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Treviso, tuffi proibiti nei laghetti delle cave. Quindici giovani finiscono a processo

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TREVISO. I bagni proibiti nei laghetti artificiali delle cave, da anni, sono in voga e qualche volta ci scappa, purtroppo, la tragedia. Gruppi di giovani che si organizzano per trovare un po’ di sollievo, nelle torride domeniche d’estate, quando non ci sono i dipendenti al lavoro.

Il gusto del proibito, visto che si tratta di proprietà private, è ancor più stimolante. Ci si esibisce soprattutto in tuffi e si organizzano pic nic in riva agli specchi d’acqua. Il tutto, naturalmente, senza norme di sicurezza o bagnino come in qualsiasi piscina o struttura pubblica. Capita, però, che qualcuno venga scoperto e denunciato per invasione di terreni.

In quindici davanti al giudice

È il caso, approdato davanti a un giudice del tribunale di Treviso, di una quindicina di giovani accusati del singolare reato di invasione di terreni per essersi introdotti, una domenica di luglio 2017, nelle cave Biasuzzi a Paese, senza alcun permesso. Per tre è scattata l’assoluzione, dopo essere riusciti a usufruire della “messa alla prova”, l’istituto che permette a chi commette reati meno gravi di estinguere il reato con lavori socialmente utili. Per tutti gli altri si profila un processo.

Assalto alla cava

Era il 23 luglio di cinque anni fa. Dieci ragazzi tra i 20 e i 25 anni, assieme a cinque minorenni tra i 15 e i 17 anni (per i quali procede la procura dei minori di Mestre), entrano nelle cave Biasuzzi di Paese, scavalcando una recinzione e tuffandosi in un laghetto artificiale. È una domenica pomeriggio. L’ideale per farsi un bagno. Ma non in un laghetto che non è stato costruito per “attività natatorie”. Da tempo la proprietà è sul chi va là perché nei mesi estivi le segnalazioni di gruppi di ragazzi che scavalcano recinzioni per fare bagni negli specchi d’acqua artificiali sono quasi all’ordine del weekend.

Il blitz dei carabinieri

Così, dopo una segnalazione interna, il 23 luglio 2017 vengono avvisati i carabinieri. Che con un rapido blitz alle cave riescono ad identificare tutti “gli invasori”, che non possono nemmeno scappare visto che la rete che hanno scavalcato diventa la loro trappola. Sono ragazzini che hanno dai 15 ai 26 anni. I carabinieri li identificano uno per uno e li denunciano per invasione di terreni (l’articolo 633 del codice penale) «perché invadevano al fine di occuparla - si legge nel capo d’accusa - la cava di ghiaia della Biasuzzi srl».

La lista degli imputati

È un mix di giovani italiani e di figli di immigrati stranieri che vengono dalla Marca e non soltanto. Ci sono Eduard G., 22 anni di Paese, Bouchaib C., 20 anni, Yassine M., 22 anni, Mustapha M. 22 anni, Federico T., 24 anni, Ronny C., 21 anni, Iliana B., 18 anni, Leonardo C., 18 anni, Simone S., 18 anni, e Giulia M., 21 anni. Nell’elenco degli imputati sono rappresentati numerosi comuni della provincia di Treviso, da Castelfranco a San Vendemiano, da Montebelluna a Riese, solo per citarne alcuni.

Il processo

Per tutti questi ragazzi, nei mesi scorsi è arrivato un decreto penale di condanna da 1.177 euro di multa ciascuno, di cui 1.125 euro in sostituzione di 15 giorni di reclusione. Decreto cui tutti si sono opposti. Ma per tre di loro, il giudice Angelo Mascolo ha dichiarato estinto per essere stati ammessi alla Messa alla prova, conclusa con successo. Si tratta di Eduard G. (assistito dall’avvocato Luigi Torrisi) che ha svolto per un periodo di 4 mesi opera di volontariato presso il canile di Ponzano, e Bouchaib C. eYassine M. che hanno invece prestato 40 ore di servizio per il servizio verde e gestione del territorio presso il loro comune di residenza.

L’opera di volontariato

Per tutti gli altri ragazzi si profila a breve un processo o altre richieste di adesione di messa alla prova, lo strumento che permette agli imputati accusati di reati minori di accedere ad un periodo di lavori di pubblica utilità per estinguere la loro pendenza con la giustizia. Certo che, alla luce anche della recente tragedia che sempre a Paese ha visto annegare qualche giorno fa un operaio trentareenne di Badoere, in uno specchio d’acqua artificiale riservato alla pesca sportiva, i controlli delle forze dell’ordine si faranno ancora più frequenti proprio per scongiurare il pericolo di nuovi drammi, a tutela della vita dei ragazzi.

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