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La triestina Elisa Cosetti, prima italiana a sfidare le grandi altezze: «I tuffi e l’adrenalina sono la mia felicità»

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La triestina Elisa Cosetti, prima italiana a sfidare le grandi altezze: «I tuffi e l’adrenalina sono la mia felicità»

TRIESTE Se c’è uno sport dove il controllo sfocia nell’ebbrezza e dalla tecnica più disciplinata si arriva all’adrenalina, questo è l’high diving. Una piattaforma arrampicata spesso su una scogliera, affacciata sul mare che 20 o 27 metri più in basso accoglie una performance che definire tuffo è riduttivo. Il campo da gioco, solitamente orizzontale negli sport più comuni, è invece verticale, quasi a disattendere le regole delle abitudini e disobbedire la routine. Per giocare con la gravità, approfittarne per volare, trascendere un mondo in cui stare con i piedi per terra non basta.

La triestina Elisa Cosetti a lezioni di volo ci è andata davvero, diventando in poco tempo la prima italiana della storia a librarsi da un’altezza di 21 metri alle finali della Red Bull Cliff Diving World Series nell’affascinante tappa pugliese di Polignano a Mare. 19 anni il 24 luglio, accantonata la palla a spicchi decide di salire sul trampolino a 8 anni, incantata da un’amica e da uno sport che si sviluppa nel verso opposto rispetto a una schiacciata a canestro. Il bello è che da quei trampolini non è mai più scesa, anzi; assieme all’Unione Sportiva Triestina Nuoto ed al suo mentore Alessandro De Rose (terzo nella tappa di Polignano che vinse nel 2017 prima di conquistare il bronzo ai mondiali di Budapest, in forza alla Trieste Tuffi) Elisa è salita sempre più in alto fino a sfiorare le altitudini delle grandi altezze.

«Ho visto Alessandro volare in mare dall’Ursus in un’esibizione a Trieste e ne sono rimasta conquistata. Ho iniziato quasi per scherzo dicendogli che volevo provare e da lì è iniziato il mio percorso» racconta la piattaformista azzurra che si definisce sportiva e solare. Come darle torto. Sa dare alle sue parole un accento sorridente, proprio di una ragazza che realizza sé stessa assieme ai suoi sogni, convincendo anche mamma Lorella che la strada intrapresa è quella giusta: «All’inizio a casa erano un po’ spaventati ma credo sia normale. Però mi hanno sempre appoggiato perché sanno che è ciò che mi rende felice. “Fallo, se lo vuoi, ma io non guardo” mi diceva mamma. Però a Polignano, in mezzo a una marea di persone c’era anche lei con tutta la mia famiglia».

L’altra parola usata per descriversi è “timida”, ma è una timidezza con riserva, appellabile: «Sono riservata e introversa ma negli sport mi trasformo, se ci fosse la possibilità di tuffarsi da una mongolfiera in volo non direi di no». È l’esatta dinamica del tuffo: c’è la passerella, dove la concentrazione è tutto, cui segue l’avventura estrema del salto, in cui non manca l’assoluto controllo del movimento in ogni metro di discesa, per completare un percorso acrobatico con stile ed eleganza. Un picco di emozioni contrastanti che convivono nella bellezza di un gesto che incanta e lascia a bocca aperta: «C’è l’emozione della piattaforma in cui percepisco l’energia, ma anche la paura; e poi c’è il momento del barani (il gesto tecnico eseguito un attimo prima di entrare in acqua, per entrare di piedi, ndr) che è quello che preferisco perché vedi l’acqua avvicinarsi e senti l’adrenalina che sale al massimo» e in quell’aggregato di sensazioni che si ricompongono tutte insieme sott’acqua che c’è il segreto della passione di Elisa che nei programmi ha gli Europei di Roma 2022. «La Federnuoto ha intrapreso un percorso per plasmare una squadra competitiva e farò di tutto per esserci. Il mio futuro? Sicuramente voglio cercare di rimanere il più possibile in questo ambiente meraviglioso».

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