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ESCLUSIVA – Greco: “Palermo 0-2 Catania, chi se lo scorda? Massimino mi chiamava ‘Ingegnere’. Si sente il peso della maglia rossazzurra…”

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Il Catania lo acquistò nel 1992 dopo avere militato tra le file del Cagliari, contribuendo alla promozione in A dei sardi. Da calciatore ha interpretato il ruolo di centrocampista. Oggi allena il Lanusei, in D. Abbiamo avuto il piacere di contattare Alfonso Greco, cresciuto calcisticamente nella Lazio, intervenuto ai nostri microfoni in quanto doppio ex della sfida Catania-Turris. Alle pendici dell’Etna disputò la stagione 1992-93 in Serie C1, con Mister Salvo Bianchetti in panchina, rivelandosi una pedina importante nello scacchiere tattico rossazzurro; alla Turris, invece, sempre in C1 (1994/95) Greco visse l’amarezza di uscire sconfitto dai Play Out.

Catania e Turris in campo domenica. Iniziamo da un tuo commento sull’esperienza vissuta con le due squadre…
“A Catania sono stato bene. Eravamo una buona squadra, forse avremmo potuto fare di più. Il ricordo più bello dell’esperienza catanese non può che essere la vittoria di Palermo per 2-0. E chi se la scorda? Fu proprio una bellissima giornata. Ci tenevamo a dare una grande soddisfazione ai nostri tifosi sul campo di una rivale storica che, poi, vinse il campionato. Palermo-Catania è sempre stato un derby molto sentito in Sicilia. Ci allenava Mister Bianchetti, che in seguito mi portò alla SPAL. L’esperienza di Torre del Greco invece non fu bellissima. Perdemmo gli spareggi per non retrocedere, arrivai alla Turris dopo avere indossato la maglia rossazzurra. Ma ebbi un problema con il Catania…”.

Quale problema?
“Conclusa all’ottavo posto la stagione 1992-93, la società ripartì dal calcio dilettantistico ed io feci i conti con problemi contrattuali che mi costrinsero a rimanere fermo un anno. Fui un pò prigioniero dei regolamenti di allora, al tempo stesso Massimino voleva che io rimanessi malgrado qualche richiesta anche dalla Serie B. Gli chiesi di lasciarmi andare, si verificarono dei problemi. A parte questa situazione, Massimino era un personaggio stupendo, particolare, molto attaccato ai colori del Catania. Mi chiamava ‘Ingegnere’. Non esistono più Presidenti così nel calcio. C’erano anche momenti non facili da gestire con lui eh (ride, ndr) ma è stato un personaggio che ha fatto la storia del Catania”.

Cosa mancò al Catania per fare di più quell’anno con Bianchetti in panchina?
“Era stato allestito un organico di livello, composto da tanti buoni giocatori. C’era più organizzazione sul piano societario con il ritorno di Massimino. Il rendimento di noi giocatori nel complesso poteva essere migliore. Fermo restando che abbiamo comunque fatto bene secondo me, in un campionato in cui militavano grandi squadre come Palermo, Perugia e altre. Parliamo di un campionato vero, difficilissimo. Non c’è paragone con la Serie C di oggi. Adesso è subentrato il discorso del minutaggio dei giovani. Noi in D abbiamo l’obbligo di fare giocare i giovani e già questo concetto di obbligo stride un pò con quello di sport, perchè poi spesso questi ragazzi li fai illudere e finiscono per perdersi strada facendo”.

Attualità. Quante insidie nasconde Catania-Turris per i rossazzurri?
“Non conosco adesso, in maniera approfondita, la rosa delle due squadre. Il Catania occupa una posizione di metà classifica con qualche gara in meno, la Turris è partita forte. Anche Torre del Greco è una piazza passionale. E poi la Turris sta vivendo l’entusiasmo della neo-promossa. Già l’anno scorso in D aveva una bella squadra composta da diversi calciatori di categoria. Il Catania potrebbe avvertire la pressione di vincere a tutti i costi, aspetto che può giocare a favore della Turris la quale, in questo momento, è trascinata dall’entusiasmo delle vittorie. Poi sono sempre i valori espressi dal campo a fare la differenza. E l’organizzazione è fondamentale, sia in fase di possesso che di non possesso”.

Come procede l’esperienza sulla panchina del Lanusei?
“Da quest’anno alleno in un ambiente dove si può lavorare bene. Meritavamo di avere qualche punto in più in classifica per le prestazioni offerte. L’ultima partita giocata ci ha visti ottenere un successo importante fuori casa. Poi purtroppo ci siamo dovuti fermare a causa del problema Covid. Abbiamo anche avuto una decina di positivi, piano piano stiamo tornando alla normalità. Al momento occupiamo una zona di medio-bassa classifica ma il nostro obiettivo è quello di ottenere una salvezza tranquilla”.

A proposito di calcio professionistico, come vedi lo scenario attuale in Serie C?
“E’ un campionato sempre molto incerto, in bilico. Bastano alcuni risultati positivi e ti ritrovi a lottare in zona Play Off, perdi qualche partita e piombi giù. E’ un torneo molto difficile. Ai miei tempi il girone C era sempre il più complicato per via del fattore ambientale soprattutto. Adesso però con gli stadi chiusi al pubblico la situazione è un pò diversa. Un club come il Catania, ad esempio, non ha a disposizione quello che sarebbe stato un valore aggiunto. A Catania il calore dei tifosi si è sempre fattore sentire in una piazza in cui, peraltro, c’è molta pressione e quindi diventa fondamentale avere in rosa giocatori che sopportino il peso della maglia”.

Quando ti vedremo allenare tra i professionisti, Alfonso?
“Non lo so. Io alleno già da una decina d’anni. Ho maturato esperienza non soltanto in D ma anche a Malta e a livello di settore giovanile. La gavetta c’è, l’ho fatta. Dovrebbe avere un valore ma nel calcio esistono discorsi di contatti e di rapporti, più che di meritocrazia. Diciamo che bisogna essere bravi anche fuori dal campo (ride, ndr). Personalmente faccio quello che mi piace, do il massimo. Chissà se allenerò tra i professionisti un giorno, mai dire mai. Un pò di ambizione serve sempre”.

Si ringraziano l’ufficio stampa dell’A.S.D. Lanusei Calcio e Alfonso Greco per la gentile concessione dell’intervista

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