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Dalle Rive a Barcola, mare triestino invaso dalle “meduse quadrifoglio”

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Dalle Rive a Barcola, mare triestino invaso dalle “meduse quadrifoglio”

TRIESTE Piccole. Viola. E, soprattutto, urticanti. Sono le meduse notate in gran numero in questi giorni sotto costa, all’interno dei porticcioli, nel canale di Ponterosso, davanti alle Rive e a Barcola. In molti le hanno subito immortalate con il telefonino, pubblicandone le immagini sui social e chiedendone agli esperti le caratteristiche e gli eventuali rischi, in particolare per i bagnanti che hanno iniziato a frequentare in questo periodo il lungomare. Un boom di esemplari, insomma, arrivati - a quanto è dato sapere dagli esperti - sotto la spinta delle correnti e del vento. Il che però non rappresenta un fenomeno del tutto eccezionale. Un fenomeno destinato peraltro a esaurirsi, probabilmente, in pochi giorni. Ma nel frattempo meglio prestare attenzione, soprattutto se si opta per un tuffo o una nuotata. Il contatto dei tentacoli con la pelle può causare infatti fastidiose irritazioni.

Migliaia di meduse nelle acque davanti alle Rive a Triestefoto da Quotidiani localiQuotidiani locali

«Si tratta della “Aurelia Aurita” – spiega Maurizio Spoto, direttore dell’Area marina protetta di Miramare – e diversi esemplari di questa specie sono presenti in questa fase anche a Grignano. È conosciuta anche come “medusa quadrifoglio”, perché ha quattro cerchi sulla parte dell’ombrello, che corrispondono alla maturazione delle gonadi. Ci sono sia individui maturi che altri in formazione. Con il vento dei giorni scorsi sono state spinte nei porticcioli o nel canale, dove rimangono prigioniere. Poi, magari con le maree, torneranno a breve al largo. Non si tratta comunque di un fenomeno irripetibile: in questo periodo può capitare. Non vanno certo toccate perché sono urticanti, possono causare dermatiti, ma c’è pure un aspetto positivo. Sono un cibo ghiotto per le tartarughe del golfo, quindi sono un ottimo nutrimento. Spesso, purtroppo, essendo trasparenti, le tartarughe le scambiano con i sacchetti di nylon, rimanendone soffocate. Ciò ci deve far riflettere, in particolare quando si adottano comportamenti sbagliati, che mettono a rischio il nostro mare e la natura in generale». E sull’argomento Spoto rivolge un accorato appello ai triestini: «Vedo spesso in questi giorni mucchi di bicchieri di plastica, sacchetti e guanti gettati a terra, soprattutto nella zona di piazza Venezia e via Torino e anche sul molo Audace. Risultato, probabilmente, della movida. Ricordo a tutti che basta una folata di vento e finiscono in acqua. Auspico ci siano interventi mirati di pulizia, ma l’invito è anzitutto a essere più educati e rispettosi, gettando i rifiuti negli appositi contenitori. Sempre. Perché possono venir ingeriti da tanti animali che popolano il nostro golfo. E le conseguenze sono immediate, anche per noi, perché la plastica finisce, e già sta accadendo, nella catena alimentare. E, quindi, nei nostri piatti».—


 

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