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Mondiali militari e virus, scoppia un caso: allarme tra gli atleti friulani

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Mondiali militari e virus, scoppia un caso: allarme tra gli atleti friulani

UDINE. Il Covid-19 potrebbe aver assestato i suoi primi attacchi all’umanità su una pedana di scherma o in una pista di atletica. E ben prima dello scorso dicembre, come invece (e ufficialmente) affermato dalla Cina. Il dubbio, stavolta, non arriva dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (che ha più volte sostenuto come il virus sia uscito da un laboratorio di Wuhan, accusando Pechino di aver taciuto a lungo sul pericolo planetario), ma dalle dichiarazioni di un veterano azzurro della scherma: il 37enne Matteo Tagliariol.

Le parole dello spadista trevigiano, infatti, riportano indietro l’orologio della pandemia fino a fine ottobre 2019. Più precisamente ai Giochi mondiali militari, la rassegna sportiva capace di portare qualcosa come 10 mila atleti (provenienti da oltre 120 Paesi) a Wuhan: l’evento (27 discipline) si era svolto dal 18 al 27 ottobre, proprio nel capoluogo dell’Hubei dove è stato accertato il primo focolaio del Covid-19.

«Ci siamo ammalati tutti - ha ricordato quei giorni Tagliariol -, sei su sei nell’appartamento dove stavamo e moltissimi anche di altre delegazioni. Tanto che al presidio medico avevano quasi finito le scorte di medicine. Ho avuto febbre e tosse per tre settimane - ha aggiunto - e gli antibiotici non hanno fatto niente. Poi è toccato a mio figlio e alla mia compagna. Non sono un medico, ma i sintomi sembravano quelli del Covid-19».

La testimonianza di Tagliariol (che ieri sera ha parzialmente ritrattato affermando di non essersi «mai sottoposto al tampone») è arrivata a ruota di quelle, analoghe, di alcuni atleti francesi.

Apriti cielo. Poche parole sufficienti ad aprire un caso dalle proporzioni potenzialmente incalcolabili e a rialimentare i sospetti su una presenza del virus ben prima di quella ufficializzata da Pechino, nonostante le pronte smentite dello stesso ministero della Difesa francese: «Non ci sono stati casi assimilabili al Covid-19 nè durante i Giochi nè al ritorno dalla Cina».

A smentire Tagliariol sono invece arrivate, a sorpresa, le dichiarazioni di un altro azzurro della scherma, il fiorettista Valerio Aspromonte, anche lui in gara a Wuhan: «Non mi sono ammalato, non ho avuto né febbre né tosse. E delle persone che mi stanno vicino nessuna è stata male - ha spiegato il 33enne romano delle Fiamme Gialle- . Ho trascorso 11 giorni nel villaggio degli atleti di Wuhan, ho frequentato la mensa, la sala giochi, anche il parrucchiere. A livello organizzativo e sotto l’aspetto igienico-sanitario era tutto perfetto, controllato. Non ho notato alcun atleta moribondo».

Tanto è bastato, comunque, per far scattare l’allarme tra i componenti di quella spedizione italiana (circa 200 persone tra atleti e staff) e tra gli stessi Corpi militari, alcuni dei quali hanno immediatamente invitato i propri tesserati a non rilasciare dichiarazioni individuali in merito.

Tra quegli atleti c’erano anche il triestino Gabriele Auber (che in Cina ha conquistato un bronzo nei tuffi) e la friulana Michela Battiston.

La 22enne di Malisana (Torviscosa), della Gemina Scherma di San Giorgio di Nogaro, si era classificata al 12° posto nell’individuale di sciabola femminile. Anche lei tesserata per lo stesso gruppo sportivo di Tagliariol (Aeronautica), non ha voluto - potuto - rilasciare dichiarazioni sull’accaduto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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