Inizio dal pony e non smetto più: è il magic moment dell’equitazione veneta
TREVISO. Ancora il Covid. Sì, ancora lui. Chiuse le palestre, congelati gli sport di contatto. Fiumi di inchiostro per raccontare il disastro del biennio di pandemia sui più piccoli: scuola, relazioni interrotte, socialità in frantumi.
Un raggio di sole nella nebbia più cupa però è apparso. Ha lo sguardo dolce, portamento fiero e una criniera da abbracciare. Durante la pandemia tanti, tantissimi bambini, rimasti orfani degli sport più tradizionali, si sono avvicinati al mondo dell’equitazione. E non l’hanno più lasciato più.
Un esempio? Al Centro equestre Fontane, alle porte di Treviso, i bambini sui pony, in due anni, sono quintuplicati. Erano una decina, ora sono più di cinquanta. Un manipolo di cuccioli con cap calato sulla fronte alle prese con l’ABC dell’equitazione, «ma prima di tutto imparano a relazionarsi con pony, a prendersi cura dell’animale», spiega Eva De Pieri, istruttrice federale. Con le sue collaboratrici gestisce i corsi di “Inizio dal pony”, ma poi c’è anche il volteggio e il teatro equestre. Ecco, se si pensa al cavallo si immagina l’ostacolo, ma è a dir poco riduttivo.
«A partire dai tre anni offriamo un’attività ludico ricreativa che si sviluppa su più piani, dalla psicomotricità alla cura, al gioco. Tutto a partire dal rispetto reciproco».
Ed eccoli i più piccoli che collaborano con i loro compagni e con la squadra dei pony (con Mafalda e Fabiola in prima fila), sempre sotto lo sguardo tanto amorevole quanto vigili delle insegnanti.
E restano? «I numeri sono in aumento costante», continua De Pieri, « a testimonianza che l’interesse continua ad aumentare».
Conferma il dato in forte crescita Clara Campese (presidente di Fise Veneto): «È recente uno studio del Politecnico di Torino che inserisce l’equitazione tra gli sport a rischio zero riguardo ai contagi Covid. E devo dire che è proprio vero che in molti, soprattutto bambini, si sono avvicinati agli sport equestri proprio a causa della pandemia. I tesserati in Italia sono passati da 130 mila a 170 mila. Ma la cosa bella è che in pochissimi hanno lasciato. Hanno scoperto quanto è bello - prima di tutto - rapportarsi con l’animale».
Ma Campese aggiunge un altro aspetto fondamentale: «Gli psicologi che ci affiancano hanno notato come la pandemia abbia cambiato i ragazzi, tra scatti d’ira e chiusura in se stessi. D’altro canto però proprio la capacità terapeutica del rapportarsi con il cavallo rappresenta un aiuto fondamentale per ristabilire quell’equilibrio che si è perduto».
A Villorba la squadra a quattro zampe, tra cavalli e pony, conta di undici esemplari per i soli corsi base. «Il corso Inizio dal pony dedicato alla fascia dei più piccini, ha l’obiettivo di avvicinare i bambini ai pony, già dall’età di 3 anni e mezzo, attraverso il gioco e la cura dell’animale, per questo vengono selezionati pony molto piccoli e docili», aggiunge Elisa Grigio, del Centro equestre.
Il Centro equestre Fontane è nato nel 1984, quando il conte Alberto Ancilotto con l’amica Silvia Secco realizzarono il Centro. Dal 2014, Paolo Del Favero, istruttore di 3 livello e cavaliere professionista insegna insieme al suo team di istruttrici federali: Vittoria Dall’Antonia ed Eva De Pieri. I tesserati sono circa duecento, quasi un quarto sono bambini. E tra pochi giorni, prenderanno il via pure i centri estivi, ovviamente a tutto pony.

