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Udine, pronto soccorso ancora in affanno e terapie intensive sempre piene. Si abbassa l’età, meno ottantenni

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UDINE. Dai bollettini che ogni giorno l’ospedale redige, per tirare le somme sul continuo afflusso di pazienti in pronto soccorso, spunta finalmente una buona notizia: il numero degli ultraottantenni è cominciato a calare. I vaccini, quei pochi finora arrivati e somministrati, stanno producendo l’effetto desiderato.

E questo vale, ovviamente, anche per il personale sanitario, a sua volta sempre più schermato dal rischio contagi. Lo spazio delle buone novelle, tuttavia, finisce qui, perché per tutti gli altri, sospesi nell’attesa di un carico di dosi sufficiente a garantire una copertura quanto più estesa possibile, la paura di ritrovarsi positivi dall’oggi al domani è quella di sempre.

Bambini e adolescenti compresi, specie da quando a preoccupare ci si è messa anche la variante inglese.

«Ora arrivano soprattutto persone appartenenti alla fascia d’età dei sessanta e dei settant’anni», dice il direttore del pronto soccorso del “Santa Maria della Misericordia”, Mario Calci, confermando anche per domenica 7 marzo l’impennata di ingressi registrata negli ultimi giorni.

Un’emergenza nell’emergenza che, sabato 6, ha convinto il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, a disporre la sospensione di una serie di attività in tutti i presidi ospedalieri dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale.

Il provvedimento, in vigore da lunedì 8, è stato pensato per liberare un’ulteriore quota di posti letto da destinare ai pazienti Covid. E per evitare così di dover dirottare ancora i malati in sovrannumero alle strutture di fuori provincia, come avvenuto già la settimana scorsa, quando è stata chiesta ospitalità al “Santa Maria degli Angeli” di Pordenone.

A fermarsi da lunedì mattina saranno le attività programmate in ortopedia (con contestuale mantenimento dell’attività traumatologica) negli ospedali di Udine, Tolmezzo e Latisana, la chirurgia a San Daniele e l’oculistica a Palmanova.

«Anche domenica hanno continuato ad arrivare nuovi positivi – continua Calci – ed è stato necessario accoglierli e gestirli in pronto soccorso, in attesa dei posti letto che l’azienda sta predisponendo. Ci sono anche casi che necessitano di ventilazione e che a loro volta tratteniamo nei nostri spazi finché non arrivano indicazioni sul ricovero. È una situazione molto difficile, ma contiamo su operatori esperti e preparati».



Una corsa a ostacoli quotidiana come quella che conoscono bene anche i colleghi delle terapie intensive. Dove il fine settimana è trascorso senza criticità aggiuntive.

«Siamo sempre pieni, ma stiamo tenendo abbastanza bene, anche perché, quando serve, utilizziamo i posti intensivi approntati dalla Regione e spostiamo alcuni pazienti pure a Trieste – spiega il direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione, Amato De Monte –. Negli ultimi due giorni, alcuni malati si sono negativizzati, altri sono stati spostati in semi intensiva e altri trasferiti a Palmanova. Lo scorso weekend era andata peggio». —

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