico,
ma un sentire.
È il posto dove non serve spiegarsi,
dove ci si riconosce
senza parlarsi.
Ogni ingresso allo stadio
riporta le stesse sensazioni:
l’odore dell’erba bagnata,
il fumo che punge gli occhi,
le voci che si intrecciano
come mani che cercano
altre mani.
Era il millenovecentottantadue.
S7 Catania.
La Serie A che faceva sognare.
Avevo undici anni
e non lo sapevo ancora,
ma stavo scegliendo
una parte di me
che non mi avrebbe più lasciata.
Sono cresciuta in Curva Nord.
Abbonata, presente, fedele.
Ho seguito la squadra lontano da casa,
condividendo strade,
attese,
silenzi.
Io ero lì,
nel punto dove gli anelli si incontrano,
da dove parte lo striscione,
da dove si tiene la storia per mano
senza stringerla troppo,
per non farle male.
La sciarpa che porto al collo
non è un simbolo:
è una carezza,
un nodo che tiene insieme
cuore e città.
E quando la curva canta
io non grido:
mi lascio attraversare.
Catania è la squadra che amo.
Per sempre io la seguirò.
Come si segue un amore vero:
senza promesse,
senza condizioni,
restando”.

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